I SERT si affidano ai pazienti

13 giugno 2008

I SERT si affidano ai pazienti



In Italia c'è un largo consenso da parte del personale sanitario addetto ai SERT (Servizi per la tossicodipendenza) verso l'affido terapeutico, la pratica di consegnare ai pazienti una quantità di farmaco (buprenorfina/naloxone) sufficiente ad autogestire la terapia, per un certo periodo di tempo, fissato per legge a un massimo di un mese. Lo rivela un'indagine, illustrata a Roma e condotta da GfK Eurisko in collaborazione con Federsert (Federazione italiana operatori Sert) su 186 medici di altrettanti Sert italiani (un terzo dei servizi presenti sulla Penisola) con il supporto di Essex Italia. Secondo l'indagine, al 60% dei pazienti che si è affidato ai SERT, è stato possibile delegare la gestione della terapia per un periodo fino a un mese.

Lontani dai rischi
Secondo Claudio Leonardi, direttore dell'Unità operativa complessa prevenzione e cura tossicodipendenze e alcolismo del SERT della Asl Roma C questa "tattica" consente anche "Di allontanare fisicamente i tossicodipendenti in cura dal SERT che - ha spiegato - diventano punti in cui è possibile la vendita delle sostanze d'abuso come l'eroina, ma anche di quelle terapeutiche oggetto di "diversione", come il metadone, esponendo il tossicodipendente al contatto ad alto rischio con gli spacciatori. E rendendolo vittima potenziale di situazioni che, invece, potrebbe evitare assumendo la terapia a domicilio e poi restando a casa o andando al lavoro, come accade a chi conduce una vita normale". I vantaggi sono anche di tipo relazionale. L'affido favorisce la costruzione di un rapporto di fiducia e di alleanza terapeutica con il medico. Di fatto si tratta di una opportunità data al paziente di allontanarsi dalla propria, deteriorata immagine di sé e confrontarsi con un'altra opportunità di vita.

Una serie di vantaggi
Non tutti i farmaci, però si prestano a questa forma di disassuefazione. Deve trattarsi di sostanze che non ammettano un uso edonistico ed è questo il caso - ha spiegato Lorenzo Somaini del Servizio tossicodipendenza e alcologia SERT 2 di Cossato (Biella) - di compresse sublinguali con un'associazione fissa di buprenorfina e naloxone (il vecchio narcan) in rapporto 4 a 1. L'associazione buprenorfina/naloxone offre "un vantaggio decisivo - ha aggiunto Somaini - perché proprio la sua particolare formulazione ne disincentiva lo scorretto uso endovenoso. E' chiaro che un farmaco contenente buprenorfina, ma non iniettabile per via endovenosa perché associato a un'altra molecola come naloxone (che nel caso di somministrazione endovena produce un grave discomfort), abbatte ulteriormente anche il rischio di overdose mortale, già molto limitato con buprenorfina sola". Il nuovo approccio consente anche un sensibile risparmio. "Uno studio pubblicato sulla rivista "Addiction" ha cercato di quantificare il beneficio offerto dalla terapia sostitutiva con buprenorfina/naloxone - ha proseguito Somaini - registrando un consistente risparmio già con l'affido settimanale rispetto all'accesso quotidiano ai Servizi". Un servizio che, secondo un'analisi economica dello stesso esperto, costa in media 1.500-1.600 euro l'anno per paziente, mentre se l'accesso si limita a una volta al mese, il costo si abbatte a 50-60 euro.

Gianluca Casponi

Fonti
Conferenza stampa Gli italiani e laffido terapeutico; Roma 9 giugno 2008


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