Acqua e sapone ma non solo

12 gennaio 2007

Acqua e sapone ma non solo



Alla fine, la parola ai NAS: su 321 ospedali ispezionati dopo lo "scandalo" del Policlinico Umberto I di Roma, il 46,1% delle strutture risulta in regola. Magari qualcuno avrà fatto gli straordinari, ma è una buona notizia. Nel 36,4%, invece, sono state contestate irregolarità amministrative - quindi, si deve intendere, lievi e senza impatto sul paziente. C'è pero un 17,4% dei casi in cui all'ispezione è seguita una segnalazione all'autorità giudiziaria, per inadempienze, mancato rispetto dei regolamenti e omissioni nella manutenzione, gravi. Il maggior numero di fatti gravi è stato scoperto in Calabria (19) e in Sicilia (14); a seguire il Lazio, con 10. Un paio di irregolarità a testa anche a Friuli e Lombardia. Non si salva nessuno, tranne Provincia autonoma di Trento o Liguria: zero infrazioni.

Molte cause, alcune storiche
Ci sarà modo di entrare in futuro nei dettagli delle cause, ma il panorama in questo caso potrebbe presentarsi molto variegato. Ci sono le strutture ultracentenarie e che rispondono a criteri ben differenti da quelli che oggi si applicano a un ospedale. Intanto sono grandi, molto grandi, e questo poteva essere utile in tempi in cui la diffusione delle malattie infettive, per cominciare, si sconfiggeva soprattutto attraverso l'isolamento, ma oggi non è più necessario.Poi non sembra nemmeno così importante riunire tutte le specialità possibili e immaginabili sotto uno stesso tetto. Questo però non significa che piccolo è bello: come si legge in altro articolo, c'è una soglia minima al di sotto della quale le prestazioni rese, difficilmente soddisfano gli standard.
Quanto alle conseguenze dell'incuria nella quale versano alcune strutture, spesso si è fatta confusione: le infezioni intraospedaliere, per esempio, non dipendono principalmente dallo stato dei sotterranei, ma piuttosto da misure di igiene persino banali, dalla disinfezione dello strumentario al lavaggio delle mani (basti pensare che un gran numero di studi sul tema riguarda proprio la disinfezione di apparecchi come endoscopi e broncoscopi).

Non è soltanto questione di tagli
Le ispezioni dei NAS , peraltro, sono piaciute a tutti, a cominciare dai medici.''Finalmente si mette mano al malato ospedale, ma ci auguriamo che, spenti i riflettori dei media e usciti i NAS dalle corsie, tutto non ritorni come prima.
Sarebbe un grave errore a questo punto limitarsi a ripulire stanze e corridoi, ricordare ai medici di lavarsi le mani, chiedere ai pazienti e ai familiari collaborazione senza intervenire in modo sostanziale sui problemi che sono alla base di questa situazione" ha detto Giovanni Mathieu, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti. Mathieu cita tra le cause del degrado riduzioni della spesa, tagli del personale, chiusura di reparti. E' evidente che allineare letti nei corridoi non agevola la pulizia e la manutenzione di una struttura. Ma che si tratti di una mera questione di tagli alla spesa sanitaria è opinabile. Nelle stesse ore, infatti, veniva alla luce una truffa organizzata all'interno di una clinica privata milanese, la San Carlo, che falsificava le cartelle cliniche per ottenere il pagamento di prestazioni e degenze non rese o rese in misura inferiore a quella reale. Insomma, se i soldi che si spendono fossero sempre spesi correttamente, potrebbero bastare.
In realtà sembra essere fallita anche l'ipotesi dell'aziendalizzazione, importata dalla Gran Bretagna, dei grandi ospedali: dovevano essere più autonomi, anche nelle scelte gestionali e amministrative, e si riscopre oggi, ancora per citare il professor Mathieu, che "bisogna ridare ai medici e alle direzioni sanitarie quella libertà di azione che adesso è soffocata da pesanti carichi burocratici". Giudizio analogo viene da Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi (Snr): ''C'è carenza di igiene e nessuno lo nega. C'è carenza di personale, medico e non solo, e di attrezzature e nessuno sembra rendersene conto. Le uniche cose che non mancano negli ospedali italiani sono la burocrazia e la disorganizzazione".

Un buon bilancio per la gestione del farmaco
C'è poi un aspetto, a proposito di personale e competenze che, rapportato alle realtà estere appare assolutamente irrazionale, ed è lo scarso numero di farmacisti ospedalieri. Eppure, ogni volta che si mostrano immagini di degrado sanitario non mancano mai inquadrature di farmaci e altri prodotti chimici di impiego ospedaliero abbandonati qua e là. Sarebbe forse il caso di aumentare la presenza di queste "figure professionali capaci di offrire al Servizio sanitario nazionale una competenza di altissima qualità ma spesso sottovalutati e sottoutilizzati" ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Farmacisti, Giacomo Leopardi. "Una gestione efficace ed efficiente del farmaco in ospedale non può prescindere da una presenza, adeguata anche sul piano numerico, dei farmacisti". Il buon lavoro dei farmacisti ospedalieri, del resto, è confermato anche dal fatto che solo nel 2,5% dei casi si sono riscontrate irregolarità come farmaci scaduti. ''Un dato marginale perché si traduce in 277 confezioni soltanto, a fronte dei milioni presenti nelle strutture ospedaliere", ha commentato il comandante dei Nas Saverio Cotticelli. E si tenga presente che se negli ospedali pubblici i farmacisti ospedalieri sono pochi, nelle strutture private la legge nemmeno ne contempla la presenza.
Poi, giustamente, il Tribunale dei Diritti del Malato fa osservare che i comportamenti vietati, le inadempienze, dei singoli e delle amministrazioni, andrebbero sanzionati. Ma bisogna forse tenere presente anche un aspetto a priori: non si può più chiedere oggi all'Ospedale di farsi carico di tutto, dalle radiografie di chi ha bisogno del libretto sanitario al trapianto di fegato, dal bambino con due linee di febbre al traumatizzato grave della strada. Perché se in una struttura convergono migliaia di persone al giorno, non c'è manutenzione che tenga.


Maurizio Imperiali




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