Agire per tempo

26 maggio 2006

Agire per tempo



Come ricordano gli autori di un recentissimo studio, un bambino ogni 750 viene al mondo con un danno uditivo bilaterale permanente. Non è un numero trascurabile, tanto che ormai sia negli Stati Uniti, sia in Europa, viene raccomandato lo screening audiologico neonatale. Ovviamente, la valutazione dell'udito, visto che l'infante è tale, cioè appunto non parla, viene fatta attraverso i potenziali uditivi evocati, cioè analizzando l'attività delle aree cerebrali deputate all'elaborazione dei suoni in seguito a stimoli uditivi. Lo studio in questione, però, è andato oltre, e ha voluto verificare se tra i bambini che avevano avuto una conferma precoce del loro stato, cioè una visita di controllo entro i nove mesi, presentavano poi migliori capacità di comprensione ed espressione rispetto a bambini per i quali la diagnosi era stata confermata in un'età successiva. La ricerca è stata condotta quando il campione arruolato frequentava già la scuola elementare.

Protesi acustiche insegnamento ad hoc
Il perché di questa comparazione è evidente: avere prima le certezza di un deficit dell'udito significa, per esempio, procedere prima all'applicazione di una protesi acustica adeguata, avviare prima i programmi specifici di insegnamento e sostegno, e altri aspetti ancora. Nella valutazione delle capacità del bambino, però, venivano compresi non soltanto gli aspetti strettamente verbali, legati all'uso e alla comprensione delle parole, ma anche quelli gestuali, mimici... Infatti, anche lo sviluppo di questi elementi della comunicazione dipende in misura sostanziale dalle capacità sensoriali e, in questo caso, uditive. Il confronto ha mostrato che nei bambini con conferma della diagnosi entro i 9 mesi mostravano un vantaggio sul piano della capacità generale di comprendere il linguaggio rispetto agli altri, e così accadeva anche per quelli che erano stati sottoposti allo screening neonatale rispetto a quelli che non erano rientrati in questa procedura. Se il trattamento del bambino comincia prima, quindi, la sua capacità di comprendere il mondo esterno si appoggia in misura superiore all'udito.

Però, parlare...
Anche le capacità espressive, sempre sul piano generale, erano migliori quando il deficit era stato accertato per tempo, ma non per quanto riguarda la comunicazione esclusivamente verbale. In pratica, la capacità di parlare correttamente non verrebbe influenzata. Tuttavia gli autori della ricerca ritengono che questo dato possa essere modificato da successive analisi. Infatti, l'eloquio dei bambini non è stato valutato direttamente, come nel caso degli altri elementi, ma attraverso il resoconto dei genitori o del personale cui era affidato il piccolo: non è detto, quindi, che questo risultato inferiore alle aspettative n non sia dovuto a scarsa dimestichezza della fonte con aspetti importanti dell'abilità verbale. Per questo, i ricercatori stanno procedendo a un'analisi di registrazioni dei bambini. Un aspetto, comunque, ritengono vada sottolineato: prima si interviene, meglio è, come confermano altri studi precedenti, che hanno mostrato i migliori risultati ottenuti cominciando un programma adeguato prima degli 11 mesi. La conclusione è che lo screening neonatale vale la spesa. Il passo successivo sarà controllare se questo vantaggio della diagnosi precoce si mantiene nel tempo, cioè quando i bambini non saranno più tali.

Maurizio Imperiali


Fonti
Kennedy CR et al. Language ability after early detection of permanent childhood hearing impairment. N Engl J Med. 2006 May 18;354(20):2131-41

 




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