Tracce del consumo

20 giugno 2008

Tracce del consumo



La possibilità di accertare in laboratorio una dipendenza (fisica) da farmaci o da qualsiasi altra sostanza da abuso (farmaci psicotropi, droghe, nicotina e alcol) è oggi parte fondamentale della medicina legale. Più precisamente, si tratta della disciplina nota come "tossicologia forense", cioè quella parte della medicina legale che in passato concerneva più strettamente le diagnosi di avvelenamento (o intossicazione da veleni di varia natura) e che, in tempi più recenti, ha acquisito nuova importanza data la diffusione dell'uso (e dell'abuso) di droghe di diversa provenienza e natura (sintetiche e non). La diagnosi di laboratorio delle tossicodipendenze assume quindi una valenza sociale di rilevante importanza soprattutto nell'ambito dell'informazione educativa, della prevenzione verso l'abuso di stupefacenti e nel controllo delle terapie disintossicanti.

Se c'è, si trova
Anche in questo caso, le moderne applicazioni tecnologiche all'analisi tossicologica sono così avanzate da permettere il raggiungimento di risultati sempre più specifici e precisi a partire da materiali di campionamento biologici (in vivo il sangue, le urine, i capelli e da cadavere, tutti i tessuti disponibili o accessibili) e non biologici (vestiti, terreno, liquidi vari e bevande, alimenti anche cotti) che sono sufficienti, a volte, in quantità risibili. Le metodiche di laboratorio più specifiche sono quelle che si basano sulla chimica e sulla chimica-fisica (gas-cromatografia e gas-massa) e che utilizzano strumenti ad alta risoluzione (HPLC - high performance liquid chromatography). Per meglio comprendere di che cosa si tratti si deve tenere presente qualche semplice principio della farmacodinamica. Infatti, ogni droga dopo l'assunzione (endovena, per via inalante, per via orale) segue un percorso, in linea di massima sovrapponibile, che ricalca una trasformazione a tappe (metabolizzazione) del principio attivo che è in questa contenuto e una eliminazione finale, salvo accumuli possibili in tessuti diversi. In pratica, a parte le somministrazioni endovena che entrano direttamente in circolo e arrivano abbastanza presto al filtro epatico, anche le altre vie di assunzione prevedono la metabolizzazione da parte del fegato e, quindi, ciò che si misura in laboratorio sono i prodotti della trasformazione metabolica epatica e delle varie droghe di partenza. 

Quasi sempre, ma non per sempre 
Va ricordato che ci sono condizioni che la legge (incidente stradale con il sospetto di guida in stato di alterazione psichica - vedi codice penale e nuovo codice della strada art.186-187) impone e regolamenta per l'accertamento obbligatorio e che in caso di rifiuto dell'accertamento sono punibili (addirittura con arresto e/o ammenda). 
In ogni caso, è legittima una certa curiosità che potrebbe essere riferita, per esempio, ai materiali di campionamento e ai tempi differenti di permanenza della sostanza da quantificare nei vari tipi di campione. 
Ecco alcuni esempi, comuni o curiosi:
  • le amfetamine sono ritrovabili nelle urine per 2-4 giorni
  • la cocaina è pure misurabile nelle urine per 2-4 giorni (sempre in forma di metaboliti vari)
  • i cannabinoidi (hashish e marijuana) nelle urine per un periodo diverso e molto lungo che va dai 5 (consumo acuto) ai 36 (consumo cronico) giorni (in forma di erbe e semi essiccati possono essere inalate, fumate o anche mangiate in preparazioni di torte o dolci da forno)
  • gli oppioidi (eroina , morfina, oppio - derivati) restano nelle urine per 1-2 giorni.

Anche nei capelli
Nella tossicologia forense di routine, in pratica, il materiale più utilizzato in vivo e validato (certificato) per i procedimenti legali è quindi l'urina. Fermo restando che il sangue nel caso della iniezione endovena dello stupefacente, ne rimane "inondato" per primo, ma per un tempo relativamente breve e ancora, che sul cadavere tutti i tessuti possono diventare depositi dello stupefacente (per esempio per i cannabinoidi che sono liposolubili il miglior deposito è il tessuto adiposo). Inoltre, una delle analisi che ha destato dissensi è curiosità è anche quelladell'esame tossicologico del capello. Questo particolare accertamento sarebbe più indicato per le indagini retrospettive (prelievo dei capelli da cadavere o controllo delle terapie di disintossicazione) e si deve tenere conto che in un soggetto adulto i capelli crescono costantemente per una lunghezza di circa 1 cm al mese. Inoltre, se per urine e sangue bastano davvero pochi microlitri per l'accertamento sicuro (anche per misurare una quantità di analista piccolissima), per i capelli necessitano almeno 100 mg di partenza. 
Infine, nonostante la precisione odierna e l'accuratezza dei nuovi metodi non è da trascurare la possibilità di falsi (positivi e/o negativi) ai test nei casi solo sospetti. Possibilità che si va allontanando data la standardizzazione dei metodi e l'alta precisione che si sta progressivamente raggiungendo anche in laboratori non necessariamente molto grandi o troppo attrezzati.

Patrizia Maria Gatti


Fonte
Bertol. E, Lodi F, Mari F, Marozzi E Trattato di tossicologia forense 1994 Edizioni CEDAM Padova




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