Stimoli fortissimi

08 aprile 2005

Stimoli fortissimi



Non c'è solo l'incontinenza da sforzo. Un altro disturbo piuttosto diffuso, che riguarda il 16% della popolazione è la cosiddetta vescica iperattiva. E' un disturbo che può essere considerato neurologico, la cui illustrazione richiede un minimo di fisiologia. La vescica ha due funzioni: raccogliere l'urina prodotta dai reni e, come è ovvio, espellerla attraverso l'uretra. Una volta raggiunta la capacità massima, che è di circa 350-550 cc, si rilassa lo sfintere che chiude la vescica e si contrae la parete muscolare (detrusore) così da consentirne lo svuotamento. Già quando il contenuto raggiunge i 200 cc si comincia ad avvertire lo stimolo, ma normalmente la vescica resta rilassata così da consentire l'ulteriore riempimento. Questo nell'adulto, perché nei bambini molto piccoli si crea una specie di corto circuito, per cui all'insorgere dello stimolo si accompagnano immediatamente il rilassamento dello sfintere e la contrazione del detrusore (cosa che tra l'altro spiega il formidabile consumo di pannolini). Il controllo della minzione è quindi un'acquisizione e non è innato. Quella che accade nella vescica iperattiva è appunto la perdita di questo controllo: il presentarsi dello stimolo determina immediatamente la minzione a seguito della contrazione del detrusore.

Molte cause ma spesso nessuna
Le cause di questo disturbo, che riguarda soprattutto gli anziani, possono essere diverse, ma tutte fanno capo a un'interruzione della via nervosa lungo la quale, a partire dalla corteccia cerebrale, viaggiano gli impulsi che impediscono al muscolo di contrarsi autonomamente. La vescica iperattiva può quindi essere una conseguenza di lesioni spinali, di malattie neurologiche come la sclerosi multipla. Anche infezioni delle vie urinarie, la presenza di calcoli o di un tumore della vescica hanno lo stesso effetto. Nell'uomo molto spesso è una conseguenza dell'ipetrofia prostatica benigna. Tuttavia nella maggioranza dei casi il disturbo non risulta dovuto a un'altra malattia. Sostanzialmente i sintomi principali sono l'improvviso e inconteniblie stimolo a urinare, l'elevata frequenza della minzione, di giorno e di notte, la distensione dell'addome e la perdita di urina involontaria. Proprio perché spesso non c'è un'origine il trattamento più impiegato sono i farmaci anticolinergici (darifenacina; emepronio bromuro o carragenato; ossibutinina; propiverina; propantelina; tolterodina e trospio cloruro). Tutte queste sostanze hanno l'effetto di rilassare la muscolatura della vescica ostacolando le contrazioni involontarie, ma è evidente che si tratta di un trattamento sintomatico.

Le soluzioni possibili
L'inconveniente principale di questi farmaci sono gli effetti sul sistema nervoso, periferici e centrali, a cominciare dalla secchezza della bocca (il più frequente) e dall'aumento della quantità di urina che non viene espulsa. Secondo uno studio tedesco piuttosto recente, poi, alcuni degli anticolinergici impiegati possono creare delle turbe del sonno, per esempio aumentando la latenza del sonno REM e riducendone la durata. A fare eccezione sembra essere il trospio cloruro, che per la sua struttura non passa la barriera ematoencefalica (cioè non transita dal sangue al cervello). Solo in casi molto gravi è necessario ricorrere alla chirurgia, che sostanzialmente provvede ad aumentare la capacità di immagazzinamento della vescica. Ma qualcosa di meno drastico della chirurgia e di più risolutivo dei sintomatici potrebbe esseerci. Si tratta degli esercizi di Kegel o ginnastica del pavimento pelvico, impiegata anche per l'incontinenza da sforzo. Sono particolari esercizi di contrazione, che possono essere anche aiutati con il biofeedback (inserendo in vagina o nell'ano dei sensori che rilevano se si stanno contraendo i muscoli correttamente). Secondo alcuni studi il 15% dei pazienti trattati così guariscono, e il 75% sperimenta comunque un miglioramento significativo.

Maurizio Imperiali

Fonti
or = 50 years. BJU Int. 2005 Feb;95(3):346-9

Bradshaw HD et al. Towards a better understanding of involuntary detrusor activity. BJU Int. 2005 Apr;95(6):799-803

 



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