Giovani vittime della strada

27 luglio 2007

Giovani vittime della strada



Nel mondo, nella fascia d'età tra 10 e 24 anni la maggiore probabilità di morire è per incidenti stradali. Su 1.200.000 decessi annui per questa causa quasi 400 mila riguardano bambini e giovani sotto i 25 anni, oltre a numeri enormi di feriti e disabili. Giustificato quindi definirla una pandemia, giovanile soprattutto: come fa un editoriale del BMJ, commentando un rapporto dell'OMS intitolato Gioventù e sicurezza stradale, reso pubblico il 23 aprile. Una data che ha segnato l'inizio della Prima settimana mondiale per la sicurezza stradale, iniziativa inedita di sensibilizzazione a tutti i livelli promossa dalla massima istituzione sanitaria con le commissioni continentali delle Nazioni Unite. "Gli incidenti sulle strade non sono fatalità, fatti inevitabili, occorre un approccio attivo di prevenzione" ha spronato Margaret Chan, direttore generale dell'Oms: a Ginevra è stata convocata anche l'Assemblea della Gioventù con delegazioni di cento paesi per trovare le chiavi per azioni congiunte.

I rischi degli "utenti deboli"
Lo scenario è, infatti, globale e non circoscritto ai paesi ricchi: anzi, la maggioranza dei giovani uccisi o feriti da veicoli si registra nei paesi a basso e medio reddito (tassi più alti in Africa e Medio Oriente), nei quali i costi correlati agli incidenti stradali totali superano gli aiuti forniti per lo sviluppo. Ma in una realtà opposta, gli USA, quelli relativi ai soli 15-20enni nel 2002 ammontavano a 41 miliardi di dollari.
I ragazzi, con i maschi tre volte più esposti delle femmine sotto i 25 anni, corrono vari tipi di rischi da traffico: come pedoni, passeggeri, ciclisti o motociclisti, guidatori d'auto (gli "utenti deboli" specie nei paesi meno ricchi); le conseguenze, quando non sono fatali, sono traumi che possono lasciare sequele fisiche e psicologiche, ripercuotersi sull'istruzione, compromettere le future capacità di guadagno, gravare in tutti i sensi sulle famiglie. Il rapporto sottolinea che bambini e teenager non sono piccoli adulti, né letteralmente per statura (a volte sono investiti perché non visti), né per percezione del rischio e attività come giocare, correre, andare a scuola, perciò richiedono più cautele: per esempio misure calma-traffico o percorsi per pedoni e ciclisti separati dalle auto. I più grandi invece sono a rischio per guida veloce, riluttanza a indossare caschi e cinture di sicurezza, consumo di alcol e magari altre sostanze, inesperienza, se non ricerca del pericolo: per i giovani si potrebbe pensare a livelli consentiti più bassi di alcol nel sangue, o a patenti ottenute con corsi più prolungati di apprendimento.

Sensibilizzarsi fin da piccoli
Le giovani vittime stradali, si rileva, sono diminuite nei paesi dove si sono incrementate misure quali riduzione dei limiti di velocità, lotta alla guida in stato d'ebbrezza, obbligo dell'uso di cinture di sicurezza, seggiolini per trasportare i più piccoli, caschi per motociclisti, oltre a miglioramento delle infrastrutture e creazione di aree sicure per i bambini. In Europa, specie occidentale, gli incidenti stradali sono diminuiti, questa resta comunque la prima causa di morte per ragazzi e giovani (oltre 30 mila nel 2005), un quarto delle vittime della strada totali; anche in Italia c'è stato un calo, ma nel 2005 sono in ogni caso deceduti per questa causa 1.636 giovani di 16-29 anni, circa il un terzo del totale, e 100 bambini da 0 a 13 anni. Diminuire questi incidenti richiede un'azione globale, senza la quale la stima è di un aumento notevole di giovani morti e feriti sulle strade. Per aumentare la sicurezza stradale si tratta di adattare urbanistica, viabilità, trasporti; di agire su leggi e regolamenti, di potenziare i controlli. Ma soprattutto di cambiare mentalità e comportamenti, e d'iniziare a sensibilizzarsi sui rischi della strada fino dalla giovane età: auspicabile per esempio, come in Italia si dice e non si fa mai, imparare i fondamenti dell'educazione stradale già a scuola.

Elettra Vecchia

Fonte
On the road: accidents that should not happen. Lancet 2007; 369: 1319.





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