Più elastici, o no?

21 marzo 2008

Più elastici, o no?



Nella nostra civiltà sempre più tecnologica sta diventando il grande assente. L'esercizio fisico, quel po' di sana fatica, viene confinato a pochi momenti, magari esasperandolo in palestra, ridotto al minimo persino in bambini e ragazzi. C'è chi surroga con pratiche soft o se virtuoso le aggiunge allo sport, puntando all'effetto rilassante e a una maggiore agilità fisica: come lo stretching o lo yoga. Attività d'indubbio beneficio e piacere: meno certezze ci sarebbero invece su un aspetto che viene dato per scontato, cioè il fatto che una maggiore elasticità perseguita in particolare dagli esercizi di stretching garantisca una migliore performance e un minor rischio di lesioni in caso di attività sportiva. Su questo che è quasi un dogma per molti sportivi e atleti è forse il caso di riflettere, come induce a fare un articolo sul New York Times intitolato significativamente Stretching o non stretching? La risposta è elastica. Il messaggio è che quest'insieme di stiramenti e tensioni muscolo-tendinei, pur utili per certi versi, potrebbero essere stati sopravvalutati rispetto ai vantaggi, anche in confronto al tradizionale approccio di riscaldamento prima dell'esercizio.

Minor rischio di lesioni non dimostrato
Più elasticità è diventato un must per gli stessi atleti che restano convinti che lo stretching aiuti, nonostante dopo un gran numero di studi e anni di dibattito non si sia ancora potuti arrivare a una risposta. Lo dimostra per esempio una review sistematica di studi condotta nel 2004 da epidemiologi dei CDC di Atlanta, nella quale si sono esaminati centinaia di lavori selezionati in base all'accuratezza: la conclusione è che non c'è associazione significativa tra lo stretching e la riduzione del rischio di lesioni, non ci sono cioè evidenze sufficienti per consigliare o meno questa pratica per prevenirle, in contrasto con il parere generalmente positivo di atleti e allenatori, spesso anche di fisioterapisti e medici. Se lo stretching non sembra bastare a questo scopo, si afferma che gli esercizi di riscaldamento possano aiutare, nel senso che iniziare con una serie di movimenti che si eseguiranno durante l'attività diminuisce la probabilità di andare incontro a lesioni. Anzi, una delle ragioni per cui gli studi sono stati poco conclusivi è che quasi tutti includevano sia il riscaldamento sia lo stretching, mentre mancano ricerche che li valutino separatamente. D'altra parte non sarebbe facile trovare atleti per condurre studi di questo tipo, è il commento, dato che per esempio gran parte dei praticanti sport di forza e velocità come il calcio e il football americano credono decisamente nello stretching.
C'è poi discorso del miglioramento della performance. Per alcuni atleti questa pratica può aiutare a raggiungere la flessibilità richiesta dalla loro disciplina, come nel caso della ginnastica, del nuoto o della corsa a ostacoli, ma per altri troppa flessibilità non è un vantaggio, come nel caso dei corridori. In uno studio su un centinaio di soggetti testati rispetto alla flessibilità in relazione all'efficienza nel camminare e nel correre è risultato per esempio che i più elastici spendevano il 10-12% di energia in più per il movimento in confronto ai meno elastici. Questo studio non ha però riguardato lo stretching e la sua eventuale influenza sulle performance: ma, viene sottolineato, anche quelli che hanno valutato questo rapporto si sono svolti in condizioni di laboratorio, mentre nella realtà le cose potrebbero essere molto diverse, molti potrebbero ricorrere al riscaldamento controbilanciando la momentanea diminuzione di potenza muscolare mostrata per lo stretching in alcuni studi.

Inutilità in certi casi, fino a possibili svantaggi
Mentre il dibattito continua, accanto ai sostenitori non mancano gli scettici, ricercatori e atleti che affermano di essersi disillusi rispetto all'esaltazione dello stretching. Come una fisiologa del Minnesota e runner che dopo anni di studi e di esperienza personale afferma senza tentennamenti che nella corsa lo stretching non serve, o un ortopedico del Massachusetts per il quale addirittura questa pratica può diminuire la performance e aumentare la probabilità di lesioni. La teoria è che per esempio lo stretching del muscolo popliteo gli insegna a rilassarsi quando il ginocchio è in estensione completa, mentre al corridore serve che resti meno flessibile. Non manca il medico dello sport di Mahattan che riferisce di un giovane con artrite del ginocchio che aveva però una grande flessibilità articolare e faceva yoga stando seduto sul pavimento con le ginocchia iperflesse nella posizione del loto, attività che non causava ovviamente l'artrite ma poteva aggravarne i sintomi. Anche nel caso dello yoga la sua grande popolarità è in parte ricollegabile all'attrattiva di una migliore elasticità e agilità: quanto questo possa essere vantaggioso nello sport è da valutare, come per lo stretching.

Elettra Vecchia

Fonti
To Stretch or Not to Stretch? The Answer is Elastic. The New York Times, 13 marzo 2008

Stephen B. Thacker e coll. The Impact of Stretching on Sport Injury Risk: A Systematic Review of the Literature. Med Sci Sports Exerc 2004;36:371-8





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