La sniffata lede il pancione

18 giugno 2008

La sniffata lede il pancione



Per ribadire che l'uso e l'abuso di cocaina in gravidanza provochi danni al nascituro, non c'era bisogno di ulteriori studi. Diversi esperti si sono occupati di verificare quali disturbi si manifestavano nei figli di donne che assumevano cocaina rilevando casi di disturbo da iperattività e deficit dell'attenzione (ADHD), di disturbo oppositivo provocatorio, di ritardo della crescita intrauterina, nonché di ridotte dimensioni del cranio. E non mancano le anomalie neurologiche come l'ipertonia generale, il tremore e le anomalie nello sviluppo delle ossa del cranio. Ma sul come e sul perchè l'esposizione alla cocaina prima della nascita provochi questi danni e quali siano i meccanismi molecolari alla base del danno, hanno indagato recentemente ricercatori statunitensi, anche per ipotizzare possibilità terapeutiche per limitare o prevenire il danno.

Cocaina multitasking
Nonostante la ben nota pericolosità della sostanza e del suo consumo in gravidanza, si registrano ancora centinaia di migliaia di casi di bambini esposti all'abuso di cocaina. Gli studi in vitro, cioè su cellule isolate in coltura di laboratorio, avevano mostrato che la cocaina influenza diverse funzioni biologiche a livello cellulare come la sopravvivenza e la proliferazione, indipendentemente quindi da un'azione sul sistema nervoso. Inoltre, sono state osservate tossicità genetica e disturbo della distribuzione dei cromosomi durante la formazione di gameti. Queste evidenze suggeriscono che l'oppioide non agisce solo sui recettori modificando il comportamento del soggetto, ma anche sulle cellule, in particolare sul ciclo vitale della cellula. Poiché la proliferazione delle cellule progenitrici dei neuroni è un fattore importante nella determinazione del numero di neuroni e della loro distribuzione nel sistema nervoso, e quindi dell'architettura del cervello, chiarire l'azione sul ciclo cellulare spiegherebbe perché si altera lo sviluppo del cervello del nascituro.

Cellule bloccate
Seguendo queste premesse, gli autori hanno studiato modelli animali usando linee cellulari di progenitrici di cellule nervose di topo, vale a dire cellule omogenee tra loro, che presentano una crescita stabile e una capacità di differenziarsi. In condizioni di laboratorio controllate le cellule sono state esposte alla stessa quantità di cocaina a cui viene esposto un feto se la madre ne fa uso in gravidanza. Sono stati osservati diversi processi condizionati dall'oppioide e diversi meccanismi d'azione attraverso cui agisce sulle singole cellule. In primo luogo, veniva inibita la proliferazione delle cellule progenitrici, infatti, nel tempo il numero di cellule in coltura diminuiva, e non per la morte delle stesse ma per l'assenza della normale divisione cellulare che da una cellula madre dà origine a due cellule figlie. I ricercatori hanno verificato che nelle cellule trattate con la cocaina veniva prodotta in quantità minori una proteina, la ciclina A2, che di norma controlla il passaggio da una fase all'altra del processo di divisione cellulare. Inoltre, l'azione inibitrice sulla produzione della ciclina A2 coinvolge anche l'accumulo di specie reattive dell'ossigeno, cioè radicali liberi che derivano dalla frammentazione della molecola di cocaina operata dal citocromo P450, una famiglia di molecole deputate a metabolizzare farmaci e sostanze tossiche. Trattando, infatti, le cellule con la cimetidina, che inibisce l'azione del citocromo P450, viene sospesa l'inibizione della proliferazione cellulare. Non che questo possa rappresentare una terapia né l'ipotesi di un uso clinico, anche perchè le cellule di topo sono un modello animale troppo distante da quello umano. Ma ciò che, invece, si può presumere è che, se viene inibita la proliferazione delle cellule progenitrici dei neuroni multipotenti, destinate ad andare a occupare e formare i vari strati della corteccia cerebrale, cambiano anche la forma, le dimensioni e lo spessore delle varie aree corticali.

Simona Zazzetta

Fonte
Lee CT et al. A Mechanism for the Inhibition of Neural Progenitor Cell Proliferation by Cocaine. PLoS Med 5: e117



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