Il piccolo viaggiatore

08 luglio 2005

Il piccolo viaggiatore



Viaggiare all'estero è diventato comune per tutti, bambini compresi. Si calcola che nel mondo si spostino ogni giorno più di un milione e mezzo di persone. Questo significa che ci si può trovare in alcune aree dove esistono rischi infettivi diversi da quelli che tipicamente si ritrovano nel luogo di abituale residenza. In particolare alcuni paesi tropicali richiedono la somministrazione di vaccini che in Italia non vengono utilizzati. Ma si può partire con i bambini per mete esotiche? E con quali precauzioni? Ne abbiamo parlato con Nicola Principi, direttore della prima Clinica Pediatrica dell'Università di Milano e uno dei "fondatori" di un apposito Centro per il Bambino Viaggiatore, da poco operativo a Milano.

Quali precauzioni
"Partire senza un'adeguata profilassi comporta il rischio che, giunti a destinazione, i bambini contraggano malattie potenzialmente molto gravi e che, al loro rientro, non siano tempestivamente curati, con conseguenze negative sull'evoluzione della malattia", afferma Principi. I genitori di un bambino che deve recarsi in Paesi "a rischio" devono prendere contatto con un centro pediatrico che si occupi di prevenzione e terapia delle malattie infettive. "I bambini - precisa Principi - richiedono specifiche forme di intervento, spesso molto diverse da quelle per gli adulti, non fosse altro per il diverso dosaggio dei farmaci da utilizzare e per la differente possibilità di impiego dei vari vaccini disponibili. Mi spiego. Non tutti i vaccini sono registrati e utilizzabili sotto una certa età. Il vaccino anti-tifo, per esempio, esiste in due forme. Il più diffuso è il vaccino orale che prevede la somministrazione di una capsula al giorno per tre-quattro giorni alterni; esiste poi un vaccino iniettivo da somministrarsi in unica dose. Ebbene il vaccino orale può essere usato solo dopo i sei anni, quello iniettivo anche dopo i due". Qual è il problema? "Mancano - risponde Principi - studi sull'efficacia e la tollerabilità e non si possono mutuare gli studi condotti sugli adulti. E' logico in questi casi evitare rischi inutili e finire per provocare un danno per prevenirne un altro. Un discorso analogo a quello del tifo vale per la febbre gialla. Il vaccino è ben tollerato dopo i 9 mesi di vita mentre può associarsi alla comparsa di encefalite prima dei quattro mesi. O ancora il colera" aggiunge Principi. "Fino a qualche anno fa esisteva un vaccino basato su cellule batteriche uccise con il fenolo, ritirato dal commercio perché assai poco efficace. Del tutto recentemente è stato commercializzato un vaccino che contiene, oltre alle cellule batteriche uccise, anche un componente della tossina colerica, vale a dire della causa principale della diarrea. Questo vaccino si è dimostrato efficace e sicuro e può essere utilizzato anche nei bambini di età superiore a due anni". La malattia che rappresenta il rischio più importante durante i viaggi verso i paesi tropicali è la malaria. E' vero? "Assolutamente sì", risponde il pediatra. "Per la malaria, però, purtroppo, non esiste ancora un vaccino efficace e sicuro. La profilassi, perciò, è farmacologica. Alcuni farmaci, normalmente utilizzati nell'adulto, non sono utilizzabili in alcune fasce di età e la scelta del prodotto da utilizzare deve basarsi su conoscenze pediatriche ben precise, onde evitare possibili effetti collaterali".

Il Centro per il Bambino Viaggiatore
Già perché nel bambino numerosi disturbi possono assumere una gravità ben maggiore che nell'adulto. Per questo risulta fondamentale riferire il piccolo viaggiatore a strutture specifiche con competenze sia pediatriche sia infettivologiche, prima e dopo il viaggio. I pediatri potranno, così, consigliare in base al paese in cui il paziente si reca, alla durata della permanenza e alla sua età, se e quali misure preventive (vaccinali e non) è necessario praticare. Serve a questo il Centro per il Bambino Viaggiatore? "Certo" dice il pediatra milanese. "Il problema è che i bambini che viaggiano non possono essere seguiti dai centri che si prendono cura degli adulti. Sono necessari pediatri con specifiche conoscenze in materia che possano consigliare i genitori nel modo migliore e ridurre al minimo il rischio di comparsa di problematiche mediche gravi". E come si fa a contattarlo? "Esiste un numero di telefono, 348-0800839, con il quale si può fissare un appuntamento. Il centro fa parte dell'Ambulatorio di Infettivologia e Immunoprofilassi della prima Clinica Pediatrica e una volta contattato si riceverà l'assistenza e la consulenza del caso. Oltretutto" aggiunge Principi "esiste un costante collegamento informatico con l'Oms con un aggiornamento costante sui vari paesi".

Marco Malagutti



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