La cistite

10 ottobre 2003

La cistite



La cistite è la più nota, e frequente, delle infezioni che colpiscono le vie urinarie. Queste infezioni possono coinvolgere solo le vie inferiori, solo quelle superiori o entrambi i distretti. In genere non passano inosservate, perché si accompagnano a sintomi forti e molto fastidiosi. Fortunatamente, però, sono facilmente curabili e, con la terapia adeguata, si risolvono senza lasciare conseguenze. Ecco le principali infezioni delle basse vie.

Cistite
Infezione delle basse vie urinarie, vescica e uretra.
Sintomi: disuria (minzione difficoltosa), stranguria (minzione dolorosa), pollachiuria (frequente stimolo ad urinare, con emissione di scarse quantità di urine), nicturia (necessità di alzarsi ripetutamente dal riposo notturno per urinare), ematuria (presenza di sangue nelle urine), tenesmo vescicale (dolore nella regione sovrapubica).
Cause: infezione da batteri o da virus.

Batteriuria asintomatica
Infezione batterica silente, non manifesta sintomi e può annidarsi sia nelle alte che nelle basse vie urinarie. Si scopre con urinocolture di routine, nell'uomo si accompagna di solito a ostruzione delle vie urinarie o affezioni prostatiche. Molto importante identificarla in gravidanza perché circa il 30% delle donne che ne sono affette va incontro a pielonefrite acuta, con aumento della morbilità e della mortalità fetali.

Recidive
Possono essere ricadute, dovute allo stesso agente eziologico (microrganismo), che ha raggiunto anche il rene, oppure reinfezioni, sostenute da batteri diversi, circoscritte alle vie urinarie inferiori. Nell'uomo le recidive sono quasi sempre dovute a prostatite batterica cronica.

Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi di cistite si basa, oltre che sulla presenza dei sintomi caratteristici, sui risultati dell'esame delle urine e sull'urinocoltura con conta delle colonie batteriche sviluppate. Nell'analisi delle urine la presenza di un elevato numero di leucociti (globuli bianchi superiori a 10.000/ml), la presenza di batteri in numero significativo, la presenza di emazie (globuli rossi), la presenza di nitriti e un aumento del pH sono segni di cistite. Si considera solitamente che sia presente un'infezione attiva quando l'agente causale supera la concentrazione di 100.000 batteri/ml di urina.
La vaginite può anche essere responsabile di disturbi a carico delle basse vie urinarie, si tratta spesso di infezioni da Trichomonas o da Candida, meno frequentemente da Clamidya trachomatis o da Neisseria gonorrhoeae. Nei casi di cistite recidivante, quindi, può essere utile l'esame colturale eseguito su tampone vaginale.

Un'infezione molto frequente
Le cistiti, asintomatiche e non, sono le infezioni batteriche più frequenti nella popolazione femminile: il 20-30% delle donne adulte (tra i 20 e i 50 anni) sviluppa uno o più episodi ogni anno, e l'incidenza aumenta con l'età, in gravidanza e nelle donne affette da diabete. Questa preferenza per il sesso femminile è dovuta alla conformazione dei genitali esterni e alla brevità (3 cm) dell'uretra. Il vestibolo della vagina e la regione periuretrale, infatti, vengono facilmente in contatto con la flora fecale e l'uretra, più corta che nel maschio (16 cm), facilita la risalita dei batteri verso la vescica.

Più frequentemente responsabile della cistite batterica è l'Escherichia coli (80% dei casi), un abituale saprofita dell'intestino, seguono lo Stafilococcus epidermidis (9%) e lo Streptococcus fecalis (1-3%); altri germi aerobi della flora fecale come Proteus, Klebsiella, Serratia, Enterobacter e Pseudomonas hanno maggior importanza nelle infezioni complicate, da catetere o ricorrenti
Non tutte le donne però sono ugualmente colpite perché l'organismo dispone di molteplici meccanismi di difesa. I glicosamminoglicani, per esempio, impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi), ospiti abituali della vagina e della zona periuretrale, impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l'acidità dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall), che si ritrova nell'urina, ha la funzione di ostacolare l'adesione batterica alle pareti vescicale e di intrappolare i batteri, cosi da eliminarli con l'emissione dell'urina; le immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
In alcune donne l'alterazione o la mancanza, di uno o più di questi fattori, fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti. Terapie antibiotiche, antitumorali o immunosoppressive, malattie croniche debilitanti e uso di cateteri sono tutte condizioni in grado di alterare negativamente i sistemi di difesa dell'apparato urinario.

In gravidanza aumenta l'attenzione
La maggior predisposizione alle cistiti durante la gestazione si deve attribuire alla diminuzione del tono dell'uretere e della peristalsi uretrale. Una batteriuria, spesso asintomatica, è presente nel 2-8% delle gestanti, ma la sua incidenza varia con la razza e lo stato socioeconomico. E' prudente il trattamento farmacologico già con basse cariche batteriche, perché la pielonefrite può presentarsi anche con sole 20.000-50.000 colonie/ml di un singolo patogeno. Se non trattato, il 20-30% delle donne infette svilupperà un'infezione acuta delle alte vie urinarie con ricadute negative anche sul decorso della gravidanza. Le casistiche dimostrano che l'incidenza di parto pre-termine è significativamente maggiore (27%) in donne con batteriuria asintomatica non trattata, rispetto a donne sottoposte a terapia antibiotica (7%), inoltre questo comporta un rischio più elevato di mortalità neonatale.

Elisa Lucchesini

Fonte
Harrison's Principles of Internal Medicine 14th Edition MacGraw Hill 1998


 



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