Quel simpatico del mio dottore

26 maggio 2004
Focus

Quel simpatico del mio dottore



I pazienti italiani non sono soddisfatti del rapporto con il proprio medico. Il medico ha fretta, dicono i più, si dirige subito verso la ricerca della malattia per fornire la cura, dimenticando che si trova di fronte a una persona. Allora perché non buttarla sul ridere, come suggerisce una ricerca, pubblicata sugli Archives of Internal Medicine. La medicina è una cosa seria, d'accordo, però il medico potrebbe provare a bilanciare gli aspetti più pesanti della professione con un po' di sano umorismo e leggerezza. Del resto lo stesso Ippocrate, padre spirituale della medicina moderna, sosteneva che i medici dovessero avere un'immagine seriosa e rispettabile, ma li spronava anche a utilizzare senso dell'umorismo per interagire con i pazienti. Se, infatti, l'umorismo non manca nell'ambiente ospedaliero, difficilmente tocca il rapporto medico-paziente. Ma fino a che punto si può scherzare?

Ridere ma con misura
Ridere, intanto, fa indiscutibilmente bene alla salute. Il buon umore cioè avrebbe una importanza biologica e attiverebbe le aree cerebrali della ricompensa. Ma al di là degli aspetti fisici ci sono quelli psicologici da considerare. Un uso oculato dell'umorismo - sostengono i ricercatori - potrebbe rafforzare e umanizzare la relazione medico-paziente, aumentando la soddisfazione del paziente. Ma quando è appropriato? Quando si ha ben chiaro chi è il paziente e qual è il contesto della visita, dicono gli esperti. È importante relazionarsi al paziente come a una persona, abbattendo le differenze di "potere". Ma bisogna fare attenzione. L'umorismo può creare buoni rapporti ma può anche distruggerli e prendersi gioco di un paziente può anche essere pericoloso. L'umorismo che va sul sicuro è quello in cui ci si prende gioco di sé stessi. Da evitare, invece, le battute basate su stereotipi razziali o di genere ed è meglio considerare sempre le differenze culturali, che possono condurre a fraintendimenti. Non è necessario il cabaret, in sostanza, quanto piuttosto la creazione di un ambiente familiare e cordiale. L'umorismo va distillato, dicono i ricercatori, ne basta un pizzico alla volta per arrivare all'effetto desiderato, ma non ci si deve mai prendere gioco dei propri pazienti ne ridergli alle spalle. 

Le regole da rispettare
Ci sono delle condizioni da rispettare, perciò, al punto che gli autori della ricerca stilano delle linee guida su come e quando ricorrere allo humor:
  • selezionare modi e contenuti delle proprie battute;
  • fare ricorso a uno humor autoironico o riferito a situazioni esterne in modo da rischiare meno;
  • non rapportarsi al paziente solo in modo scherzoso, così da rendere minima l'impressione di mancanza di riguardo;
  • cercare di comprendere i valori, i limiti e le predisposizioni del paziente e la sua disponibilità ad accettare o meno lo humor;
  • essere ricettivo e pronto a raccogliere i tentativi scherzosi proposti dal paziente;
  • aiutare il malato a risolvere le sue ansie, le incomprensioni o le altre barriere che si frapponessero alla comunicazione.

Occorre - concludono i ricercatori - un cambio di mentalità e un nuovo approccio che metta al centro non la malattia ma la persona e l'umorismo può essere un utile strumento nel tentativo di rendere più umano e meno distante l'incontro tra il medico e il paziente.

Marco Malagutti


Fonte
Berger J et al. Humor in the physician-patient encounter. Arch Intern Med 2004;164:825-30.



 



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