Meno reddito meno salute

14 novembre 2007

Meno reddito meno salute



Quanto influisce l'economia sulla salute? Molto e comunque più dell'attenzione dedicata al tema da governi e decisori vari. E in modo più articolato di quanto si possa pensare. Un argomento che riguarda tutti i paesi, ma in particolare quelli occidentali potrebbero ricavare elementi utili dall'andamento del più avanzato, gli Stati Uniti che, nel bene o nel male, precorrono spesso gli altri. Un'analisi di questo genere compare sulla rivista Jama e avverte che medici e istituzioni sanitarie non sono forse consapevoli ora delle conseguenze sanitarie di tre fenomeni che attentano al benessere economico degli americani: l'aumento dei tassi di povertà, la diminuzione dei redditi e la crescita delle disparità. Apparenti paradossi in un'economia indicata in fase di boom. Interessante anche l'analisi analoga riferita alla Cina, come dire il problema dal punto di vista della massima potenza attuale e di quella che, molti pensano, lo sarà in futuro.

Conseguenze dirette e indirette
L'andamento delle malattie è influenzato da vari fattori, comportamentali (vedi il fumo), ambientali (come l'inquinamento), relativi all'accesso alle cure, e poi culturali, etnici, legati al reddito: questi ultimi, ricorda l'editoriale, sono tra i più potenti predittori dello stato di salute. Di base per il discorso, qualche elemento sulle tre tendenze in atto negli Stati Uniti. Primo punto. Il tasso di povertà diminuito negli anni Novanta ha avuto una ripresa arrivando al 12,6% nel 2005 rispetto all'11,7 del 2000; nel 2006 c'è stato un lieve calo al 12,3% ma è ulteriormente cresciuto il deficit medio di reddito. La riduzione riflette miglioramenti per gli anziani e alcune minoranze; nonostante il leggero calo per neri e ispanici tra il 2005 e il 2006, tra queste etnie il tasso di povertà resta però due-tre volte più alto che tra bianchi non ispanici (forse questo è ricollegabile al nuovo fenomeno degli immigrati messicani che preferiscono tornare nel paese d'origine). Secondo punto. I guadagni delle famiglie, a parte le più ricche, sono diminuiti: per il Federal Riserve Board il reddito medio reale (aggiustato per l'inflazione) è aumentato dell'1,6% tra 2001 e 2004, ma quello medio si è ridotto del 2,3%; esclusi i più benestanti, per gli altri questo tra il 2004 e il 2006 è sceso. Terzo punto. L'indice Gini che misura la disuguaglianza economica è aumentato del 4,4% nell'ultima decade; l'economia è cresciuta, ma la ricchezza si è concentrata in un piccolo segmento della popolazione con forti guadagni (esemplificativo il rapporto degli introiti di chief executive e impiegati passato in un trentennio da 26 a 245). Da questo quadro, l'ipotesi che la riduzione del benessere economico si "manifesterà" anni dopo come malattie più frequenti e più severe, per esempio aumento di tumori per mancati controlli diagnostici, ma anche a breve termine, per l'interruzione di terapie. I budget familiari sarebbero infatti schiacciati dai costi dell'assistenza e delle assicurazioni sanitarie. Ci sono poi meccanismi più insidiosi, per fattori nocivi più difficili da modificare per i poveri, come fumo, inattività fisica, alimentazione scorretta, che favoriscono e peggiorano malattie quali coronaropatie, diabete, cancro. Effetti ancora più dilazionati nel tempo per i bambini di oggi mal alimentati, sedentari ed esposti a inquinamento ambientale. Conseguenze indirette sono l'impossibilità di cambiare luoghi di vita (dove si comprano o mangiano cibi più sani) o lavori insalubri, scuole scarsamente educative. Agire sull'istruzione e trovare soluzioni per aumentare i redditi, oltre a espandere la capacità del sistema sanitario, può contribuire a ridurre gravità e costi delle principali patologie anche più dei progressi medici: si è calcolato che le cardiopatie tra i meno istruiti potrebbero ridursi del 40% se avessero un diploma superiore, il diabete e l'ictus del 50%. All'onda lunga di minore salute dovuta a minor benessere economico si aggiungeranno poi gli effetti del crescente invecchiamento e dei costi in aumento dei trattamenti.

E in Cina disparità e carenze governative
Nel caso della Cina, l'economia cresce del 9,6% all'anno e aumenta la disuguaglianza tra ricchi e poveri, i secondi in proporzione sono fortemente calati ma ci sono 21 milioni di indigenti assoluti; la disuguaglianza economica si riflette in quella nell'accesso alle cure. Riforme e progressi sanitari ci sono stati specie dopo il 1985 e l'OMS attesta che la popolazione vive più a lungo ed è più sana. I problemi però sono ancora molti: perché è peggiorato il divario tra popolazione in maggioranza in aree rurali e risorse sanitarie concentrate nelle città; gli investimenti governativi per la salute sono stati inadeguati nell'ultimo ventennio; anche la supervisione centrale e l'amministrazione sanitaria sono state carenti. I costi medici sono spesso superiori alle possibilità delle famiglie; metà dei residenti urbani e l'80% di quelli rurali non è coperto dalle assicurazioni sanitarie pubbliche. E gli ultra 65enni, ora 100 milioni, dal 2005 aumentano del 3,3% all'anno.

Elettra Vecchia

Fonti
Steven H. Woolf. Future Health Consequences of the Current Decline in US Household Income. JAMA 2007;298: 1931-33.

Factors Contributing to High Costs and Inequality in China's Health Care System. JAMA 2007; 298: 1928-30.



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