La farmacia? Diventa polivalente

16 febbraio 2007

La farmacia? Diventa polivalente



Prima dell’estate, il piatto forte della sanità italiana è stata la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco. Polemiche forti e, poi, il  ritorno alla normalità, con vendite tutto sommato contenute e un’apertura di punti vendita non poi così copiosa. Ma se oggi è possibile acquistare farmaci da banco anche fuori dalle farmacie, i farmacisti hanno preso la palla al balzo, progettando un ruolo diverso per le farmacie al pubblico. Per esempio offrendo prestazioni sanitarie che spesso non sono semplici da ottenere sul territorio. Questo è quanto contempla il progetto di rinnovamento del ruolo del farmacista e della farmacia delineato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei farmacisti (Fofi). Della necessità di questo cambiamento è profondamente convinto Andrea Mandelli, che della Federazione è il vicepresidente. “Il nostro progetto parte principalmente da due considerazioni. La prima è che la farmacia è un presidio della salute diffuso su tutto il territorio nazionale: ne esistono 17.500. Esistono in Italia più farmacie che parrocchie o caserme dei carabinieri. Se poi spostiamo il confronto sul piano europeo in Italia abbiamo una farmacia ogni 3.300 abitanti rispetto a una media europea di 3.500. In alcune realtà, per esempio alcune paesi di montagna, è l’unico presidio sanitario presente” spiega Mandelli. “La seconda è che oggi, come sostiene anche il Ministero della salute, è necessario spostare per quanto possibile l’assistenza sul territorio, integrando tutte le risorse disponibili che sono il medico di famiglia, gli ambulatori ma, appunto, anche le farmacie”. Secondo la Fofi, i servizi che la farmacia potrebbe offrire sono molti, in grado di soddisfare molte esigenze diverse. Per esempio, modificando il regolamento sulle professioni sanitarie, sarebbe possibile per le farmacie ospitare infermieri professionali, fisioterapisti, podologi. “Questo sarebbe importante soprattutto per la popolazione più fragile” sottolinea Mandelli .“Faccio un esempio. Spesso gli anziani devono ricorrere a terapie iniettive e sarebbe senz’altro più pratico che potessero farsi praticare l’iniezione nella farmacia vicina a casa, piuttosto che basarsi soltanto sulla guardia medica o gli ambulatori, per forza di cose meno raggiungibili e con orari poco elastici”.

Semplici test diagnostici
D’altra parte già oggi, in farmacia, ci si fa misurare la pressione arteriosa, per esempio. “Infatti questo è un altro aspetto da ampliare. Alla farmacia ci si potrebbe rivolgere anche per altri test diagnostici di primo livello, magari quelli, come la glicemia per il diabete, che servono a monitorare l’andamento di malattie croniche. Ormai le possibilità tecnologiche ci sono. Questo sarebbe di grande aiuto per il medico che, in caso di urgenza, potrebbe disporre immediatamente dei parametri che gli occorrono per le sue valutazioni senza gravare sul Servizio sanitario nazionale”.
Nel documento della Federazione degli Ordini dei farmacisti, però, si parla anche di emergenza, proponendo che  le farmacie, soprattutto quelle poste nelle località isolate o, al contrario, quelle collocate in località molto frequentate, si dotino di un defibrillatore e, naturalmente, di personale addestrato all’uso. “E’ stato dimostrato che i defibrillatori automatici, usati adeguatamente, sono fondamentali per prevenire la morte in caso di arresto cardiaco. Del resto, anche la proposta di legge esaminata recentemente dalla Commissione sanità del Senato indica le farmacie tra i naturali destinatari di queste dotazioni.

Ancora più attenzione all’automedicazione
Ma non è che il farmaco e il ruolo di consiglio passano così in secondo piano? “Ovviamente no, anzi” risponde il vicepresidente della Fofi. “La nostra professione deve evolversi al servizio dei cittadini e per conto dello Stato. Se già oggi abbiamo una funzione di consiglio, per l’automedicazione e non solo, dobbiamo consolidare questo ruolo e proporci come professionisti che operano in un centro polifunzionale del Ssn al servizio dei pazienti. Basta un esempio: non dimentichiamo che un recente studio svedese ha mostrato che, nel 90 per cento dei casi, il farmacista, in particolare se assistito da software di aiuto alla decisione, è in grado di individuare correttamente quali pazienti possono procedere all’automedicazione e quali invece devono recarsi dal medico. Anche in questo caso ciò significa sollevare il medico, e il servizio sanitario, da un onere improprio. E da costi non necessari”.

Maurizio Imperiali



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