L'antidoto che non c'è

20 giugno 2008
Focus

L'antidoto che non c'è



Non esistono cure, per ora, per chi fa uso di sostanze psicostimolanti e desidera disintossicarsi. In assenza di una sindrome d'astinenza, comunque, l'assunzione della droga si può interrompere volontariamente in qualsiasi momento...e si può anche ricominciare in qualsiasi momento.
Molte sono le ragioni, spesso di origine sociale, che possono portare all'uso di sostanze stupefacenti, così come molteplici sono le cause che conducono alla ricaduta nell'assunzione di sostanze d'abuso. Tra queste, l'intenso desiderio di riprovare gli effetti precedentemente sperimentati di sostanze psicoattive, specie quando ci si ritrova nel medesimo contesto ambientale, è sicuramente una delle cause importanti alla ricaduta. Nonostante l'intensa ricerca per terapie farmacologiche specifiche, a tutt'oggi non esiste alcun trattamento efficace per il "drug craving" e per prevenire le ricadute. 
La difficoltà di trovare un trattamento farmacologico potrebbe dipendere dall'eterogeneità dei meccanismi neurobiologici coinvolti nel desiderio di autosomministrarsi la droga. Il desiderio di assumere la cocaina, per esempio, può essere scatenato sia da un'interruzione della sua assunzione, che determina una diminuzione dei livelli di dopamina, sia dall'uso stesso della droga, che determina, invece, un aumento dei livelli di dopamina. Il fatto che il craving possa originare da condizioni di ipo o iper-funzione dopaminergica cerebrale, fa ipotizzare la necessità di produrre agenti terapeutici in grado di modulare entrambe le situazioni. Una strategia potrebbe essere quella di produrre composti che agiscono come parziali agonisti sui recettori della dopamina.

Dipendenze plurime
Va comunque sottolineato che chi fa uso di sostanze d'abuso spesso utilizza più sostanze contemporaneamente (psicostimolanti, alcool, nicotina, sedativi) rendendo il quadro neurochimico ancora più complicato. Un solo farmaco di supporto alla disintossicazione in questi casi sarebbe molto utile ma se è ragionevole accomunare gli psicostimolanti in una sola categoria di sostanze d'abuso, è riduttivo pensare che producano gli stessi effetti e aspettarsi di trovare un trattamento comune per la disassuefazione. Cocaina e amfetamina non sono la stessa sostanza e i meccanismi neurochimici sui quali agiscono non sono esattamente gli stessi. E' possibile, forse probabile, che l'uso cronico di queste due sostanze modifichi, in maniera diversa, diversi neurotrasmettitori. Inoltre la dipendenza stessa è un fenomeno complesso, che oggi si pensa composto da varie fasi nelle quali i sistemi neuronali coinvolti possono addirittura trovarsi in ipo- o iper-funzione. Forse non esiste un farmaco ma ci vorrebbero farmaci diversi per momenti diversi della vita di un tossicodipendente.

Buone notizie
Dall'animale all'uomo è allo studio un noto antiepilettico, il vigabatrin, che sembra promettente per la disassuefazione da cocaina. Vigabatrin, o gamma vinil-GABA, è un inibitore irreversibile della GABA transaminasi ma è anche in grado di ridurre i livelli, sinaptici ed extracellulari, di dopamina. Il primo trial clinico si èsvolto in Messico e ha coinvolto 20 pazienti che frequentavano un centro governativo per la disintossicazione. I soggetti reclutati, 19 uomini e una donna, utilizzavano quotidianamente cocaina da almeno 3 anni; saltuariamente facevano uso anche di altre sostanze (metamfetamina, marijuana, alcool). Presso il centro i pazienti ricevevano supporto psicoterapeutico e il protocollo dello studio prevedeva dosi crescenti di vigabatrin. Dopo 4 settimane consecutive di astinenza, la somministrazione del farmaco veniva ridotta progressivamente. Dei 20 partecipanti, 8 hanno completato lo studio con una media di 46-58 giorni consecutivi di astinenza, 8 si sono ritirati, 4 non sono riusciti a disintossicarsi completamente ma hanno ridotto considerevolmente la quantità di cocaina consumata.
Il vigabatrin è stato ben tollerato da tutti i pazienti, il desiderio della droga sembra cessare completamente dopo 2-3 settimane di trattamento farmacologico e, soprattutto, il recupero è ottimo. I soggetti che hanno completato la disintossicazione, infatti, non hanno più avuto ricadute (anche dopo 4 settimane dalla sospensione del farmaco), hanno recuperato la loro autostima, hanno riallacciato sane relazioni familiari, sono tornati al lavoro o hanno iniziato a cercarne uno.
Più sofisticato l'approccio dell'italiano Istituto Mario Negri, ancora in fase pre-clinica, che parte dall'osservazione che il sistema dopaminergico meso-cortico-limbico sembra coinvolto, direttamente e/o indirettamente, nell'azione di molte sostanze d'abuso.
Per esempio, la cocaina inibisce la ricaptazione della dopamina (DA), nonchè della serotonina e della noradrenalina, legandosi ai loro rispettivi trasportatori. Tuttavia, molti dei suoi effetti comportamentali vengono attribuiti all'inibizione del trasportatore della dopamina (DAT).
La cocaina blocca il DAT producendo un susseguente aumento delle concentrazioni extracellulari di dopamina, anche nelle regioni cerebrali dove risiedono i neuroni del sistema dopaminergico mesolimbico. La dopamina extracellulare sarebbe quindi in grado di attivare i suoi recettori, tra i quali quelli di tipo D3, che sono stati oggetto dello studio.
Questa azione è ritenuta responsabile degli effetti acuti di stimolazione motoria prodotti dalla cocaina, così come degli effetti rinforzanti misurati mediante l'autosomministrazione della cocaina negli animali da laboratorio. Questi dati hanno trovato conferma nell'uomo, attraverso studi di brain imaging che hanno correlato positivamente l'occupazione del trasportatore della dopamina con gli effetti euforizzanti della cocaina.
La ricerca di Mennini e Cervo aveva come obiettivo quello di studiare un momento particolare del ciclo della tossicodipendenza, ovvero cercare di rendere l'animale disintossicato meno vulnerabile agli stimoli ambientali che rievocano il ricordo della sostanza d'abuso. Questi ricordi inducono desiderio della droga stessa, desiderio che molto spesso viene risolto con la riassunzione. Esiste, infatti, una sorta di memoria della sostanza d'abuso, che resta assopita fino a quando non si entra in contatto con l'ambiente nel quale si sono vissute le esperienze piacevoli seguenti l'assunzione della droga. La presentazione di questi stimoli ambientali può indurre "craving" anche in pazienti disintossicati da anni. Nel sistema sperimentale studiato, agonisti parziali ai recettori del tipo 3 della dopamina, così come antagonisti allo stesso recettore, sono stati in grado di ridurre i comportamenti di ricerca della sostanza d'abuso evocati dalla presentazione degli stimoli ambientali associati alla cocaina in soggetti sperimentali disintossicati.

Elisa Lucchesini


Fonti

Luigi Cervo, Capo dell'Unità di Farmacologia Comportamentale 
Tiziana Mennini, Capo del Laboratorio di Farmacologia Recettoriale
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano

Brodie JD, Figueroa E and Dewey SL. Treating cocaine addiction: From preclinical to clinical trial experience with gamma-vinyl GABA. Synapse 2003; 50(3):261-265


 



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