La sicurezza non è mai troppa

20 giugno 2008

La sicurezza non è mai troppa



Le pagine dei giornali degli ultimi mesi ne sono una conferma, quello dei morti sul lavoro è un fenomeno drammatico che miete tra le tre e le quattro vittime al giorno. L'apice si è avuto con le sette vittime della Thyssen di Torino e con i cinque asfissiati nella cisterna del Truck center di Molfetta, ma la tragedia è quotidiana. E per ovviare a questa situazione dopo trent'anni si è finalmente arrivati a un Testo Unico sulla sicurezza e sulla salute sul lavoro. Forse una delle poche battaglie vinte dalla Sinistra al governo. Il nuovo testo, che porta all'archiviazione della 626, è la legge 123 con i suoi 306 articoli. Quelli più significativi riguardano nuove norme per i subappalti, a partire dall'obbligo per imprese e centrali appaltanti di redigere il piano unico di rischio di azienda o di cantiere; rafforzamento del ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; maggiori controlli e sanzioni più severe. I dati Inail relativi al 2007 parlano, in realtà, di un calo dei morti sul lavoro, 1260 contro i 1341 dell'anno precedente. Ma se anche queste stime venissero confermate dai dati definitivi, come ha commentato l'ex ministro Damiano "E' una riduzione ancora modesta rispetto agli obiettivi e a quanto ci chiede l'Unione Europea. Dobbiamo ancora impegnarci con determinazione per fare scendere sempre di più gli incidenti sul lavoro". E i numeri appena rilasciati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall'International Labour Office (Ilo) lo attestano inequivocabilmente.

I dati dell'Oms
Nel mondo, secondo i dati, il numero di vittime causate da incidenti e malattie legate al lavoro supera i due milioni di unità ed è in crescita, in particolare a causa del processo di industrializzazione di molti paesi in via di sviluppo. Ma oltre ai decessi si registrano 268 milioni di incidenti non fatali sul luogo di lavoro, con almeno tre giorni di lavoro persi. Un dato che, unito a quello delle malattie, determina una perdita di oltre il 4% del prodotto interno lordo, come conseguenza delle assenze dal lavoro. Le regioni con i più forti tassi di crescita sono la Cina e l'America Latina. Nel paese asiatico, il numero di incidenti fatali è cresciuto da 73500 del 1998 a 90500 nel 2001, mentre gli incidenti con tre o più giorni di assenza dal lavoro sono aumentati da 56 milioni a 69 milioni. In America Latina l'aumento è analogo, e la ragione sta nell'aumentato numero di persone impiegate nel settore edile. Spesso i lavoratori non hanno mai lavorato con macchine pesanti o hanno poca o nessuna esperienza con i rischi industriali come quelli legati all'elettricità. Le nazioni in rapida industrializzazione, così, sono quelle più a rischio anche perché spesso si avvalgono di operai scarsamente professionali. Come ovviare a questa situazione?

Prevenire si deve
La parola magica è sempre la stessa: prevenzione. A questo scopo Oms e Ilo collaborano sempre più strettamente e hanno istituito un network che raggruppa settanta Centri Collaborativi in tutto il mondo. "Si potrebbero ottenere conquiste in salute più significative e durature se venissero definite strategie più efficaci e programmi efficienti di prevenzione primaria. Cosa che in molti paesi (anche l'Italia? N.d.r.), semplicemente non avviene" commentano dall'Oms. I tre principali cardini dell'impegno dell'Oms per la sicurezza sul lavoro riguardano l'intervento di supporto e sviluppo delle politiche di sicurezza occupazionale e dei piani d'azione locali per realizzare una sorveglianza più stringente, la stima dell'impatto sanitario ed economico della mancata sicurezza sul lavoro e, infine la capacità di utilizzare efficacemente la rete dei centri collaborativi per raccogliere maggiori informazioni sui diversi fattori di rischio. E il settore più delicato sembra quello dell'industria edile dove accadono ogni anno 60 mila incidenti fatali, in pratica un morto ogni dieci minuti, il 17% del totale. In più le due categorie più a rischio sono i giovani (15-24 anni) e gli anziani (60 anni e oltre), proprio le due categorie destinate ad aumentare come forza lavoro negli anni a venire. Un motivo in più per cercare di prevenire. Un dovere morale oltreché politico.

Marco Malagutti

Fonti
Epicentro, Istituto Superiore di Sanità



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