Più che salute, sanità

11 maggio 2007

Più che salute, sanità



Recentemente, il Ministro della salute Livia Turco ha dichiarato che sarebbe meglio parlare più di salute che di sanità. In effetti suona meglio, e non è un caso che anche il cambiamento della denominazione del ministero da "sanità" a "salute" sia stato introdotto dal secondo Governo Berlusconi, molto attento alla comunicazione. Il fatto è che, anche se suona meglio, parlare di salute è un po' più difficile e sfuggente, un po' come nel caso del diritto alla felicità sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti. L'equivoco è anche dovuto al fatto che sia in inglese che in francese non esiste il termine sanità, ma solo salute. Ma la sanità che cos'è? C'è una definizione che diede un clinico genovese, Adolfo Zinnari, secondo cui la sanità è l'incontro tra la medicina e l'organizzazione amministrativa (lui diceva burocratica). In effetti è proprio così e se la medicina e la salute sono fondamentali, l'una come scienza, l'altra come obiettivo, altrettanto lo è la sanità.

Mancano controlli tecnici e amministrativi
Lo prova il recente caso dell'Ospedale di Castellaneta, che solo impropriamente può essere fatto rientrare nella categoria dell'errore medico, della malpractice eccetera. Come è noto, le morti nel reparto di terapia intensiva coronarica dell'Ospedale vanno attribuite a uno sciagurato scambio di tubazioni, a causa del quale al posto dell'ossigeno, nelle mascherine dei pazienti giungeva protossido d'azoto, un gas anestetico (noto anche come gas esilarante). Non è certo colpa del medico, anzi è stato il primario del reparto, nell'ultimo caso, ad accorgersi dello scambio. Il fatto è che un ospedale vive anche di servizi ausiliari, di controlli amministrativi, di collaudi tecnici, di un gran lavoro anche d'ufficio.
E' questo aspetto che sembra sia venuto a mancare a Castellaneta, come conferma la relazione della commissione istituita dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Nella relazione si parla di ''una storia esemplare, dal punto di vista del caos amministrativo perché non ci possono essere modifiche di destinazione d'uso senza il supporto di varianti di progetto, perché ci sono impianti costruiti senza disegno, collaudi che non collaudano, allarmi che non allarmano. Un quadro che vive tra due accelerazioni all'interno delle quali nascono i presupposti della tragedia''. ''Noi ora abbiamo di fronte una responsabilità precisa. Quella di approfondire le criticità che riguardano gli uffici tecnici delle ASL e degli ospedali, i protocolli per la gestione del rischio e persino l'effettuazione dei contratti global service. Non posso essere easustivo - ha concluso il presidente - credo che l'ulteriore approfondimento che verrà dal lavoro della commissione e dal lavoro della magistratura dovrà proporre a tutti noi un approfondimento della mappa di queste disfunzioni sistemiche che possono tradursi in tragedia".

Un modello comune
Non si creda, comunque, che sia una storia italiana e basta: qualche anno fa, in Spagna vi fu il caso di un apparecchiatura mammografica che aveva causato gravi lesioni alle pazienti per un difetto nella taratura, e anche in quel caso si trattò di contratti di manutenzione e di controlli piuttosto che di malpractice. E non è nemmeno una carenza del Servizio sanitario: la dinamica è la stessa quando si attendono per anni pratiche dal catasto, o quando per giungere al termine di un procedimento civile si aspettano anni. C'è in tutte le funzioni di uno stato moderno un aspetto eroico, il giudice antimafia coraggioso e tenace, il grande chirurgo, il docente eccezionale, e un aspetto più oscuro ma che condiziona i risultati: il cancelliere del tribunale con una dotazione informatica adeguata, la segreteria della facoltà che funziona e dirigenti e funzionari delle ASL che operano correttamente. La parte sanità, insomma, che non è medicina né salute.


Maurizio Imperiali




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