Volo &quote;ipobarico&quote; senza rischi per le vene

28 luglio 2006

Volo "ipobarico" senza rischi per le vene



Una notizia rassicurante per i frequent fliers e per chi si appresta a voli su lunghe tratte per le vacanze: stare in aereo a quote molto elevate, in presenza di livelli di ossigeno ridotti un po' come in alta montagna, non comporta un rischio aumentato di formazione di trombi venosi, causa della più temibile eventualità di un'embolia, almeno se si è in buona salute e non si hanno specifici fattori predisponenti. L'allarme o l'allarmismo che si è creato da qualche tempo su questo argomento sembra rientrare, stando ai risultati di un meticoloso studio britannico con simulazione di volo in altitudine che "assolve" la parziale ipossia e riduzione di pressione comunque presente nella cabine pressurizzate, concludendo che non costituisce un fattore di rischio di tromboembolia venosa aggiuntivo per chi sta in aereo rispetto ad altri mezzi di trasporto: semmai è la prolungata sedentarietà a essere in causa.

Come in montagna a 1500 e più
Diversi casi e studi epidemiologici avevano indicato un collegamento tra lunghi voli e possibile sviluppo di trombi venosi, ma senza chiarire se dipendesse da fattori ambientali dell'aereo o dalla sedentarietà protratta. L'attenzione si è poi accentuata sull'ipossia ipobarica, cioè sulla carenza di ossigeno da ridotta pressione atmosferica, tenendo presente che alle quote di crociera sulle lunghe tratte i livelli di O2 all'interno degli aerei arrivano a corrispondere circa a quelli di 1500-2100 metri di altitudine, fino a 2400 metri, valore che determina una marcata riduzione della saturazione di ossigeno arterioso nelle persone sane e ancor più in quelle con malattie cardiache o polmonari. Studi su cellule in vitro avevano mostrato che l'ipossia può aumentare l'attività procoagulante e inibire la fibrinolisi; altri su individui sani e osservazioni negli scalatori himalayani che l'ipossia ipobarica può incrementare temporaneamente i marker della coagulazione. All'Università di Leicester, UK, il cardiologo William Toff e il suo team hanno quindi voluto verificare l'eventuale attivazione dell'emostasi conseguente alla permanenza in aereo ad alta quota, ricorrendo a un simulatore di volo, cioè una cabina nella quale hanno preso posto per otto ore volontari sani valutati alternativamente in condizioni di ipossia ipobarica, equivalenti a 2438 metri di altitudine, o di normossia normobarica, corrispondenti a circa 70 metri sul livello del mare. I 73 partecipanti erano suddivisi in tre gruppi, 49 soggetti da 18 a 40 anni senza fattori di rischio tromboembolico, 12 donne da 18 a 40 anni utilizzatrici di pillola contraccettiva (legata a un certo aumento di rischio), 12 individui oltre i 50 anni (il rischio dipende anche dall'età); tutti ovviamente senza precedente tromboembolia venosa o uso di anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, e studiati anche per eventuali fattori genetici predisponesti (mutazioni a carico del fattore V di Leiden e della protrombina).

Possibile interazione di fattori genetici
Nel complesso non sono emerse differenze significative tra la condizione ipobarica e quella normobarica e tra i tre gruppi in relazione all'emostasi, né per i marker di attivazione della coagulazione e di fibrinolisi, né per quelli di attivazione piastrinica ed endoteliale. Cambiamenti che si sono osservati per certi parametri durante l'esposizione normobarica erano invece probabilmente effetto della sedentarietà e per altri anche delle loro variazioni circadiane. Ciò non toglie che ci possano essere risposte individuali diverse; inoltre il rischio nello studio è apparso solo leggermente aumentato per le donne utilizzatrici di pillola e gli over 50, ma questi sottogruppi non erano abbastanza ampi per escludere l'interazione di fattori genetici con l'esposizione all'ipossia. Nelle persone sane e a basso rischio tromboembolico venoso la condizione di ipossia ipobarica alla quale si può essere sottoposti durante lunghe tratte aeree non sembra comunque aumentare il rischio. Contro gli eventuali rischi da sedentarietà in volo, peraltro, è bene alzarsi ogni tanto o eseguire quei minimi esercizi da seduti che molte compagnie ormai riportano insieme con le raccomandazioni generali per i passeggeri.

Elettra Vecchia

Fonte
William D. Toff et al. Effect of hypobaric hypoxia, simulatine conditions durino long-haul travel, on coagulation, fibrinolysis, platelet function, and endothelial activation. Jama 2006; vol 295 n.17: 2251-2261



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