Santa Rita dei macelli

13 giugno 2008

Santa Rita dei macelli



Sembra un copione: dopo le indagini sui farmaci, di nuovo la malasanità. Vale a dire la vicenda della Clinica Santa Rita di Milano, proprietà del notaio Paolo Francesco Pipitone. E non certo con ipotesi di reato da "simpatici mascalzoni", per esempio rimborsi gonfiati e rendiconti alterati con la scolorina. I magistrati milanesi parlano di "lesioni gravi e gravissime" e anche di omicidio volontario. I fatti sono largamente noti, e possono essere riassunti con il termine di interventi inutili, anche mortali, che non avevano giustificazione clinica e in alcuni casi si sono guadagnati l'aggravante della crudeltà. In estrema sintesi, per esempio, si apriva il paziente, lo si richiudeva senza operare e lo si riapriva una seconda volta. Così gli interventi diventavano due, come i rimborsi da parte della Regione. Oltre all'orrore più che legittimo, e la reazione della Regione, che ha revocato l'accreditamento alla Clinica poco dopo la divulgazione dell'esito delle indagini, la vicenda ha suscitato reazioni politiche molto forti che vertono in sostanza su due aspetti: il sistema e l'individuo.

Le responsabilità del sistema
L'essenza di questo dibattito è presto detta: la Lombardia ha un sistema sanitario che punta molto sul ruolo del privato convenzionato, nel senso che di fronte a un'esigenza particolare (un esempio fittizio: serve una cardiochirurgia) mette sullo stesso piano l'idea di affidare il servizio a un privato, che, però, deve soddisfare una serie di requisiti e standard, o creare un reparto pubblico. Questione a quel punto di mera praticità: se il privato c'è già e accetta di lavorare alle condizioni imposte dalla Regione può essere superfluo andare oltre. Una scelta legittima, non priva di inconvenienti (per esempio un privato può decidere di chiudere dall'oggi al domani e si deve ripartire da capo), ma che in Lombardia ha funzionato: è arduo sostenere che i cittadini lombardi abbiano in media una cattiva assistenza e anche il bilancio è in regola. Però restano punti di dolenza fortissimi. "In Lombardia sono 35 i centri medici convenzionati con la Regione a essere finiti nel mirino della Procura, tra cui San Raffaele, Humanitas, San Giuseppe, San Donato, Sant'Ambrogio, Galeazzi, Pio X e San Carlo" hanno detto Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro, consiglieri regionali dei Verdi in Lombardia. "L'assessorato regionale alla Sanità ha sempre autorizzato l'aumento dei letti e di servizi - proseguono i Verdi - avvenuto in pochissimi anni e la Asl Città di Milano ha proceduto al rimborso nonostante fosse abnorme la superproduzione, in crescita esponenziale negli ultimi anni. Intanto il finanziamento regionale per i ricoveri della Santa Rita è cresciuto dal 2005 al 2006 del 15% passando da 42 a 49 milioni di euro, mentre dal 2000 al 2006 è passato da 22 milioni ai 49 milioni (+122%). I ricoveri annui nello stesso periodo sono passati da 9.164 a 16.222", sottolineano. Carlo Lucchina, direttore generale Sanità della Regione Lombardia, ovviamente rifiuta accuse di lassismo. "La Regione - spiega - controlla ogni anno circa 150 mila cartelle cliniche su un totale di due milioni di ricoveri. Era difficile immaginare che venisse fuori una situazione del genere". Controlli stringenti e nessuna intenzione di allargare in maniera indiscriminata il portafoglio di cliniche convenzionate con il SSN. "Da cinque anni non accreditiamo più posti letto e resta il fatto che il sistema di controlli messo a punto dalla Lombardia è fra i più avanzati, anche se tutto è perfettibile", precisa il dg della sanità lombarda. In riferimento alla clinica Santa Rita di Milano dove i medici, secondo quanto emerso dall'inchiesta, avrebbero eseguito operazioni inutili per gonfiare i rimborsi regionali, Lucchina si chiede: "Visto che adesso sono previsti i budget di spesa, non riesco a capire quale sia stata la convenienza per la clinica". I due esponenti dei Verdi dicono però che "l'impressione chiarissima è che molti privati sappiano come approfittare delle leggi regionali".
Che qualcosa dovrà cambiare sembra inevitabile, e lo dice anche Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute e medico, lombardo, che esercita in una delle più grandi strutture private Milanesi e lombarde: il San Raffaele. "Il sistema nazionale dei controlli nella sanità deve essere migliorato. Sono state fatte ipotesi di agenzie apposite, come avviene negli Stati Uniti. Dovremo mettere in piedi, anche informatizzando il territorio, un sistema unico per tutte le Regioni per evitare che, in futuro, si ripetano episodi del genere. Già attualmente ci sono dei controlli previsti per legge - ha aggiunto il sottosegretario - e la Regione Lombardia è una di quelle che li applicano meglio. Siamo circa al 5% delle prestazioni controllate, contro una media nazionale che è meno della metà". E poi, ha concluso, "dovremo affrontare anche il tema dei rimborsi. La sanità pubblica e privata non deve essere oggetto di importante lucro. Da questo punto di vista, se ci sono dei meccanismi da rivedere, andranno rivisti. Anche se il punto fondamentale rimane quello del controllo di qualità della sanità nel nostro paese". Ma alla fine, il punto è questo: il fine di lucro è insito nella natura stessa dell'impresa e anche negli Stati Uniti richiamati dal sottosegretario Fazio ormai sono molti gli studi che dimostrano una superiore appropriatezza delle prestazioni erogate dal privato non profit. E qualcosa vorrà dire.

Le responsabilità dei singoli
Questo aspetto è stato giocato principalmente sulla radiazione immediata dall'Ordine dei medici degli arrestati. Richiesta a effetto ma impraticabile, come ha spiegato il vicepresidente dell'Ordine dei medici di Milano, Ugo Garbarini "Adottare un simile provvedimento sarebbe fuorilegge. Prima di arrivare alla radiazione bisogna infatti aspettare tutti i gradi di giudizio. Ce lo impone la legge che regola l'Ordine dei medici. Una legge del 1946, ormai vecchia e superata, che andrebbe aggiornata. L'Ordine dei medici dovrebbe poter procedere autonomamente con le indagini. O quantomeno in stretta collaborazione con la magistratura. Ma sempre più spesso dobbiamo riscontrare una mancanza di collegamento tra l'Ordine e la Procura.". Uno scandalo, quello della clinica Santa Rita, che ha colto tutti di sorpresa. "E' chiaro che come medico - confessa il vicepresidente - mi sento distrutto da questa vicenda e vorrei poter procedere alla radiazione immediata dei camici bianchi coinvolti. Ma sarebbe un atto, sbagliato, di giustizialismo. E se poi, alla fine, i medici indagati risultassero innocenti?" ha concluso Garbarini. Stefano Biasioli, presidente della CIMO-ASMD, sindacato degli ospedalieri, è persona che le cose non le manda a dire. Per lui la vicenda è "devastante, per l'intero SSN. Devastante perché prodotta da comportamenti penalmente e deontologicamente significativi, guidati dal disprezzo verso i malati e dall'ansia di denaro. Devastante perché i comportamenti osceni del Santa Rita sporcheranno anche il tanto buono che c'è nella sanità pubblica". Secondo Biasioli il tutto dovrebbe essere di monito "ai medici, per ricordare loro che il paziente non è un oggetto o una vacca da mungere. Ai politici, perché si decidano a cambiare la riforma del 1992, separando la politica dalla gestione, e perché attivino meccanismi trasparenti di controllo sull'attività sanitaria, ovunque venga svolta". Lo scandalo dovrebbe far riflettere anche le istituzioni. "La vicenda Santa Rita deve servire di insegnamento ai presidenti regionali perché capiscano che solo un controllo periodico delle fonti di spesa sanitaria, pubbliche o private, può evitare gli scandali sanitari. Deve essere di monito agli Ordini professionali medici, affinché siano realmente garanti di comportamenti professionali corretti".


Maurizio Imperiali




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