Sindrome da classe economica

31 luglio 2003

Sindrome da classe economica



Quando si parla di sicurezza di volo bisogna considerare anche la salute dei passeggeri nelle condizioni normali di volo. Ogni anno, infatti, muoiono circa 1000 persone per disturbi che vanno dall'infarto del miocardio, alle crisi diabetiche, alla sindrome della classe economica, alle crisi ipertensive. Cifre addirittura paragonabili a quelle dei decessi per incidenti aerei veri e propri.

Gli inconvenienti principali
Prima di partire se si soffre di qualche disturbo, è opportuno informarsi da un medico degli eventuali rischi. È il caso di chi ha difficoltà respiratorie, un'asma bronchiale o un enfisema polmonare. L'aria all'interno degli aerei è spesso di cattiva qualità: il 50% è aspirata, pulita in filtri e poi reimmessa all'interno del velivolo mista ad aria fresca prelevata dall'esterno (può essere utile a questo proposito consultare le linee guida dell'OMS sul rapporto tra viaggi aerei e contagio della tubercolosi ). In più la cabina è pressurizzata come se si stesse in montagna, a 2.400 metri. In quelle condizioni respirare è più difficile e frequenti sono i capogiri o gli svenimenti. Ancora. Il tasso di umidità dell'aria in aereo è solo del 5 per cento, contro il 30 per cento tipico delle zone temperate della Terra. Respirare per ore aria secca infastidisce molti, che accusano, dopo un viaggio, raffreddori e infiammazioni alle vie respiratorie. Ma aumentare l'umidità in cabina vorrebbe dire rischiare la formazione di condensa che potrebbe interferire con parte della strumentazione di bordo. Insomma, la progettazione degli aerei si gioca su un margine esiguo di possibilità. Un altro aspetto rilevante riguarda gli attacchi di panico. Pare, infatti, che un italiano su tre avverta senso d'angoscia e palpitazioni che sconfinano nell'attacco di panico vero e proprio. Chi ne soffre si sente intrappolato ed ha una reazione puramente istintiva che lo porta a voler fuggire ad ogni costo. Si tratta di paure alle quali viene attribuito anche un valore economico. Negli Stati Uniti si perdono ogni anno due miliardi di dollari in biglietti non venduti a persone che dicono di no ad un volo aereo. Qualche accortezza devono prevederla anche coloro che soffrono di otite. In volo, poi, qualche disturbo può colpire il canale digerente. Questo infatti è pieno d'aria ad una pressione diversa da quella presente in cabina. Lo squilibrio tra le due pressioni può provocare dei fastidi a chi soffre d'ulcera o ha un diverticolo infiammato o una grossa ernia. Il volo può essere pericoloso anche per chi ha subito un distacco della retina, non dovrebbe salire a bordo di un aereo prima di due mesi. Sempre a proposito di occhi corre dei rischi chi ha un glaucoma, cioè soffre dell'aumento della pressione intraoculare. Infine deve prestare molta attenzione chi è stato colpito da un infarto o ha il cuore e le coronarie che fanno le bizze. Esistono però anche casi, piuttosto rari per la verità, nei quali l'aereo si può trasformare in una apparecchiatura medica. In caso di pertosse ribelle ai medicinali si può portare il paziente a fare un giro nei cieli ottenendo una cessazione degli attacchi e lo stesso accade quando si soffre di una forma lieve di asma allergica. Anche un'anemia può essere curata con brevi e frequenti voli. Si tratta comunque di benefici evidenziati più in passato e tra l'altro piuttosto costosi! 

Sindrome da classe economica
Un capitolo a parte merita la cosiddetta sindrome da classe economica, di cui è stata prima vittima accertata Emma Christoffersen, 28 anni, che dopo un volo di 20 ore dall'Australia, una volta arrivata in Inghilterra è deceduta a causa di un trombo. A lei si sono aggiunti negli ultimi mesi numerosi clienti di diverse compagnie aeree che hanno accusato disturbi simili (non sempre mortali) e per questo hanno chiesto risarcimenti. Le cause legali così si moltiplicano, insieme ai timori e alle ansie dei passeggeri. Ma di che cosa si tratta esattamente? Lo stare seduti a lungo, in uno spazio angusto, con le gambe rattrappite, rallenta la circolazione del sangue nelle vene negli arti inferiori, facilitando il formarsi di coaguli di sangue, che distaccandosi (emboli) possono arrivare al cuore e chiudere i rami dell'arteria polmonare o, quando numerosi e grandi, il suo tronco principale provocando il blocco della circolazione sanguigna e quindi la morte nel giro di ore o anche di minuti. Ma la malattia può manifestarsi, anche senza esito mortale dopo giorni o settimane. Le persone più esposte sono gli anziani, le donne in gravidanza o che fanno ricorso alla terapia estrogenica, le persone con vene varicose degli arti inferiori, quelle affette da cancro gli obesi. Ecco perché la American Airlines ha speso già 70 milioni di dollari per aumentare lo spazio per le gambe sui suoi aerei ed analoga iniziativa è stata presa dalla United Airways. La British Airways invece ha cominciato a distribuire ai suoi passeggeri che si imbarcano per voli di lunga durata un foglietto illustrativo dei rischi di trombosi e delle misure da prendere per evitarli. Fare alcuni esercizi, muoversi durante il volo, bere molta acqua sono i consigli più comuni. 
Non mancano peraltro le voci contro. Finora nella comunità scientifica internazionale nessuno è ancora riuscito a dimostrare in modo certo il collegamento tra trombosi e viaggi aerei. Ma la corsa allo studio più prestigioso è appena partita, anche perché tra le compagnie aeree esiste competizione anche sul piano delle competenze scientifiche. L'ultimo studio in ordine di tempo è stato pubblicato su Lancet, il 28 ottobre e nega categoricamente a questa sindrome persino il diritto all'esistenza. Nello studio sono stati analizzati un gran numero di soggetti, quasi ottocento, tutti individui che avevano sperimentato i medesimi sintomi ed erano stati considerati come possibili vittime di episodi trombotici, ma che a una successiva valutazione erano risultati indenni dal disturbo. In generale sono state analizzate persone maggiori di 18 anni che, nel periodo tra il mese di aprile 1997 e il gennaio 1999 erano state visitate per una sospetta trombosi venosa profonda alle gambe. Ma anche su un campione così vasto, i ricercatori non sono riusciti a stabilire alcuna associazione tra gli episodi di trombosi documentati e i viaggi. Secondo i ricercatori italiani e olandesi, quindi, si può viaggiare senza patemi d'animo. Se lo dicono loro...

Marco Malagutti


Fonti
Cruickshank JM, Gorlin R, Jennett B. Air travel and thrombotic episodes: the economy class syndrome. Lancet 1988; 2: 497-98

Roderik A Kraaijenhagen, Daniël Haverkamp, Maria M W Koopman, Paolo Prandoni, Franco Piovella, Harry R Büller, Travel and risk of venous thrombosis, Lancet; 356, 28 October 2000

Ferrari E, Chevallier T, Chapelier A, Baudouy M. Travel as a risk factor for venous thromboembolic disease: a case-control study. Chest 1999; 115: 440-44. 




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