I farmaci per smettere difumare

28 gennaio 2005

I farmaci per smettere difumare



Visto quanto è radicato il consumo di tabacco, si è spesso ricorso a farmaci perfacilitare l'abbandono del fumo. Sostanzialmente le strategie sono due: ridurre isintomi dell'astinenza, e quindi la spinta ad accendere un'altra "bionda", oppurerendere sgradevole il fumo stesso. E' ovvio che questo è anche il segno di unfunzionamento parziale della terapia sostitutiva, cioè di gomme e cerotti alla nicotina.Il nodo centrale è la velocità di assorbimento della sostanza: inalata col fumo, lanicotina raggiunge molto rapidamente conentrazioni elevate nel sangue e quindi neicentri cerebrali sensibili, per via transdermica di questo "colpo d'ariete" non c'è equindi c'è anche minore gratificazione.In effetti sono più numerose le sostanze impiegate per ridurre i sintomi da astinenza e 
tutte sono state messe alla prova in studi controllati. Non tutte però hanno avutosuccesso e la situazione può essere riassunta così:

Ansiolitici
Sono sostanze cui nel linguaggio comune ci si riferisce come "tranquillanti". Lamotivazione del loro impiego risiede nel fatto che l'ansia è uno dei disturbi che piùspesso accusa chi ha smesso di fumare. Inoltre, nei fumatori si riscontrano bassilivelli di sostanze (neurotrasmettitori) fondamentali per le funzioni cerebrali(dopamina, serotonina, noradrenalina) e la somministrazione di ansiolitici tende ariequilibrare la carenza. Fino a oggi sono stati impiegati a questo scopo soprattuttobenzodiazepine come il diazepam, ma i risultati non sembrano decisivi.

Antidepressivi
La giustificazione dell'impiego di questi farmaci è molto simile a quella degli ansiolitici. Innanzitutto il calo dei neutrotramettitori e poi la constatazione che, soprattutto nei pazienti predisposti, l'interruzione del fumo può far precipitare la depressione. A questo scopo, oltre al bupropione, che è il farmaco di più recente sperimentazione, sono stati impiegati diversi antidepressivi, sia quelli che agiscono specificamente sulla serotonina, come la fluoxetina, sia quelli che agiscono su serotonina e noradrenalina, sia i cosiddetti triciclici. Anche in questo caso, gli studi clinici che sono stati condotti finora non hanno dato un responso unanime.

Antipertensivi
Per la cessazione del fumo si è tentato anche l'impiego di una classe di farmaci normalmente usata per ridurre l'ipertensione arteriosa: i beta bloccanti. Queste sostanze, metoprololo, oxprenololo e propanololo, hanno anch'esse un'azione sul sistema nervoso centrale simile, anche se molto più debole, a quella degli ansiolitici. L'impiego dei beta-bloccanti non ha dato esiti superiori a quelli degli ansiolitici. Un altro antipertensivo che agisce sul sistema nervoso, la clonidina, ha invece dimostrato un'efficacia significativa rispetto al placebo nell'aiutare i fumatori pentiti. In effetti, è usato anche per contrastare le sindromi da astinenza dei tossicodipendenti. Il farmaco, però, presenta effetti collaterali non trascurabili.

Terapia sostitutiva
Con questo termine si indicano i preparati che apportano all'organismo la nicotina che non viene più assunta attraverso la sigaretta, la pipa o il sigaro. Infatti è bene ricordare che non è tanto la nicotina in sé a essere pericolosa, quanto il fatto che fumano si aspirano i prodotti della combustione del tabacco (e della carta). In questa categoria rientrano le gomme da masticare alla nicotina, i cerotti (che cedono la sostanza attraverso la pelle) le pastiglie da far sciogliere sotto la lingua e gli spray (non tutte queste formulazioni sono in commercio in Italia). In effetti i molti studi finora condotti indicano che l'uso dei preparati alla nicotina aumenta la percentuale di successo fino a due volte. Va precisato, però, che nella quasi totalità degli studi gomme e cerotti sono stati impiegati assieme ad altri interventi, per esempio il supporto psicologico. Per questo uno dei maggiori produttori mondiali abbina al suo cerotto alla nicotina un programma di supporto psicologico via internet ed e-mail, che ha mostrato di aumentare significativamente le percentuali di successo.

Acetato d'argento
Questa sostanza è stata impiegata negli Stati Uniti in quanto ha l'effetto di rendere spiacevole il gusto del fumo, così da creare quello che in psicologia si chiama uno stimolo negativo. L'acetato d'argento era disponibile in gomme, caramelle e spray. Anche questo sistema è stato messo alla prova, ma gli studi sono stati abbastanza deludenti: al massimo un 4% in più di successo. Comunque meno efficace della terapia sostitutiva.

Prospettive future
Comunque non ci si ferma qui. Attualmente sono allo studio sistemi per interferire con un po' tutti i meccanismi e i neurotrasmettitori coinvolti nell'azione della nicotina: dopamina, serotonina, noradrenalina e altri. Queste ricerche si basano sull'osservazione delle modificazioni cerebrali (aumento di alcuni recettori e della liberazione, appunto, di questo o quel neurotrasmettitore) indotte dall'uso del tabacco, che spesso coincidono con quelle causate da altre sostanze di abuso, come la cocaina, per esempio. Si può dire, quindi, che si apre una nuova fase, in cui il farmaco viene cercato non più per tentativi ma sulla base di una conoscenza abbastanza precisa del meccanismo su cui si vuole intervenire. Il tempo dirà con quale successo.

Maurizio Imperiali


Fonti
Roddy E. Bupropion and other non-nicotine pharmacotherapies. BMJ. 2004 Feb 28;328(7438):509-11

Cryan FJ et al. Non-nicotinic neuropharmacologicl strategies for nicotine dependence: beyond bupropion, Drug Discovery Today 2003; 8(22):1025-1034




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