La Sanità tra le grandi opere

17 giugno 2003
Focus

La Sanità tra le grandi opere



Si è svolto a Milano un convegno organizzato dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) e presieduto da Mario Falconi segretario della stessa FIMMG, che rappresenta 25236 medici di medicina generale. Il convegno è stato l'occasione per presentare due indagini. Una dell'ISPO, illustrata da Renato Mannheimer, sulla percezione dei cittadini nei confronti del medico di famiglia; l'altra elaborata da Antonello Zangrandi, professore ordinario di Economia delle Aziende e delle AmministrazioniPubbliche presso l'Università di Parma, valuta l'efficacia dei medici di gruppo (associati cioè nel medesimo studio) per migliorare le prestazioni e ridurre i ricoveri ospedalieri non necessari. Molti gli spunti di discussione cui hanno contribuito anche un rappresentante della maggioranza, Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e due rappresentanti delleRegioni, Giovanni Bissoni, Assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna e Carlo Saffioti, Presidente della Commissione Sanità e Assistenza della Regione Lombardia. Un dato emerge chiaramente dalle indagini: la professione del medico di famiglia è in rapida evoluzione. Ma come le istituzioni sanitarie intendono affrontare questo cambiamento?

Evoluzioni in atto
Due sono le importanti evoluzioni che, secondo Falconi, rischiano di travolgere il Sistema Sanitario Nazionale: l'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle esigenze complessive nel settore della salute da parte del cittadino. La categoria dei medici di famiglia è quella maggiormente esposta verso l'utenza e, sempre secondo il presidente della FIMMG, non trova adeguato supporto nelle strutture territoriali e negli strumenti a disposizione. Ecco perché occorrerebbe una riformulazione generale della programmazione della salute del territorio. Come? Le proposte non mancano. Per cominciare la razionalizzazione degli investimenti locali e la riconversione di strutture ospedaliere in eccesso con formule a rete tra medici di medicina generale e medici ospedalieri e, infine, l'identificazione di una convenzione territoriale che prenda in considerazione l'assistenza domiciliare e residenziale, il varo di nuovi percorsi universitari e di formazione per il medico di famiglia e la progettazione con le Istituzioni locali di formule di formazione e comunicazione al cittadino. Un cittadino che, stando ai risultati della ricerca ISPO, sembrerebbe gradire la professionalità dei medici di famiglia.

Gli italiani e il medico di famiglia
Gli elementi di maggior rilievo emersi dalla ricerca possono essere riassunti da un lato in un elevato grado di soddisfazione nei confronti del rapporto che i cittadini intrattengono attualmente con il proprio medico di famiglia, giudicato soddisfacente nell'80% dei casi, dall'altro nel farsi largo di una propensione a ritenere che, fra le diverse forme nelle quali un medico di famiglia può operare, quella che risponderebbe meglio alle esigenze degli utenti sia quella del "medico di gruppo". Potrebbe essere questa la risposta alla necessità di una struttura più articolata per gestire il bisogno di cure della popolazione sempre più complesso. Ma di che cosa si tratta?

Meglio in gruppo
La risposta arriva dalla presentazione della ricerca elaborata da Antonello Zangrandi, che ha analizzato alcuni casi territoriali relativamente alle ASL di Bergamo, Firenze, Bari, Cremona, rispetto all'applicazione della medicina di gruppo. Si tratta di una modalità organizzativa della professione del Medico di Medicina Generale in base alla quale un gruppo di medici di famiglia può decidere liberamente di condividere sede, mezzi e organizzazione funzionale del lavoro per ottimizzare diversi aspetti della propria professione, migliorando così il livello di assistenza del paziente. La legge stabilisce che ciascun partecipante alla medicina di gruppo si impegna a svolgere la propria attività anche nei confronti degli assistiti degli altri medici, anche mediante l'accesso reciproco agli strumenti di informazione di ciascun medico. Inoltre ciascun medico aderente deve garantire una presenza nel rispettivo studio per almeno cinque giorni la settimana, e gli orari dei singoli studi devono essere coordinati tra loro in modo da garantire complessivamente una disponibilità all'accesso per almeno sei ore al giorno, cui si aggiunge la disponibilità per le visite domiciliari il sabato. Le ASL interpellate definiscono il modello di medicina di gruppo come il più rispondente al perseguimento di obiettivi di efficacia generale e in particolare di qualità del servizio all'utenza. "Ora - come ha concluso Zangrandi - si tratta di sensibilizzare la popolazione sul nuovo modello e sui vantaggi per l'utenza; agevolare il cambiamento culturale nei medici e utilizzare i flussi informativi per mettere in evidenza i vantaggi che la medicina di gruppo porta al sistema in termini di razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse e di miglioramento della qualità del servizio erogato agli utenti". I rappresentanti delleIstituzioni presenti al convegno sono sembrati aperti ad aprire un dialogo"perché - come ha concluso Falconi - la Sanità diventi la vera"grande opera" su cui indirizzare (Governo e Istituzioni territoriali) forze morali, capacità progettuali e risorse finanziarie".

Marco Malagutti


Fonti
Convegno: "Gli italiani e la Sanità". Milano, 16 giugno 2003



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