Alla mano servono più specialisti

29 giugno 2005

Alla mano servono più specialisti



Alcune situazioni sono per forza di cose più legate a un certo territorio, ma rappresentano comunque un caso di interesse nazionale. La descrizione calza perfettamente al fenomeno degli incidenti sul lavoro che coinvolgono gli arti superiori. La massima concentrazione di questi incidenti si ha in Lombardia con oltre 158000 casi l'anno. Poco meno del 17% del dato complessivo nazionale. L'area della Brianza, a sua volta, dà un contributo importante a questo dato. E non deve stupire: è qui che hanno sede un grandissimo numero di aziende medie, piccole, grandi che si occupano della lavorazione del legno, e delle macchine utensili per queste lavorazioni, e altrettante aziende che si occupano della lavorazione degli insaccati. Una sega elettrica, un'impastatrice, sono purtroppo un sistema molto efficiente per perdere le dita o peggio. A volte amputazioni, a volte schiacciamenti. "Sono incidenti che possono capitare pur rispettando tutte le norme antinfortunistiche" spiega il dottor Luca Rovati, presidente di Una mano per la Brianza. "Paradossalmente il momento meno drammatico è proprio quello dell'incidente. L'infortunio e le sue conseguenze diventano drammatiche successivamente, quando i tempi della riabilitazione si allungano, l'uso della mano diviene problematico e, spesso, si è costretti a cambiare lavoro". Se si considera che spesso l'infortunato può essere il titolare dell'azienda, è chiaro il quadro delle conseguenze anche economiche di queste lesioni, e non solo per la persona colpita, ma anche per chi dipende da lui.

Aspettando l'ambulanza
Ed è qui che si pone l'azione dell'associazione presieduta da Rovati. Operare perché si diffonda la corretta cultura del primo soccorso in caso di infortunio agli arti superiori, che cosa fare e che cosa non fare. Dettagli importantissimi, spesso sconosciuti, come l'importanza di conservare il dito amputato in un contenitore sterile. Insomma, tutto quello che c'è da sapere fino a quando arriva l'ambulanza. Per questa opera di educazione al soccorso l'associazione ha predisposto una serie di iniziative (a cominciare da materiale informativo da distribuire nelle aziende). La consulenza scientifica della campagna, battezzata "Via le mani da lì" è affidata al professor Marco Lanzetta, direttore del Centro di chirurgia della mano, microchirurgia ricostruttiva e trapianti di Arto dell'Ospedale San Gerardo di Monza. Sì, perché se la Brianza ha il primato degli infortuni agli arti superiori, può almeno contare sul fatto che l'équipe di Marco Lanzetta è una struttura d'eccellenza, come prova il fatto che il Registro mondiale dei trapianti della mano sia tenuto proprio al San Gerardo. Ed è a questo proposito che la prospettiva dell'azione di Una mano per la Brianza, e delle altre realtà locali interessate, si allarga. "In prospettiva si dovrà fare in modo che le competenze che abbiamo sviluppato qui possano essere trasmesse, bisogna creare una scuola per disseminare nel paese, ma anche all'estero, chirurghi preparati" ha spiegato il professore Lanzetta. Ma per fare questo non basta lo sforzo dell'Università, occorre che questo genere di formazione superspecialistica, assuma la forma delle fellowship da tempo in uso all'estero, con finanziamento misto statale e privato. "Oggi sono molto pochi i casi per i quali non si può intervenire. E comunque, anche quando non c'è soluzione, bisogna che ci sia un chirurgo esperto in grado di comunicarlo al paziente, per interrompere una ricerca inutile e pensare a ricostruire la propria vita in altro modo". Marco Lanzetta non fornisce cifre, ma il concetto è chiaro: raramente la chirurgia è impotente, posto che chi la esercita sia adeguatamente formato. La sfida è quella.

Maurizio Imperiali

Fonti
Conferenza stampa. Campagna "Via le mani da lì". Monza 23 giugno 2005



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