Cocaina prenatale, adolescenti iperattivi

21 ottobre 2005

Cocaina prenatale, adolescenti iperattivi



Si chiamano baby crack e sono i neonati con difetti congeniti nati da madri esposte in periodo prenatale alla cocaina. Un fenomeno in crescita. I dati parlano, infatti, di un aumento del consumo di cocaina in gravidanza, per lo meno negli Stati Uniti dove circa un milione di bambini, a partire dalla metà degli anni '80, è nato da madri che consumavano cocaina durante la gravidanza. I numeri italiani sono, invece, scarsi e, con ogni probabilità, sottostimati. Ma anche alle nostre latitudini, benché la percentuale di positività per sostanze stimolanti in gravidanza sia molto inferiore a quella statunitense, il fenomeno sta registrando una crescita esponenziale. Al di là dei numeri quello che è certo è che l'abuso di cocaina e anfetaminici in gravidanza è pericoloso per le madri e per il feto. La gravità dei problemi varia ma, va detto, spesso le donne in gravidanza che usano cocaina fanno ricorso anche ad altre droghe, alcol e tabacco per esempio, così risulta difficile stabilire se il problema sia il singolo stupefacente. Un articolo apparso sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics, sostiene, dal canto suo, che la persistente esposizione a cocaina a livello uterino sia associata a un aumentato rischio di iperattività e altri problemi comportamentali negli adolescenti maschi nei primi anni di scuola. Ma che cosa dice lo studio? 

Lo studio statunitense
Non si sa per certo se l'esposizione materna alla cocaina condizioni l'intelligenza del bambino, non sempre è semplice, infatti, tenere sotto controllo i piccoli esposti nel corso della loro infanzia. I risultati degli studi disponibili, poi, sono contrastanti. Alcuni sembrerebbero suggerire che l'esposizione alla droga prenatale non influisca sullo sviluppo intellettuale. Un dato incoraggiante ma fortemente contrastato da altre ricerche, secondo le quali la cocaina avrebbe effetti sullo sviluppo mentale e in particolare sul quoziente intellettivo. Va in questa direzione lo studio statunitense secondo il quale i bambini, rigorosamente maschi, le cui madri sono risultate positive alla cocaina al momento del parto, sono a rischio di problemi comportamentali. Verrebbero così confermati precedenti studi animali che avevano ipotizzato come il sesso del concepito potesse influenzare gli esiti dell'esposizione alla cocaina. I ricercatori hanno preso in esame 473 bambini dell'area di Detroit, di età compresa tra i 6 e i 7 anni, e hanno raccolto informazioni sul loro comportamento dagli insegnanti. Duecento di questi bambini erano stati esposti alla cocaina a livello uterino. Dai risultati è emerso come i maschi di questo gruppo abbiano evidenziato problemi comportamentali e psicomotori. Sfuggono, peraltro, le cause di questa differenza di genere. Altri studi non hanno, invece, riscontrato sostanziali differenze, anche se i ricercatori continuano a seguire i bambini esposti precocemente alla droga fino all'adolescenza per disporre di una visione a lungo termine. Rimane difficile - sottolineano i ricercatori - tenuto conto degli ambienti di provenienza dei bambini e dell'esposizione anche ad altre sostanze, identificare il grado di responsabilità della singola droga. 

Marco Malagutti


Fonte
Delaney-Black V et al. Prenatal cocaine: quantity of exposure and gender moderation. J Dev Behav Pediatr. 2004 Aug;25(4):254-63


 



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