Medico o non medico

17 gennaio 2003
Focus

Medico o non medico



Utilizzando due interviste realizzate nel 1987 e nel 1997, un'equipe americana ha presentato un'analisi di una realtà in evoluzione nelle cure ambulatoriali: il ricorso a personale ospedaliero non medico. Si tratta di figure professionali in crescita quantitativa e qualitativa: in 5 anni (1992-1997) sono raddoppiati i laureati in discipline non strettamente mediche, e in molti stati sono state varate leggi che ampliano il loro campo di competenze.
Alle persone che si rivolgevano alle strutture sanitarie veniva domandato se per la visita si erano rivolte a un medico, se la risposta era negativa si chiedeva di indicare la figura medica con cui avevano parlato. In base a tutte le risposte è stato possibile individuare dieci categorieprofessionali: chiropratici, infermieri professionisti, optometristi, podologi, terapisti, ostetriche, terapisti occupazionali e fisioterapisti, assistenti sociali, psicologi, e altri. Anche le cure che venivano richieste erano riconducibili a tipologie ben definite: controllo generale, prevenzione, psicoterapia, assistenza per la maternità, cure intensive e altre.

I numeri del fenomeno
Tra i dati ottenuti spiccava l'incremento, nei 10 anni considerati, della percentuale di pazienti che si erano rivolti almeno una volta a personale non medico: dal 30,6% al 36,1%. 
Nell'ambito delle due tipologie nel 1987 le caratteristiche demografiche, etniche e cliniche dei pazienti non variavano di molto. Ma nella seconda tornata di interviste i soggetti della tipologia in aumento erano per lo più donne bianche sui 65 anni o più, con istruzione universitaria, reddito elevato, un'assicurazione privata e due o più patologie.
Anche i pazienti che si rivolgevano a entrambe le categorie di professionisti erano più numerosi, dal 23,5% del 1987 si passava al 30,9%; tuttavia se si considerava il consulto esclusivo con un solo tipo di operatore sanitario le cifre calavano: dal 7,2% al 5,3% se l'operatore non era medico, dal 69,3% al 63,9% se lo era. L'andamento si conservava anche nel numero medio di visite effettuate.

Patologie e cure
Stesso risultato anche nelle singole patologie incontrate durante le interviste: aumentava il numero di pazienti in terapia con entrambi i tipi di personale sanitario. Erano, però, un'eccezione la gravidanza e i disturbi dell'umore: in questi casi l'aumento dei consulti con personale clinico non medico non era accompagnato da altrettante visite del medico.
In particolare ci si rivolgeva più spesso al personale non medico per terapie preventive: in questo caso l'aumento delle consultazioni era il doppio rispetto a quello registrato per il personale medico. Per le terapie acute (traumi, per esempio) è rimasta stabile la quota del ricorso ai medici, mentre è scesa quella del ricorso ai non medici, situazione opposta per la psicoterapia.

Collaborazione o competizione
La ragione principale di queste scelte risiede nella complementarietà dei ruoli delle due figure professionali, sarebbe quindi interessante conoscere quanto le competenze si sovrappongano: offrire gli stessi servizi significherebbe competere anziché collaborare. I risultati delle interviste sono l'indice di una collaborazione in atto, e anche le attuali politiche statunitensi per il rimborso, previsto prevalentemente per le prestazioni erogate da figure professionali mediche, contribuiscono a non sovrapporre i ruoli.
In buona sostanza al paziente non interessa tanto il tipo difigura che lo assiste quanto il fatto che la terapia sia efficace e incontri le proprie necessità. In questo senso, diversi studi hanno dimostrato che la multidisciplinarietà è in grado di migliorare la cura di malattie croniche e l'erogazione di servizi preventivi e che, in generale, una scarsa integrazione tra personale medico e non medico riduce la continuità dei servizi erogati e quindi la qualità delle cure.

Simona Zazzetta

Fonte
Benjamin G D, et al. Trends in Care by Nonphysician Clinicians in the United States 348:130-137 January 9, 2003 Number 2

 



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