Investire nella salute

11 luglio 2002

Investire nella salute



Una collaborazione tra Governo, cittadini e mercato per affrontare e sostenere al meglio la spesa sanitaria dei prossimi anni: questa l'idea discussa in conferenza stampa oggi a Milano, al fine di incoraggiare un'adeguata copertura sanitaria tramite un mix di offerta pubblica, privata e volontaria. In Italia, infatti, come nel resto dei Paesi europei, la spesa sanitaria è in rapida crescita, pur se il l'Italia continua a essere al di sotto della media europea, ma è anche accompagnata da una forbice sempre maggiore tra i bisogni percepiti in materia di salute e le risorse disponibili.

Al dibattito hanno partecipato, oltre al presidente della Winterthur Italia Fabrizio Rindi, anche Girolamo Sirchia, Ministro della Salute; CarloBorsani, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia; Gianni Locatelli, Commissario straordinario dell'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori ed Elio Borgonovi, Direttore del Cergas (Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria) dell'Università Bocconi.
"Il punto chiave di una nuova interazione tra pubblico e privato" ha sottolineato Rindi "è il ridisegno di nuovi modelli di gestione, dove ci siano diversi filoni, tutti ispirati a un unico principio: l'appropriatezza dell'utilizzo delle risorse". In pratica, è bene che ci si impegni a soddisfare la richiesta di prestazioni con un indice di prevalenza che consideri le reali esigenze della persona e del territorio. "A questo scopo" continua il presidente di Winterthur Italia "l'appoggio che può dare un'assicurazione privata è di mettere a disposizione del settore pubblico le proprie competenze tecnico attuariali, manageriali e finanziarie, sulla base di esempi innovativi che all'estero hanno già trovato interessanti applicazioni".

Prospettive della Sanità Integrativa
Nei Paesi più evoluti l'onere delle prestazioni sanitarie si ripartisce fra: quota a carico del bilancio pubblico (locale o centrale), quota assicurata (presso fondi collettivi o individuali) e spesa out of pocket (di propria tasca) dei cittadini. In Italia la possibilità di realizzare un'adeguata copertura sanitaria tramite un mix di offerta pubblica, privata e volontaria non è ancora sufficientemente incoraggiata dal quadro normativo e fiscale, rimasto incompleto. E' per questo che oggi le compagnie assicurative, rispetto al passato in cui sono rimaste ai margini del mondo della sanità, si stanno attrezzando per poter affiancare l'offerta sanitaria pubblica. A fronte di una spesa sanitaria pubblica che oggi impegna circa il 6% del Pil e un investimento diretto dei cittadini, che da soli spendono poco più del 2% del Pil, il ruolo delle assicurazioni private sarà, quindi, di fare da intermediari privati per la sanità, con coperture assicurative tramite fondi, mutue, casse e assicurazioni. "Non si tratta di privatizzare la sanità" ha sottolineato il Ministro della Salute "ma di agevolare sempre più la possibilità da parte dei pazienti di ricevere una corretta assistenza sanitaria, sfruttando al meglio le risorse disponibili". I problemi dell'attuale servizio sanitario, infatti, non riguardano tanto vastità e varietà dei servizi, bensì la spesa pubblica, le liste di attesa e il comfort. In pratica, il ruolo delle aziende private potrebbe creare competizione e, nella visione del Ministro, far sì che le risorse della sanità siano allocate in modo più corretto. "Secondo l'esito del Rapporto OASI 2001, l'Osservatorio sulla funzionalità delle Aziende Sanitarie Italiane del Cergas" sostiene Elio Borgonovi "il rapporto tra finanziamenti e spesa del SSN è sempre caratterizzato da un marcato squilibrio, che ha avuto una battuta d'arresto nel periodo 1997-98". Uno delle cause principali, sembra essere "una limitata capacità di gestione strategica da parte delle aziende, soprattutto a causa di interpretazioni scorrette del concetto di aziendalizzazione, che spesso tende a negare la centralità del paziente e l'autonomia professionale, puntando a equiparare le aziende sanitarie pubbliche alle imprese". L'avvicinamento al SSN di un sistema sanitario integrativo, quindi, potrebbe favorire nuove strategie in grado di migliorare tutto il sistema sanitario.

In sintesi, ecco le attività che potranno essere gestite dagli assicuratori:
  • prodotti per le prestazioni escluse dai LEA: (qualora fosse prevista una relazione tra Fondo Sanitario Nazionale e Fondo Sanitario Integrativo di tipo aggiuntivo);
  • prodotti per la rivalutazione del rischio di inadeguatezza, per esempio assicurando il day hospital piuttosto che l'ambulatorio o, viceversa, il ricovero invece che il day hospital, lasciando al cliente la libertà di scelta della struttura pubblica o privata;
  • assicurazioni di fondi integrativi regionali;
  • assicurazioni socio-assistenziali per anziani non autosufficienti (long term care -LTC).
L'idea, pertanto, è di tentare una reale integrazione tra pubblico e privato, che possa garantire standard qualitativi in linea con le richieste dei cittadini. L'incontro di oggi, così, ha contribuito a mettere le basi per un moderno sviluppo del settore sanitario, in grado di definire con più efficacia il ruolo sociale delle imprese assicuratrici e del loro peso in un nuovo concetto di "welfare italiano", prendendo spunto da esempi che all'estero hanno già dato buoni risultati. L'incontro è solo uno dei tanti previsti dal progetto "Cultura del Futuro", iniziato il 10 maggio 2002, i cui prossimi appuntamenti sono previsti per l'autunno 2002, che affronteranno i temi del lavoro e della previdenza del mondo accademico, scientifico e istituzionale.

Annapaola Medina

Fonte
Conferenza Stampa - Milano, 8 luglio 2002



Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Cerca il farmaco
Potrebbe interessarti
Italia in prima linea contro le “malattie della povertà”
Salute pubblica
13 marzo 2017
Interviste
Italia in prima linea contro le “malattie della povertà”
La salute sul web tra bufale e verità
Salute pubblica
30 gennaio 2017
Focus
La salute sul web tra bufale e verità