Camici bianchi bruciati

29 aprile 2005

Camici bianchi bruciati



La sicurezza sul lavoro, intesa in senso stretto, sta senz'altro migliorando, anche se il numero degli incidenti mantiene uno zoccolo duro, e l'esposizione a lavorazioni e sostanze pericolose non è certo scomparsa. Anzi, per effetto della maggiore presenza di lavoratori clandestini, non sindacalizzati e che sfuggono a controlli e ispezioni, non è detto che in realtà la situazione possa anche essere peggiore. Ma c'è in compenso un altro aspetto della patologia da lavoro in crescita costante e nessuno ormai lo nasconde. Si tratta di disturbi psicologici, dal burn-out alla depressione dovuta al mobbing. In questo universo, poi, si segnalano categorie più esposte tra le quali vi sono, inaspettatamente per molti, medici, infermieri e personale addetto all'assistenza. Nel caso del burn-out o della cosiddetta occupational fatigue per queste categorie le motivazioni le spiega ottimamente uno studio argentino. Questi operatori, infatti, sono i primi a venire a contatto con gli effetti delle crisi economiche: restrizione di risorse, eccessiva flessibilità del lavoro e via di questo passo.

Pericolose compensazioni
L'effetto è che i pazienti, gli assistiti, riversano il loro carico di frustrazione e dolore sugli operatori i quali, a loro volta, possono sentirsi impotenti ad agire e provare frustrazione. Un ambiente frustrato, poi, può ovviamente incoraggiare fenomeni di rivalità, di esclusione di questo o quel collega: insomma le dinamiche di gruppo presenti in qualsiasi ambiente gerarchizzato. Infatti un altro studio spagnolo, che si è occupato in particolare di infermiere, ha mostrato che i due elementi più importanti del mobbing in questo settore sono l'umiliazione personale e il discredito professionale, esattamente come negli uffici. Qualche differenza c'è: mentre in linea generale l'azione mobbizzante più diffusa è fornire alla vittima informazioni discordanti, mentre in questo settore, visto che potrebbe risultare molto pericoloso, è più diffusa la pratica di esporre la vittima alle critiche del gruppo. Anche nel personale sanitario si presentano poi i consueti comportamenti compensatori: molti cercano di sopravvivere allo stress grazie al tabacco, all'alcol o agli ansiolitici ma, prima o poi, la situazione non regge. Sono quelli che in psichiatria si chiamano meccanismi di difesa disfunzionali, tra i quali rientrano anche altri fenomeni, come il progressivo distacco dal proprio lavoro.

Poche risorse, molta pressione
Sulla situazione pesa anche la costante limitazione delle risorse. Tempo fa un gruppo di oncologi medici italiani denunciò che spesso i "manager" delle strutture ospedaliere avevano la tendenza a richiamare in modo un po' troppo insistente i clinici accusati di usare terapie (più) costose. Ma non di soli oncologi si tratta. Circa un anno fa, nell'aprile 2004, nel corso del Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia (SIC), vi fu una precisa accusa del professor Alfonso Barbarisi, della II Università di Napoli : "E' sempre più crescente - ha detto - il disagio del chirurgo quale oggetto di disparate sollecitazioni, a volte vessatorie, che lo stringono tra le ineludibili responsabilità ippocratiche e un'emarginazione dalle decisioni che contano. In altre parole, il vertice amministrativo della Sanità sul territorio impone al chirurgo tempi e modi che mirano solo al contenimento della spese, nello stesso tempo, lesinano collaboratori e attrezzature tecnologiche". Un fenomeno tanto diffuso da trovare una sua "finestra" in rete: il sito www.mobbingmedici.org. Una visita può essere istruttiva per tutti, anche per chi medico non è. Se una categoria di lavoratori che ha funzioni di responsabilità verso la collettività, come i medici o gli insegnanti, vive condizioni negative, il problema è di tutti, non soltanto loro.

Maurizio Imperiali

Fonte
Fornes Vives J et al. Mobbing in nursing. A pilot study. Rev Enferm. 2004 Sep;27(9):8-10, 13-6. Wolfberg E. Social crisis and occupational fatigue among health professionals: warnings and resources Vertex. 2003 Dec-2004 Feb;14(54):268-79



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