Chi si preoccupa del ticket?

27 aprile 2007

Chi si preoccupa del ticket?



Negli Stati Uniti molte sono le differenze tra i cittadini: c'è chi ha una buona polizza, chi ne ha una meno buona, chi ha il fondo federale, Medicare. Ognuna con un sistema di ticket differente e, quindi, con un peso economico diretto per il cittadino più o meno forte. Oggi anche in Italia si assiste, per fortuna molto limitatamente, a un fenomeno analogo: con l'accumularsi di ticket nazionali e regionali, con iniziative di rimborso dei farmaci differenziate, qualche differenza si crea. Quindi mentre una volta era più semplice fornire linee guida uniche, sicuri che dovunque era possibile ottenere le prestazioni indicate allo stesso modo, oggi non è sempre così. A scanso di polemiche, però, è bene ricordare che in Italia esistono livelli essenziali di assistenza che devono per legge essere rispettati ovunque. Diventa però importante capire in che considerazione tengono i medici gli effetti economici delle loro prescrizioni per il paziente. Ed è questo che ha valutato uno studio che chiesto a una campione di medici se nel prescrivere farmaci, esami diagnostici o la scelta delle modalità di cura (a casa, in ospedale, in day hospital) teneva presente il fatto che al paziente poteva costare più o meno. Per l'indagine sono stati considerati sia medici di cure primarie, l'equivalente del medico di famiglia italiano, sia gli specialisti; inoltre, è stato anche considerata la modalità in cui il medico esercitava: da solo, in uno studio associato con tre colleghi, in studi più grandi. Ovviamente sono state considerate anche le caratteristiche della popolazione assistita, in particolare quanti pazienti usufruivano della copertura pubblica di Medicare.

Gli effetti delle prescrizioni
I dati, raccolti attraverso un questionario, hanno dato risultati differenziati. Quando si tratta di farmaci, il 78 per cento del campione (di oltre 6000 medici) ha detto di considerare l'aspetto ticket, mentre lo ha fatto il 51% nel caso della scelta tra curare a domicilio o con qualche forma di ricovero e solo il 40% circa al momento di scegliere test diagnostici. Le differenze qui si spiegano con la natura della prestazione stessa: per moltissimi farmaci c'è l'equivalente generico, che il medico accetta come assolutamente equivalenti a quelli di marca; il fatto, invece, che meno della metà del campione faccia analoghi ragionamenti per i test può anche dipendere dalla scarsa conoscenza dei costi delle procedure e della partecipazione alla spesa richiesta al paziente. Ma le differenze non terminano qui. Se si considera il tipo di attività del medico, si vede che sono soprattutto quelli di famiglia ad avere queste preoccupazioni: quelli che considerano il ticket sui farmaci sono più dell'85%, contro il 74% degli specialisti, mentre per gli esami diagnostici gli specialisti che pensano al prezzo che pagherà il paziente sono a malapena il 30%, rispetto al 46% dei generalisti. Differenze anche in base alle modalità di lavoro: chi esercita da solo o al massimo con un collega è più attento all'aspetto economico. I due aspetti si spiegano assieme: il medico di famiglia conosce assai meglio la situazione, anche personale, del suo assistito e la conosce ancora meglio se ha un contatto assiduo, più facile in un piccolo studio che in una grossa organizzazione in cui un giorno si a a che fare con un medico, un altro con un suo collega (cosa da tenere presente quando si parla di case della salute). Infine, ed è un dato eticamente importante, sono più propensi a valutare le implicazioni economiche i medici che svolgono anche attività non retribuita: charity, si dice in inglese, volontariato si dice in italiano. Lo studio conclude che il ticket, perché serva a ridurre la spesa sanitaria, deve essere accompagnato dalla consapevolezza del paziente ma anche e soprattutto del medico, che questi aspetti vanno considerati quando si discute la terapia. E la lezione italiana potrebbe essere che quando si va dal medico di famiglia con la richiesta specialistica di una tac, e il medico risponde che basta una radiografia, probabilmente ha ragione lui.

Maurizio Imperiali

Fonte
Hoangmai HP et al. Physician Consideration of Patients' Out-of-Pocket Costs in Making Common Clinical Decisions. Arch Intern Med. 2007;167:663-668.



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