Alcol e donne

20 giugno 2008
Focus

Alcol e donne



L'evolversi del ruolo della donna nella società e il suo "avvicinamento" al sesso maschile ha portato numerosi benefici (meno discriminazione, condivisione con l'uomo dei diritti sul lavoro per la maternità, più indipendenza economica, e molti altri), ma non senza svantaggi. E' in notevole aumento, infatti, l'immagine di una donna più aggressiva, che fuma e ... che eccede con l'alcol. Oggi, tra il sesso femminile l'assunzione di alcol è regolare e l'alcolismo "in rosa" ha un tasso d'incremento superiore a quello maschile. Più precisamente, si calcola che attualmente il numero delle donne alcoliste corrisponda a ¼ di quello degli uomini e le percentuali di ricoveri fra le donne etiliste si sono triplicate. Negli Stati Uniti, in particolare, alcuni studiosi affermano che una donna su due fa abuso di bevande alcoliche. Insomma, se in passato vedere una donna in preda al vizio dell'alcol era una singolarità, oggi, al contrario, è una realtà non insolita.

Questioni di fisiologia...
Se il vizio è lo stesso, però, esistono delle reali differenze tra la donna e l'uomo alcolista. Innanzitutto, la donna impiega un tempo più limitato dell'uomo per diventare alcolista e, per la maggior vulnerabilità dell'organismo femminile nei confronti dell'alcol (a causa delle diverse modalità di assorbimento gastrico), sviluppa molto rapidamente le complicanze epatiche e psichiatriche correlate all'abuso. In pratica, nella donna la quantità di alcol metabolizzato (cioè sottoposto a complesse trasformazioni da parte dell'organismo) nello stomaco è quattro volte inferiore a quella dell'uomo; l'etanolo immesso nel circolo ematico (nel sangue), quindi, è nettamente superiore nel sesso femminile. Il processo di smaltimento dell'alcol nell'organismo, inoltre, cambia anche in base al peso corporeo della donna. Donne che pesano meno impiegano più tempo a metabolizzare la medesima quantità di alcol, rispetto alle donne di peso superiore.

...e questioni di anagrafe

Altra differenza tra alcolismo al maschile e alcolismo al femminile è la diversa età media di esordio, che nel secondo caso è più tardiva. Per la donna, infatti, si considera la quarta decade come il periodo a maggior rischio, perché si tratta di un'età in cui la donna può smarrire i ruoli e le speranze con più facilità. Il fattore predominante nella donna nel determinare un abuso di alcol, infatti, è la motivazione psicologica, mentre nell'uomo i fattori di primaria importanza nell'abuso di alcol sono i fattori socioculturali. Spesso, quindi, nella donna entrano in gioco situazioni di eccessiva routine, il disinteressamento da parte del marito, l'allontanamento dei figli e, quindi, la perdita del ruolo di madre, ecc. Alcuni studiosi pensano che la casalinga sia la professione che più influisce sull'alcolismo, soprattutto quando questa "professione" è imposta da motivi familiari o economici. In particolare, il numero delle alcoliste è elevato soprattutto tra le pensionate e le donne sposate, forse proprio per le incomprensioni con il coniuge. In pratica, la donna trova nell'alcol un aiuto nel placare l'ansia causata da conflitti sia esterni, sia interni. Anche la figura del padre e del coniuge, però, sembrano rappresentare un elevato fattore di rischio. Le donne figlie di padri alcolisti, infatti, spesso sviluppano problemi legati all'alcol.

Ma il peggio tocca ai figli
Nella donna i danni da abuso di alcol, anche se generati più rapidamente rispetto all'uomo, sono gli stessi degli alcolisti maschili. L'unico vero danno che differenzia l'alcolista donna dall'uomo è l'effetto dannoso dato dall'uso di alcol in gravidanza. Se la mamma abusa di bevande alcoliche, infatti, può svilupparsi nel feto la malattia nota come Fetopatia Alcolica (in inglese detta FAS: Alcohol Fetal Syndrome). Essa rappresenta il complesso delle anomalie fisiche e mentali inerenti allo sviluppo funzionale in un bambino causate dall'alcol. Più precisamente, le caratteristiche dei bambini con FAS includono:
  • lieve diminuzione della circonferenza cranica;
  • basso peso alla nascita;
  • numerose anomalie facciali;
  • ritardo e disfunzione inerente allo sviluppo degli organi, compresa la riduzione della rima palpebrale;
  • zigomi appiattiti;
  • difficoltà nelle abilità motorie;
  • epilessia;
  • scanalatura sottosviluppata fra il naso e il labbro superiore.

Nell'area affettiva e comunicativa, invece, i danni da FAS sono in genere i seguenti:

  • difficoltà e scarsa abilità di socializzazione, quali la difficoltà a costruire le amicizie e gli affetti;
  • difficoltà di apprendimento;
  • mancanza di curiosità o d'immaginazione;
  • memoria difficile;
  • difficoltà di capire i concetti quali: tempo e soldi;
  • problemi del comportamento di abilità per la risoluzione di problemi difficili;
  • problemi di comportamento tra cui: ansia, iperattività, impulsività, difficoltà al cambiamento e alla crescita della personalità.

Attualmente non è stata definita ancora una dose minima tossica, ma già moderate quantità di alcol possono avere effetti dannosi. L'etanolo, infatti, è in grado di attraversare la placenta e arrivare al feto a una concentrazione di poco inferiore a quella ematica materna; di conseguenza, anche tutti gli elementi tossici del metabolismo dell'alcol riescono facilmente a raggiungere il feto compiendo, così, la loro azione pericolosamente negativa sui tessuti in crescita e in formazione. Le cellule del feto maggiormente colpite sono quelle del cervello, che subiscono così serie malformazioni. Va sottolineato che il rischio di danni cerebrali al feto esiste anche per le donne alcolizzate da tempo, anche se smettono di bere per tutta la durata della gravidanza. Ciò è dovuto, probabilmente, alle lesioni, ormai irreversibili, indotte dall'alcol al corpo materno e alle carenze vitaminiche che si ripercuotono sullo sviluppo del bambino. 
Nei primi 3 mesi di gravidanza l'alcol provoca i danni maggiori al feto, tanto da poter portare persino all'aborto. Anche dopo la nascita, però, i rischi continuano. Con l'allattamento da parte di donne alcoliste, infatti, il nascituro può subire serie intossicazioni, poiché l'alcol ingerito dalla madre si distribuisce rapidamente dal sangue alla ghiandola mammaria.

La prima prevenzione è l'informazione
Alla luce di tutti i rischi qui analizzati associati all'uso di alcol in gravidanza è, quindi, fondamentale che le coppie che decidano di avere un figlio siano correttamente informate su tutti i danni dell'alcol. In particolare, visto che non si è ancora a conoscenza di un limite minimo di assunzione di alcol non rischioso in gravidanza, è sempre consigliata l'astinenza totale. Se questo risulta impossibile (per l'esistenza di grave alcolismo) è d'obbligo rivolgersi ad un medico o ad un'équipe specializzata per l'assistenza pre e post-parto e per avere tutte le informazioni e gli aiuti possibili. (Per informazioni: "S.O.S. Alcohol" e' il servizio istituito dalla Lega Italiana contro l'alcolismo per chi vuole liberare se stesso o una persona cara dalla schiavitù del bere. Tel. 035/77.37.77 tutti i giorni dalle 20 alle 22).

Annapaola Medina


Fonti
The Womanly art of breastfeeding. Schaumburg, Illinois: 1991; 234-235;
Mohrbacher, N. & Stock, J. Breastfeeding Answer Book. Schaumburg, Illinois: LLLI 1997; 509-101;
LEAVEN, Vol.33 N°2, aprile-maggio 1997;
Merck Manual - Merck Sharp & Dohme International;
Il manula di medicina - P. Gentilini - Universo Società Editrice.



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