Non è mai troppo tardi

21 marzo 2008

Non è mai troppo tardi



Non è estranea neppure l'Italia alla pratica delle raccomandazioni in tema di attività fisica e stile di vita. Lo prova anche il recente progetto "Guadagnare salute" lanciato dal ministro Livia Turco. Però è inutile nascondersi che il primo passo in questa direzione l'hanno fatto gli Stati Uniti, paese da cui provengono, quindi, gli studi più ampi sull'argomento. Come quello pubblicato dagli Archives of Internal medicine, che ha preso in esame una particolare popolazione, i pensionati, attraverso un campione davvero vasto: poco meno di 253000 tra uomini e donne di età compresa tra 50 e 71 anni. Un campione che faceva parte di uno studio ancora più vasto, il National Institutes of Health-American Association of Retired Persons (NIH-AARP) Diet and Health Study, che si occupava però della abitudini alimentari. I ricercatori hanno quindi aggiunto la valutazione dell'attività fisica svolta, servendosi di due questionari differenti. Il primo sondava le attitudini negli ultimi 12 mesi in fatto di esercizio fisico intenso, tale cioè da provocare per almeno venti minuti l'aumento della frequenza cardiaca o di quella respiratoria o la sudorazione. Lo scopo era controllare se si raggiungeva il livello di almeno 20 minuti di esercizio tre volte alla settimana, che l'American College of Sports Medicine indica come la soglia per migliorare la prestazione cardiorespiratoria. Il secondo, usato sei mesi dopo il precedente, valutava la quantità di attività fisica moderata. Al proposito venivano forniti esempi che andavano dalla corsa al ballo veloce, dal calcio ai lavori domestici pesanti e lo scopo era valutare la distanza dalle raccomandazioni dei Centers for Disease Control e di altre istituzioni che indicano in almeno tre ore settimanali di queste attività come soglia per ottenere i benefici complessivi dell'attività fisica.

Come si distribuiva la mortalità
In questo modo I ricercatori hanno individuato diversi livelli per entrambe le scale di valutazione, per poi considerare il numero di decessi avvenuti nel gruppo durante il periodo di osservazione (all'incirca 5 anni) e valutare come si distribuivano in funzione della quantità di esercizio; ovviamente, per ottenere un risultato non falsato erano state escluse dall'analisi le persone che riportavano precedenti diagnosi di malattia cardiovascolare o di tumore. In totale le morti sono state 7900 ed effettivamente si trattava soprattutto di persone sedentarie. Il dato generale indica che chi raggiungeva il massimo livello di attività moderata aveva un rischio di morte per tutte le cause inferiore del 32 per cento rispetto a chi aveva il livello più basso; quanto all'attività intensa, i più assidui vedevano una riduzione del rischio pari al 29%. La riduzione del rischio era in gran parte dovuta al diminuire degli incidenti cardiovascolari, la cui riduzione nelle fasce più attive oscillava attorno al 35%. Meno influenzata la mortalità per cancro, che però si riduceva, nella peggiore delle ipotesi, del 17-18%.

Anche poco è meglio
Se poi una persona raggiungeva i livelli di attività raccomandati sia per l'esercizio moderato sia per quello intenso, il beneficio aumentava ulteriormente, con diminuzioni della mortalità generale dell'ordine del 50% (e quella cardiovascolare del 52%). Vale la pena di sottolineare che il gruppo di persone così identificato corrisponde a coloro che non solo fanno una qualche attività ludica impegnativa (la bicicletta, per esempio) ma mantengono uno stile di vita comunque attivo, per esempio usando meno l'auto e l'ascensore. Un altro aspetto da considerare è che l'effetto benefico dell'attività si produceva al di là dell'azione su variabili come la pressione arteriosa o la colesterolemia o l'indice di massa corporea. Questo significa, in definitiva, che l'esercizio fa bene anche se non si dimagrisce. Infine, anche i il minor rischio si raggiunge con la massima attività, anche una quantità di esercizio inferiore comporta un suo vantaggio, anche se inferiore. E' chiaro che non si tratta di novità assolute, ma l'importanza di questa ricerca sta anche nel fatto che si sono usati come riferimento non indicatori di laboratorio, come il consumo di energia, ma le raccomandazioni che società scientifiche ed enti pubblici mettono a disposizione del pubblico, che hanno quindi dimostrato di funzionare effettivamente. A tutte le età, oltretutto.

Maurizio Imperiali

Fonti
Leitzmann MF et al. Physical Activity Recommendations and Decreased Risk of Mortality. Arch Intern Med. 2007;167(22):2453-2460





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