Liberalizzare serve?

09 giugno 2006

Liberalizzare serve?



E se la soluzione ai problemi di tossicodipendenza fosse la droga di stato? L'idea aleggia da tempo e scandalizza i più. "Per molti cittadini è impensabile che a un drogato si dia altra droga per guarire", come ha spiegato in un'intervista a Varesenews Patrizio Broggi, responsabile del servizio tossicodipendenze di Locarno. Eppure funziona. La conferma arriva da uno studio di Lancet, condotto proprio in Svizzera, da cui emerge chiaramente che la tolleranza praticata in Svizzera dal 1991 ha ridotto il numero di eroinomani. Ma come si è svolto lo studio?

I quattro pilastri
La politica liberale adottata in Svizzera in materia di distribuzione controllata di droghe pesanti, va detto, è stata lungamente criticata a livello internazionale e dall'Onu. Il timore è che liberalizzare possa significare creare nuove dipendenze. I ricercatori, un sociologo e uno psichiatra, hanno così voluto verificare i numeri. Si chiama politica dei quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione dei rischi e repressione. E in Italia se ne è parlato diffusamente in un incontro organizzato dall'Agenzia comunale per le tossicodipendenze, auspicandone l'utilizzo sui pazienti tossicodipendenti cronici che non rispondono alle altre terapie, dal metadone ai programmi di recupero "drug free". Ma in che cosa consiste? Il tossicodipendente continua a usare la sostanza stupefacente che innanzitutto non ha le caratteristiche e la pericolosità di quella che si trova agli angoli delle strade. In più la riceverebbe nei centri appositamente creati per erogare questi servizi. Il soggetto, così, riceve le cure mediche del caso e i supporti psicologici, in più, nell'auspicio degli ideatori, non deve rubare per procurarsi la dose, riducendo pericolosità sociale e microcriminalità. E i risultati svizzeri svelati da Lancet sono un'ulteriore conferma. I due ricercatori si sono avvalsi dei dati sui percorsi di settemila pazienti che seguono la terapia con il metadone. Dopodiché hanno stimato la proporzione di eroinomani non ancora in programmi di trattamento sostitutivo. Il tasso di cessazione rappresenta la proporzione di individui che hanno abbandonato i programmi senza rientrarvi per i successivi dieci anni. Le cifre sono sorprendenti. Dopo il 1975 nel canton Zurigo, l'area esaminata, risultavano circa 80 nuovi tossicodipendenti l'anno, con un picco di 890 raggiunto nel 1990. poi un'inversione di rotta che, guarda caso, coincide con l'introduzione dei nuovi programmi e delle nuove forme di terapia, come la somministrazione sotto controllo medico. Il consumo si è drasticamente ridotto fino ad arrivare a un numero di consumatori di 150 nel 2002. Non solo. Dall'avvio della sperimentazione a Zurigo ci sono stati l'82% in meno di nuovi consumatori di stupefacenti e sono diminuiti i crimini e le morti legate all'uso di droga. E negli altri paesi?

Una svolta culturale
In Italia, o comunque in paesi che hanno seguito una politica proibizionista, come l'Australia o la Gran Bretagna, nello stesso periodo di tempo è stato registrato viceversa un sensibile aumento dei tossicodipendenti. Anche se, va detto, e gli stessi ricercatori svizzeri che hanno condotto l'indagine lo sottolineano, ben pochi tossicodipendenti cronici sottoposti a somministrazione controllata hanno smesso di assumere eroina del tutto. Una vittoria solo parziale perciò. Si tratta, comunque di una svolta culturale, spiegano i ricercatori. "La progressiva medicalizzazione della dipendenza da oppiacei, ha modificato la percezione dell'eroina da parte della popolazione. Non si tratta più di un atto di ribellione, ma di una malattia che richiede una cura". Il discorso, però, sembra non valere per le altre droghe, dalla cannabis alla cocaina, per le quali i numeri sono in crescita in Svizzera e nel mondo. Lancet, peraltro, nell'editoriale di commento alla ricerca non lesina attacchi al governo britannico: "Dopo quattro anni e migliaia di morti di cui non sentivano il bisogno, il governo non può rifiutare l'avvio di un serio progetto che preveda la somministrazione controllata". Ma il governo del Regno Unito sembra non sentirci da quell'orecchio e, anzi, ricercatori britannici hanno immediatamente provveduto a mettere in discussione i criteri metodologici dello studio. Oltre a sostenere che per il calo degli eroinomani siano entrati in gioco altri fattori. Il dibattito almeno è aperto. La speranza è che anche in Italia se ne possa parlare. Se possibile senza moralismi.

Marco Malagutti

Fonte
Nordt C et al. Incidence of heroin use in Zurich, Switzerland: a treatment case register analysis.
The Lancet 2006; 367:1830-1834



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