Infezione da sballo

11 aprile 2005

Infezione da sballo



Esiste un equilibrio tra patogeni e organismo ospite in cui il passaggio critico è la salute dell'ospite. Solo quando questa viene meno i patogeni prendono il sopravvento. E le condizioni in cui ciò avviene sono varie: tra queste anche la condizione di tossicodipendenza da droghe iniettabili. Oltre alla debilitazione fisica, conseguente allo stile di vita condotto, si aggiunge anche l'uso di strumenti, quasi mai sterili, che attraversano la cute e trasferiscono i batteri che vivono sulla sua superficie, detti commensali, cioè che sfruttano le sostanze nutritive presenti nell'ospite senza arrecare danni o vantaggi, all'interno dell'organismo.

Punti deboli
Nella maggior parte dei casi l'infezione è causata dallo Stafilococco aureo che colpisce il derma e i tessuti molli; la manifestazione è la formazione di ascessi o l'infiammazione sottocutanea del tessuto connettivo nei punti di iniezione. Ciò può derivare o dall'inesperienza o dalla mancanza di vene accessibili che costringe a iniezioni sottocutanee o intramuscolo o anche il consumo di "speed-ball" (miscela di eroina e cocaina) che deve essere iniettato con più frequenza.Vengono registrati anche da 1,5 a 3,3 casi di endocardite infettiva ogni mille tossicodipendenti all'anno, il patogeno è sempre lo stesso che, per via vascolare, può raggiungere altri siti. Il rischio infatti sembra aumentato dal consumo di cocaina iniettata che ha anche un effetto vasocostrittore. L'incidenza aumenta di molto (fino a 13,8 casi) tra i soggetti Hiv positivi. Altre patologie ricorrenti sono la polmonite, favorita dalla forte abitudine al fumo, nutrizione carente e sieropositività, e la tubercolosi polmonare dovuta alle scarse condizioni igieniche in cui vivono queste persone. Inoltre la pratica dello shotgunning adottata dai fumatori di crack (cioè fumare e inalare la droga e poi espellere il fumo nella bocca di un'altra persona) facilita la trasmissione della malattia.Sono state, inoltre, segnalate infezioni da batteri non usuali e non commensali, come i patogeni che provocano botulismo. Un'epidemia è stata segnalata negli anni '90 in California, attribuita all'introduzione di un'eroina prodotta in Messico, chiamata black-tar, probabilmente contaminata da spore batteriche quando è stata mescolata con sostanze adulteranti. Si tratta di batteri anaerobi che proliferano nei tessuti molli resi necrotizzati e ischemici (cioè privi di ossigeno) dalle iniezioni sottocutanee, praticate quando questo tipo di eroina rendeva inutilizzabili le vene. Questa modalità di iniezione aumenta di 15 volte le probabilità di botulismo, condizione associata in modo esclusivo alla droga di provenienza messicana. Contestualmente a questa epidemia aumentarono di molto i casi di tetano, il 40% dei casi interessava tossicodipendenti, e si sono verificati casi di fasciti necrotizzanti con sindrome da shock tossico.

Cattive abitudini
Le infezioni che colpiscono queste persone dipendono dalla scarsa attenzione posta nelle procedure di preparazione della dose da iniettare. Per esempio, se la zona di iniezione non viene ben disinfettata, la flora batterica commensale colonizza facilmente i tessuti sottostanti, e comunque alcune zone, come la vena femorale, sono maggiormente colonizzate da batteri commensali. Capita spesso che capsule e pastiglie vengano schiacciate tra i denti, e gli aghi leccati, pratica che raddoppia il rischio di trasferire specie streptococciche e anaerobiche orali nel sito di iniezione. Come pure il riutilizzo di siringhe che vengono sciacquate solo con acqua corrente o con quella dei water. Come per il virus dell'Aids, lo scambio di siringhe espone a un elevatissimo rischio di contagio.L'unica soluzione percorribile per controllare le infezioni associate al consumo di droghe è l'informazione sulle vie di trasmissione e la distribuzione di materiale sterile usa e getta. E' solo intervenendo sui comportamenti a rischio che si può pensare di migliorare la situazione.

Simona Zazzetta

Fonte
Gordon RJ, Lowy FD. Bacterial infections in drug users. N Engl J Med. 2005 Nov 3;353(18):1945-54




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