Una sudata allunga la vita

25 novembre 2005

Una sudata allunga la vita



Negli Stati Uniti il tema dell'attività fisica tiene banco, sia perché effettivamente i surfisti di Point Break (magri e tonici) sono un'eccezione, sia perché, tra le tante misure preventive ipotizzabili, il moto è senz'altro una delle più economiche. Inoltre, basta guardare il sito del dottor Everett Coop, uno dei pionieri di questo approccio alla "salute in corsa", anche su questo aspetto c'è modo di fare business. Ciò detto, non è poi così semplice prescrivere l'attività fisica. Quale fare, con quale frequenza e a quale intensità non sono quesiti semplici. E poi, per ottenere che cosa? Le risposte potrebbero essere finalmente contenute in una ricerca che ha arruolato più di 800 adulti sedentari (leggera maggioranza di donne) avviandoli a diverse modalità di esercizio. Sostanzialmente sono stati creati 5 gruppi. Il primo, il gruppo di controllo, veniva semplicemente istruito da un medico sui vantaggi dell'esercizio, con incontri successivi di rinforzo accompagnati da materiale illustrativo. Gli altri quattro gruppi prevedevano un solo tipo di esercizio, cioè una camminata di mezz'ora, ma a due livelli di intensità (moderata e forte) e di frequenza (3-4 volte o 5-7 volte alla settimana). L'intensità dell'esercizio veniva valutata oggettivamente: per l'esercizio moderato si doveva raggiungere almeno il 45-55% della massima frequenza cardiaca, in quello intenso la soglia era il 65-75%. Si è scelto questo parametro perché tiene conto dell'età e della forma fisica del soggetto. Quanto agli obiettivi, si è valutato il cambiamento nel massimo consumo di ossigeno o VO2 max, che viene indicato anche come cardiofitness. Inoltre, si è verificato anche l'andamento dei livelli di colesterolo HDL (quello con effetti positivi) e del rapporto tra colesterolo totale e HDL. Sia una buona cardiofitness, sia un buon livello di HDL sono entrambi fattori protettivi della salute cardiovascolare.

Andare, camminare, pedalare...
I risultati sono stati in linea con le attese. Il massimo consumo di ossigeno aumentava in misura analoga nei due gruppi che facevano un'attività intensa, indipendentemente dal numero di sessioni settimanali, e nel gruppo che faceva attività moderata alla frequenza maggiore, da 5 a 7 volte la settimana. Diverso il discorso sui livelli di colesterolo "buono", che sono stati modificati solo nel gruppo che ha fatto esercizio molto intenso e molto di frequente. Però questo dato va valutato tenendo conto che dallo studio era stato escluso chi aveva in partenza valori peggiori della norma. Quindi, non si può escludere che chi abbia il colesterolo HDL troppo basso veda migliorare la sua situazione anche con un'attività meno impegnativa. Infine, va segnalato che i benefici acquisiti si mantenevano sia a sei sia a 24 mesi (posto, ovviamente, che la persona perseverasse). Nella stessa occasione è stato pubblicato anche un altro studio in tema, che ha valutato qual è il guadagno in termini di "allungamento della vita" che si può attribuire a uno stile di vita attivo. In questo caso, l'indagine è stata condotta sulla popolazione del famoso studio di Framingham, selezionando persone di almeno 50 anni con i diversi fattori di rischio conosciuti, affetti anche da altre malattie (dal cancro all'ipertrofia del ventricolo sinistro). Ebbene, indipendentemente dagli altri fattori di rischio e dalle comorbidità, rispetto ai sedentari, chi faceva attività moderata guadagnava 1,3 anni di vita (e 1,1 senza malattie cardiache) mentre chi si esercitava più intensamente ne guadagnava 3,7 se uomo e 3,5 se donna. Insomma il risultato c'è...

Giancluca Casponi

Fonte
Duncan GE et al. Prescribing exercise at varied levels of intensity and frequency: a randomized trial. Arch Intern Med. 2005 Nov 14;165(20):2362-9.
Franco OH et al. Effects of physical activity on life expectancy with cardiovascular disease. Arch Intern Med. 2005 Nov 14;165(20):2355-60



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