La cannabis restringe il cervello

06 giugno 2008

La cannabis restringe il cervello



Il consumo di cannabis è ampiamente diffuso nei cosiddetti Paesi industrializzati. Secondo stime recenti, negli Stati Uniti gli utilizzatori di questa sostanza sarebbero circa 15 milioni al mese e, di questi, circa 3,4 milioni avrebbero fumato quotidianamente marijuana per più di un anno. Ad oggi, le opinioni riguardanti gli effetti a lungo termine dovuti a un consumo regolare di cannabis sono contrastanti. Infatti, nonostante esistano numerose evidenze scientifiche che suggeriscono come l'assunzione prolungata di questa sostanza sia associata alla comparsa di eventi avversi, molti utilizzatori sono convinti che la cannabis non sia eccessivamente pericolosa per la salute e che, quindi, potrebbe essere resa legalmente disponibile.
Tuttavia, attualmente, la maggior parte degli studi condotti per verificare gli effetti nocivi del consumo di cannabis è stata eseguita in modelli animali e dai risultati ottenuti è emerso come una somministrazione a lungo termine di cannabinoidi sia in grado di indurre cambiamenti neurotossici a livello dell'ippocampo.

Gli effetti del consumo prolungato
Per analizzare se lo stesso effetto si verifichi anche nell'uomo, un gruppo di ricercatori australiani ha indagato gli effetti di un consumo elevato (oltre 5 dosi al giorno) e prolungato (più di 10 anni) di cannabis in 15 uomini con un'età media di 39,8 anni e in 16 controlli. Dal campione in esame sono stati esclusi i pazienti affetti da disturbi mentali e neurologici e chi presentava una storia di abuso di droghe. In particolare, sono state presi in considerazione ippocampo e amigdala, due regioni cerebrali ricche di recettori per i cannabinoidi, che sono coinvolte nel controllo della memoria e delle sensazioni. Osservando le immagini ottenute con una risonanza magnetica a elevata risoluzione, i ricercatori hanno notato che i consumatori di cannabis mostravano una riduzione bilaterale del volume sia dell'ippocampo, sia dell'amigdala (rispettivamente del 12% e del 7,1%) e hanno identificato un'associazione inversa tra il volume ippocampale dell'emisfero sinistro e l'esposizione alla droga durante il decennio precedente. Dunque, maggiore è l'uso della cannabis, maggiore è il restringimento delle aree cerebrali osservato. Inoltre, i soggetti che assumevano abitualmente marijuana, rispetto agli appartenenti al gruppo di controllo, ottenevano una performance più scarsa per quanto riguarda l'apprendimento verbale ed erano esposti a un rischio più elevato di insorgenza di sintomi psicotici.

Le conseguenze ci sono
Nonostante l'esistenza di opinioni contrastanti nell'ambito del dibattito sugli effetti cerebrali a lungo termine dovuti al consumo di cannabis, i risultati ottenuti confermano quanto osservato nei modelli animali. Sebbene un uso modesto di questa sostanza potrebbe non scatenare significativi effetti neurotossici, gli autori della ricerca sottolineano che, invece, l'assunzione prolungata di elevate dosi di cannabis induce effetti nocivi per i tessuti cerebrali umani.
Dunque, la cannabis non è una droga priva di conseguenze per la salute.
La mancanza di danni cerebrali osservata in alcuni studi precedenti era, con tutta probabilità, dovuta all'impiego di tecniche di imaging dotate di un minor potere risolutivo o a un periodo di esposizione alla sostanza stupefacente troppo breve. Resta ora da chiarire l'eziologia delle riduzioni volumetriche osservate, in quanto potrebbero essere dovute a differenti processi, tra cui la perdita di glia o neuroni, o a variazioni delle dimensioni delle cellule cerebrali.

Ilaria Ponte

Fonti
Ycel M et al. Regional Brain Abnormalities Associated With Long-term Heavy Cannabis Use. Arch Gen Psychiatry. 2008; 65 (6): 694-701


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