Stimolare al limite

21 ottobre 2005

Stimolare al limite



La cocaina è uno psicostimolante, paradigma di tutta una famiglia di sostanze non percepite come droga. Perlomeno agli inizi, quando il termine droga rimandava all'assoluta impotenza fisica e mentale generata dall'eroina nei suoi frequentatori. Gli eccitanti, al contrario degli oppiacei, tengono svegli, iperattivi, concentrati, loquaci e socievoli, insomma migliorano le performance sociali e professionali, o almeno così pare. Inoltre non inducono dipendenza fisica e relativa crisi d'astinenza, e nemmeno evidenti danni fisici, da qui la convinzione che siano un vizio innocuo e controllabile. Niente di più falso, come ormai appare agli occhi di tutti: cocaina, ecstasy, derivati dell'amfetamina sono il problema emergente della società, che non è preparata a combatterli.

Che cosa sappiamo e cosa possiamo fare?
Dica33 ha girato la domanda a due esperti: il dottor Luigi Cervo, Capo dell'Unità di Farmacologia Comportamentale e la dottoressa Tiziana Mennini, Capo del Laboratorio di Farmacologia Recettoriale, dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Ne è nato un identikit delle nuove dipendenze. Sì, perché qualsiasi droga, persino la nicotina, presto o tardi genera dipendenza, ed è in quel preciso momento che si perde il controllo e tornare indietro diventa molto difficile.

Addiction biglietto di sola andata
Nell'uomo l'utilizzo di molte sostanze d'abuso agisce come "positive reinforcer" (rinforzo positivo) presumibilmente perché produce uno stato affettivo positivo, l'euforia per esempio. L'esposizione cronica (cioè l'abuso) a tali composti, invece, può dare origine alla dipendenza, stato di bisogno di una o più sostanze per comportarsi in maniera normale. La dipendenza si genera attraverso i fenomeni della tolleranza (per gli oppiacei e gli psicostimolanti) o della sensibilizzazione (per gli psicostimolanti se assunti in maniera saltuaria ma continuata). Il termine sensibilizzazione è riferito alla capacità di una stessa dose di sostanza stupefacente di produrre effetti più marcati. Tolleranza e sensibilizzazione potrebbero rappresentare, in termini esemplificativi, alcune delle modificazioni che le cellule del cervello (neuroni) subiscono in seguito alla continua presenza della droga. A livello molecolare i neuroni subiscono delle modificazioni, in modo da continuare a funzionare correttamente anche in presenza della droga, con il risultato, però, che senza droga funzionano meno bene, perché dovrebbero ri-modificarsi per tornare allo stato precedente. Col passare del tempo la dipendenza può diventare "addiction" termine inglese intraducibile che si riferisce allo stato psicopatologico estremo, nel quale viene perso il controllo sulla sostanza d'abuso, che potrebbe rappresentare la fase nella quale i neuroni non riescono più a funzionare correttamente in assenza di sostanza d'abuso. Tutte queste fasi del consumo di sostanze sono caratterizzate dal "craving", che è il desiderio di riprovare gli effetti piacevoli di una sostanza psicoattiva precedentemente sperimentata. Il craving spesso prelude alla messa in atto di comportamenti per la ricerca della droga (drug seeking behaviour, osservabili anche negli animali di laboratorio) e, insieme alla dipendenza, causa le ricadute, ovvero la riassunzione della sostanza d'abuso dopo una fase di astinenza.

Elisa Lucchesini

Fonti
Luigi Cervo, Capo dell'Unità di Farmacologia Comportamentale

Tiziana Mennini, Capo del Laboratorio di Farmacologia Recettoriale

Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano



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