Lavoratore stressato, metabolismo disastrato

25 gennaio 2006

Lavoratore stressato, metabolismo disastrato



La sindrome metabolica è una condizione molto diffusa che triplica il rischio di patologie cardiovascolari e aumenta di circa quattro volte quello di ammalarsi di diabete di tipo 2. Il quadro clinico è caratterizzato da adiposità addominale (la pancia, per capirsi), resistenza all’insulina, dislipidemia aterogenica (elevate concentrazioni di trigliceridi e di colesterolo cattivo o LDL, bassi livelli di colesterolo buono HDL), elevata pressione arteriosa, alti valori di glicemia e insomma le classiche condizioni che precedono una trombosi.
In particolare, secondo i criteri diagnostici del National Cholesterol Educational Program, si parla di sindrome metabolica quando si è in presenza di almeno 3 di queste condizioni: giro vita maggiore o uguale a 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne, livelli di trigliceridi maggiori o uguali a 150 mg/dl, HDL <40 mg/dl negli uomini e <50 mg/dl nelle donne, pressione arteriosa >130/85 e glicemia a digiuno maggiore o uguale a 100 mg/dl.
Uno stile di vita sedentario e una dieta ipercalorica favoriscono l’insorgenza della patologia, che viene quindi definita “da benessere”, tuttavia uno studio inglese, pubblicato sul British Medical Journal, mette in relazione l’insorgenza della sindrome metabolica con situazioni di stress cronico sul posto di lavoro.

Stress, stile di vita e grado sociale
Lo studio ha seguito, per 14 anni, 10308 (tra uomini e donne) impiegati dell’amministrazione pubblica di Londra, di età compresa tra 35 e 55 anni. Mediante un questionario, sottoposto periodicamente ai partecipanti, è stato rilevato il grado di stress lavorativo percepito, basato sulla relazione tra impegno lavorativo e libertà decisionale, oltre che al grado di supporto da parte di capi e colleghi. La condizione di stress lavorativo cronico è stata assegnata nel caso in cui, durante il periodo di studio, per tre o più volte siano state riportate condizioni, e ambiente, di lavoro stressanti. È stato anche monitorato lo stile di vita condotto, in particolare si è ricercato se vi fossero atteggiamenti dannosi per la salute, come l’abitudine al fumo, scarso consumo giornaliero di frutta e verdura, elevato consumo di alcolici e mancanza di esercizio fisico. Inoltre, è stato attribuito un valore da 0 a 1 in base alla posizione socioeconomica occupata a inizio indagine.
La presenza di obesità (indice di massa corporea >30) all’inizio della studio è stata valutata come un fattore di rischio per lo sviluppo della sindrome, la cui presenza o meno è stata poi accertata mediante esami clinici periodici sulla base dei parametri del National Cholesterol Educational Program.

Uomini più vulnerabili
Alla fine del periodo di osservazione è emerso un legame significativo tra la posizione lavorativa e il rischio di sindrome metabolica: in particolare, uomini e donne che si trovavano più in basso nella scala gerarchica erano soggetti a un rischio due volte maggiore rispetto a chi si trovava al top. La stessa associazione è stata evidenziata anche per quanto riguarda lo stress lavorativo cronico, la cui presenza duplicava la probabilità di sviluppare sindrome metabolica, soprattutto negli uomini. E, sempre gli uomini, sono risultati essere più vulnerabili alla patologia, in caso di stili di vita poco salutari.
Secondo i ricercatori, comunque, sebbene uno stile di vita poco salutare incida notevolmente, è probabile che sia l’influenza sul sistema nervoso e sull’attività neuroendocrina, dovuta a prolungata esposizione a situazioni stressanti, a rendere l’organismo più sensibile al rischio di sindrome metabolica.

Ombretta Bandi


Fonte
Chandola T et al. Chronic stress at work and the metabolic syndrome: prospective study. BMJ 2006:386934353



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