Beneficenza inopportuna

20 luglio 2007

Beneficenza inopportuna



Sono dure le accuse mosse da un esperto statunitense, dalle pagine di JAMA, a tutto il sistema internazionale degli aiuti sanitari, ma lo scopo è nobile. Lawrence Gostin, infatti, può studiare il problema dall'interno, lavorando per l'O'Neill Institute for National and Global Health Law di Washington e il Department of Health Policy and Management di Baltimora (Maryland) e propone una soluzione modello.

In buona fede, non a buon fine
Premesso che l'errore sta già nel metodo, poiché inviare aiuti ingenti per tamponare emergenze a forte impatto emotivo (AIDS, SARS, tsunami) non può avere, e in effetti non ha, alcun effetto sulle necessità sanitarie quotidiane delle popolazioni coinvolte. Quel che è peggio è che spesso queste iniziative umanitarie ottengono risultati inferiori agli sforzi compiuti.
Da un lato le donazioni, da parte di nazioni più ricche o di organizzazioni filantropiche, sono legate al rispetto di priorità che non rispecchiano le reali esigenze del territorio cui sono destinate, ponendosi in contrasto o addirittura scoraggiando le iniziative locali. Nel tentativo di evitare utilizzi impropri, si finisce in alcuni casi per anteporre gli interessi del donatore, vincolando per esempio il 33% di una somma, per la prevenzione dell'AIDS, alla promozione di castità e fedeltà e non a programmi per l'impiego di aghi sterili. Inoltre gli aiuti esterni sono iniziative singole e frammentarie: non coordinate tra loro anzi, in alcuni casi in aperta competizione, che invece di integrarsi con le strutture e i programmi locali, approfittano delle maggiori disponibilità monetarie per accaparrarsi anche i talenti migliori. Insomma più che un aiuto costruttivo una prepotente ingerenza, di mezzi e competenze, che ignora e sminuisce il ruolo dei governi locali.
Governi locali che, nella migliore delle ipotesi si affidano a questi aiuti caritatevoli senza sforzarsi di acquisire autonomia, nella peggiore continuano a rivolgere il loro impegno al consolidamento militare, e distraggono gli aiuti sanitari stranieri per eccessiva burocrazia, incompetenza o corruzione.
Basti dire che, secondo la Banca Mondiale circa la metà di tutti i fondi internazionali destinati all'Africa sub-Sahariana risulta impiegata per altri scopi, come pagare servizi fantasma, farmaci contraffatti, equipaggiamenti finiti al mercato nero, bustarelle.

I bisogni primari
Servizi igienici, fognature, controllo della peste, acqua e aria pulite, alimentazione, farmaci e vaccini essenziali, riduzione del fumo di tabacco, sistemi sanitari nazionali funzionanti. Questi sono secondo Gostin i fondamentali bisogni cui si deve rispondere per istituire una eguaglianza sanitaria mondiale e garantire la sopravvivenza quotidiana. Interventi in questi settori sono quelli capaci di migliorare lo stato di salute di base di una intera popolazione, rendendola capace di sconfiggere le malattie più diffuse nei paesi poveri e, quindi, di fronteggiare quelle tragedie a forte impatto emotivo che sollecitano gli aiuti internazionali. Le risposte a queste esigenze sono molto semplici, economiche e non richiedono programmi complessi: una zanzariera impregnata di insetticida costa solo 5 dollari e protegge da malaria, cecità da filariosi, elefantiasi e altre malattie veicolate dagli insetti.

Il modello da consegnare
L'Organizzazione Mondiale della Sanità si è ritagliata un ruolo tecnico-scientifico, sottraendosi per 60 anni alla possibilità di emanare leggi internazionali per la tutela della salute. Uniche eccezioni le International Health Regulations e la Framework Convention on Tobacco Control, due trattati che suggeriscono linee generali d'indirizzo per le politiche nazionali. L'autore dell'articolo propone una Framework Convention on Global Health: uno schema condiviso sulle strategie per promuovere la salute globale. Questo primo documento non dovrebbe essere troppo dettagliato, ma delineare i concetti fondamentali, che poi si potranno ampliare e declinare sulla base delle esperienze acquisite e della fattibilità a livello locale. Strategie mirate a creare:

  • capacità costruttive, così che ciascun paese sia in grado di avere un sistema sanitario solido efficiente e duraturo
  • graduatoria di priorità per far convergere gli aiuti sui bisogni primari
  • coinvolgere tutti gli interessati, così da raccogliere le competenze e le risorse economiche di stati e associazioni
  • coordinare le attività al fine di armonizzare tutte le iniziative e sinergizzarle verso fini comuni.

In tutto questo per promuovere davvero una progressività degli interventi, non deve mancare un puntuale monitoraggio delle azioni intraprese, così da valutare lo stato di avanzamento degli obiettivi proposti.

Elisabetta Lucchesini


Fonte
Lawrence O. Gostin. Meeting the Survival Needs of the World's Least Healthy People A Proposed Model for Global Health Governance. JAMA 2007; 298: 225-228

 



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