Usuranti per l'anima

20 giugno 2008

Usuranti per l'anima



Lavorare stanca, corpo e anima, e nella lista delle malattie occupazionali entra anche la depressione. Non solo come malessere legato a condizioni generali di lavoro, mobbing, rapporto con i colleghi, cioè alla storia individuale del lavoratore, ma come condizione associata a un certo tipo di lavoro. I dati aggiornati, riferiti alla realtà americana, li ha diffusi il National Survey on Drug Use and Health (NSDUH), che si occupa del consumo di farmaci negli Stati Uniti e che tra il 2004 e il 2006 ha intervistato circa 100 mila persone adulte (18-64 anni) domandando, oltre allo stato occupazionale, se nelle precedenti due settimane avevano avuto episodi depressivi.

Aver cura, ma solo degli altri
Secondo il manuale di diagnostica dei disturbi mentali (DSM-IV), la depressione maggiore episodica (MDE, major depressive episode) coincide con la comparsa di umore depresso o perdita di interesse o di piacere associati ad altri sintomi funzionali che condizionano sonno, appetito, energia vitale, concentrazione e auto-immagine. Di certo, considerando il solo stato occupazionale, chi non ha lavoro o rientra nel gruppo "Altro", sono coloro che se la passano peggio quanto a pessimo umore, infatti, la percentuale di MDE in questi gruppi era la più alta 12,7% rispettivamente. Un umore migliore lo presentavano i lavoratori part-time solo il 9,3% aveva avuto episodi, ma il NSDUH si è interessato maggiormente a quel 7% di lavoratori full-time episodicamente depresso. E ha approfondito l'indagine valutando che cosa accadeva nelle singole professioni accorpate in 21 categorie più o meno ampie, definite dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti. Nell'anno precedente i lavoratori che avevano avuto MDE erano quelli impiegati nel settore della cura della persona e dei servizi, il 10,8% di badanti, colf, addetti ai mezzi di trasporto, parrucchieri, estetiste, portinai, istruttori di palestre, per citarne solo alcuni. Poco meno, 10,3%, tra gli addetti alla ristorazione, cioè cuochi camerieri e tutti i lavoratori impiegati nel settore di preparazione e vendita di cibi, inclusi bar e fast food. La categoria meno colpita dalla sintomatologia depressiva erano gli ingegneri, gli architetti e i geometri, quella dei tecnici e ricercatori in materie scientifiche, fisiche e sociali ed economiche e quella dei tecnici riparatori e installatori.

Giovani depressi e occupati
La caratterizzazione demografica ha ulteriormente definito il profilo del lavoratore full-time depresso, o comunque più a rischio di esserlo. Le donne per esempio erano le più esposte al rischio rispetto agli uomini, 10,1% contro 4,7%, e la percentuale più alta interessava le lavoratrici del settore della ristorazione, 14,8% e dell'assistenza sociale e della comunità, 13,3%. Gli uomini più in difficoltà, 6,7%, svolgevano professioni legate all'arte, al design, all'intrattenimento, allo sport e ai mezzi di comunicazione. A soffrire di più di depressione episodica sono i lavoratori più giovani,la fascia più colpita è quella tra 18 e 25 anni in cui i depressi sono l'8,9%, a seguire fino al 5,1% per quelli tra i 50 e i 64 anni. Una fascia giovanile depressa soprattutto se impiegata in professioni sanitarie tecniche o mediche.
I numeri diffusi dal rapporto del NSDUH non sembrerebbero così allarmanti ma la traduzione in cifre economiche lo diventano a sufficienza. Le compagnie americane, a causa della produttività persa, in termini di assenze e bassa motivazione dovute alla depressione, registrano ogni anno un passivo che oscilla tra i 30 e i 44 miliardi di dollari. Osservato da questo punto di vista, lo scenario non è più molto rassicurante, soprattutto per i datori di lavoro.

Simona Zazzetta

Fonti
Depression among Adults Employed Full-Time, by Occupational Category. The NSDUH Report. October 11, 2007

U.S. Department of Labor - Bureau of Labor Statistics



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