Battere Montezuma

31 luglio 2008

Battere Montezuma



Si direbbe un'eredità piuttosto pesante quella lasciata dai conquistadores spagnoli che, tra il XV e il XVII secolo, portarono gran parte delle Americhe sotto il dominio coloniale spagnolo, e che, tornando in Europa, portarono con loro la vendetta di Montezuma. Il nome altisonante è stato preso in prestito dall'allora imperatore azteco che regnò dal 1502 al 1520; la vendetta è un fastidioso, e a volte pericoloso, disturbo intestinale che prende anche il nome, tra i tanti, di diarrea del viaggiatore.

Batteri opportunisti
La causa del problema non è certo l'antica maledizione ma il tutt'ora esistente Escherichia coli, enterotossigenico (ETEC). Si tratta di un batterio che, ogni anno, provoca diarrea in 27 milioni di viaggiatori che raggiungono le aree endemiche e in 210 milioni di bambini che vivono nei paesi in via di sviluppo, e il decesso di 380 mila bambini. Nella forma che colpisce gli adulti, dura quattro o cinque giorni, con in media 18 episodi diarroici accompagnati da nausea, vomito, crampi addominali, affaticamento e disidratazione. L'ETEC si trasmette attraverso cibo e bevande contaminati (con acqua inquinata dal microrganismo) colonizza l'intestino tenue e secerne o un'enterotossina labile rispetto al calore (LT) o una stabile rispetto al calore (ST) oppure entrambe, che causano la diarrea secretoria dovuta alla iperescrezione di acqua ed elettroliti da parte della mucosa intestinale. Solitamente la LT è la più comune ed è la responsabile dei due terzi dei casi.

La tossina diventa antigene
I guai dei viaggiatori, ma magari anche quelli, un po' più gravi, dei bambini del Terzo Mondo, potrebbero avere una soluzione grazie a un vaccino che ha mostrato efficacia in uno studio di recente pubblicazione. Era già stato dimostrato che l'insorgenza di un'immunità, naturalmente acquisita, contro l'enterotossina labile rispetto al calore è in grado di proteggere dagli effetti dell'infezione da ETEC. I ricercatori hanno quindi pensato di allestire un vaccino usando la LT come antigene ottimale per indurre immunità, ma troppo tossico per essere somministrato per via orale, nasale o endovenosa. La soluzione ideale era la via transdermica: il rilascio del farmaco mediante un cerotto mirato a sollecitare il sistema immunitario a livello della pelle dà una risposta sufficientemente importante da proteggere contro l'ETEC e altre forme di diarrea batterica.

Profili promettenti
L'efficacia e il profilo di sicurezza sono stati valutati in uno studio di fase II condotto su viaggiatori, che non avevano mai subito la vendetta di Montezuma, in partenza per Messico e Guatemala, aree endemiche per l'ETEC (e di origine della maledizione). A circa 60 partecipanti è stato applicato il cerotto contenente l'antigene LT, a un centinaio un placebo, a tutti è stato dato un diario per registrare gli eventi diarroici, durante un viaggio di circa 12 giorni. Il 15% dei vaccinati ha sofferto di diarrea durante il soggiorno contro il 22% del gruppo placebo, e i casi erano moderati e severi nel 5% e nel 21% rispettivamente. La percentuale dei casi in cui la diarrea era stata causata da ETEC era pressoché simile tra i due gruppi, ma le persone immunizzate con la LT avevano sofferto sintomi meno gravi e meno forti, con un numero minore di episodi diarroici e per una durata inferiore di giorni. In questa fase di studio gli autori assicurano la sicurezza e l'efficacia del vaccino ma attendono la fase III per poter garantire il vantaggio significativo del farmaco rispetto a soggetti non vaccinati. Quindi per l'estate 2008 il consiglio rimane lo stesso: massima prudenza nell'uso di acqua non bollita o non minerale.

Simona Zazzetta

Fonti
Frech SA et al. Use of a patch containing heat-labile toxin from Escherichia coli againsttravellers' diarrhoea: a phase II, randomised, double-blind, placebo-controlledfield trial. Lancet. 2008 Jun 14;371(9629):2019-25


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