Incidenti di percorso

07 settembre 2007

Incidenti di percorso



Dall'oro Stefano Baldini alle Olimpiadi di Atene del 2004 agli atleti dei mondiali appena terminati a Osaka, chi non hai mai ammirato e invidiato i corpi scattanti dei corridori, emblemi stessi del benessere fisico? Che la corsa anche solo amatoriale abbia effetti benefici praticamente per tutto l'organismo, psiche compresa, è ben dimostrato. Questo non esclude l'esistenza di rischi, che possono andare da quelli massimi e sporadici per i portatori di anomalie cardiache o di altri fattori (ci sono stati casi mortali), ad altri minori ma frequenti come quelli articolari, tendinei e muscolari. Sono ovviamente soprattutto gli arti e le estremità inferiori a essere esposti a traumi, in relazione all'entità e alla durata delle sollecitazioni, al grado di allenamento, alle caratteristiche corporee, senza contare l'importanza delle calzature e altri fattori come corsa su pista o su terreno, in piano o in pendenza. I dati statistici sono piuttosto vari ma indicano comunque quote di lesioni agli arti inferiori dal 25-30% in su, a seconda delle ore settimanali di corsa e di altre variabili. Una ricerca olandese ha voluto compiere un esame sistematico della frequenza, del tipo e delle vittime di questi, è il caso di dirlo, incidenti di percorso.

Sede più colpita il ginocchio
È stata condotta una meta-analisi di studi relativi a uomini e donne che avevano corso su lunghe distanze e cioè da 4 chilometri fino a vere maratone, come allenamento o per gara o entrambi, quindi a scopo ricreativo o competitivo (ma non professionisti); la selezione è stata piuttosto rigorosa, dato che al vaglio di qualità sono passati 17 studi su 172 potenziali. I primi due riscontri sono stati incidenza totale di traumi dell'arto inferiore variabile dal 19,4 al 79,3%, sede più colpita costituita dal ginocchio con quote tra il 7,2 e il 50%. Le lesioni più frequenti, con valori fino al 30% circa, riguardavano poi per la gamba stinco e polpaccio, per la coscia muscoli come il quadricipite e tendini come il posteriore del ginocchio, per il piede tendine d'Achille, calcagno, anche le dita; meno comuni i danni alla caviglia, all'anca e inguinali. I determinanti dei traumi sono stati suddivisi in quattro categorie, cioè relativi all'individuo, dipendenti dalla corsa e dall'allenamento, connessi allo stato di salute, legati allo stile di vita. Due aspetti per i quali è emersa una forte evidenza rispetto al rischio di lesioni sono il maggior numero di chilometri corsi alla settimana nel caso degli uomini e precedenti eventi dello stesso tipo in entrambi i sessi. Evidenze limitate quali fattori predisponenti sono risultate per altre variabili, quali l'età più alta (ma in due studi è protettiva), il sesso (femminile per l'anca, maschile per la coscia), la maggiore altezza nei maschi, il consumo di alcol.

Importante però non esagerare
Tra i fattori apparsi protettivi una forte evidenza c'è stata per l'aumento della distanza dell'allenamento settimanale relativamente al ginocchio, un riscontro che per gli autori resta da spiegare. Più limitata quella per gli indici di massa corporea >26, aspetto che potrebbe essere spiegato da una minore attività di questi soggetti. Quali che siano gli aspetti controversi o da chiarire (anche per i limiti degli studi, tra i quali le scarse analisi di diagnosi specifiche), per quelli con maggiori certezze nella discussione si pone l'accento sull'opportunità di consigli qualificati e di educazione. Si sottolinea che le persone con fattori di rischio non modificabili di lesioni da corsa, quali gli episodi precedenti, dovrebbero prestare un'attenzione ancora maggiore ai segni sospetti, evitare l'aggiunta di altri determinanti e, nel caso, aspettare fino a un pieno recupero prima di riprendere. Un fattore modificabile è senz'altro quello di non strafare, tanto più evitando passaggi bruschi da una vita sedentaria: gli autori suggeriscono per esempio di correre meno di 64 km alla settimana (un limite che peraltro non si sa quanti raggiungono...).

Elettra Vecchia

Fonte
R N van Gent e coll. Incidence and determinants of extremity running injuries in long distance runners: a systematic review. Br J Sports Med 2007; 41:469-80.




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