Spinello libero?

17 dicembre 2004

Spinello libero?



Regolamentare l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati. È questa la mozione approvata a larga maggioranza dal Consiglio regionale lombardo che ha subito spaccato in due il mondo politico e l'opinione pubblica. Si tratta, infatti, della prima regione italiana che chiede il via libera all'uso terapeutico di hashish e marijuana. Secondo i fautori si tratta della valorizzazione della libertà di cura del paziente, come anche della libertà terapeutica del medico, gli scettici, guidati dal ministro alla Salute Sirchia, ritengono che i benefici che potrebbero venire dai derivati della cannabis non sono particolarmente significativi e comunque non sono esclusivi. Ma quali sono gli ambiti in cui si sperimentano i derivati della cannabis?

Utilizzo terapeutico "dimostrato"
Bando agli equivoci. Il documento della regione Lombardia non entra nel merito della liberalizzazione, ma affronta la questione esclusivamente sotto il profilo medico. Non c'entrano quindi proibizionismo e antiproibizionismo. E comunque neanche si propone la legalizzazione della marijuana, semplicemente viene sottoposto il problema a Parlamento e Governo. Dal punto di vista chimico nella Cannabis sativa, nome scientifico della marijuana, sono state identificate oltre 400 sostanze differenti, oltre 60 delle quali appartengono alla famiglia dei cannabinoidi. Di queste il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è generalmente considerato il capostipite ed è quello su cui sono state effettuate più ricerche. La sua efficacia e quella di un suo derivato sintetico, il nabilone, nei casi di nausea e vomito secondari a chemioterapia è stata dimostrata in vari studi clinici controllati in doppio cieco. A seguito di tali evidenze il nabilone è stato ufficialmente registrato per tale uso in Gran Bretagna. Un altro promettente campo d'impiego riguarda il trattamento sintomatico dei disturbi correlati all'AIDS. L'efficacia nella stimolazione dell'appetito dimostrata dal dronabinol, THC sintetico, in questi pazienti ha convinto l'esigente FDA americana a registrare il farmaco per questa utilizzazione. Questi sono gli effetti ormai indiscutibilmente dimostrati con prove scientifiche. Esistono poi una serie di altre applicazioni che ancora devono trovare conferme definitive.

Da dimostrare
Per cominciare grande attenzione viene dedicata alle proprietà neuroprotettive dei cannabinoidi. In virtù di potenziali azioni antiossidanti futuri campi d'impiego potrebbero essere le patologie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la corea di Huntington, ma per queste applicazioni servono ulteriori verifiche cliniche. Le proprietà analgesiche e anti-infiammatorie dei cannabinoidi sono note da tempo, tanto che nel secolo scorso la cannabis era comunemente accettata nella farmacopea ufficiale in Europa e negli USA. Ripetute esperienze aneddotiche riguardano, invece, il trattamento sintomatico degli spasmi muscolari. Malati di sclerosi multipla, di morbo di Parkinson, pazienti con patologie del midollo spinale, concordano nel riferire, dopo l'assunzione di derivati della cannabis una riduzione dei sintomi spastici. Nei malati di glaucoma, ci sono numerose evidenze che THC possa ridurre la pressione intraoculare. Le proprietà anticonvulsivanti dei derivati della cannabis sono testimoniate da alcuni studi su animali nonché da esperienze aneddotiche di malati di epilessia che testimoniano una riduzione della crisi e del fabbisogno dei farmaci. Mancano però a tutt'oggi studi clinici controllati di significative dimensioni. Il fatto, poi, che la cannabis sia un efficace broncodilatatore è noto, ma si attende lo studio di una via di somministrazione adeguata. Lo sviluppo delle ricerche su derivati assumibili per aerosol o mediante vaporizzazione potrebbe nel prossimo futuro aprire la strada anche all'utilizzazione in chiave antiasmatica. Ricerche, infine, sono in corso presso la University of Nottingham Medical School sugli effetti dei cannabinoidi sulla circolazione sanguigna, in virtù di potenziali effetti antiipertensivi. Un ultimo campo d'impiego, ancora molto potenziale per la verità, riguarda la terapia dei tumori. Alcuni ricercatori spagnoli hanno evidenziato, in vitro, che THC è in grado di produrre la morte delle cellule dei glomi cerebrali, risparmiando le cellule sane che circondano il tumore.

Marco Malagutti



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