Anziani, attivi, protetti

11 maggio 2007

Anziani, attivi, protetti



Il carcinoma della prostata, rispetto ad altre forme tumorali molto diffuse, come quello polmonare o quella mammario, resta ancora misterioso per quanto riguarda le cause. Probabilmente esiste una componente genetica, per esempio polimorfismi nei geni che regolano la funzione dell'organo, non a caso il rischio aumenta con le mutazioni dei geni BRCA1 e 2, gli stessi implicati nel carcinoma mammario e, in effetti, si riscontra una certa famigliarità. Si è parlato molto anche di cause alimentari, per esempio citando l'associazione, abbastanza variabile peraltro, tra l'assunzione di elevate quantità di calcio e le forme gravi della malattia. Certo è che il tumore della prostata appare favorito da uno stile di vita occidentale, vale a dire con una dieta ricca di grassi e una spiccata sedentarietà. Proprio quest'ultimo aspetto è alla base di un'antica definizione del tumore come "malattia del notaio": cioè di persona ricca, che può permettersi pasti abbondanti e che lavora stando seduto.

Un campione di tremila casi
A questo aspetto dell'attività fisica si è dedicato un gruppo di ricerca statunitense. La partenza era l'associazione, rilevata da diversi studi, tra lo svolgimento di una regolare attività fisica e una minore incidenza della malattia. I risultati, però, non erano conclusivi, perché a volte l'effetto si manifestava soltanto nei sottogruppi più anziani, a volte invece soltanto per l'esercizio intenso ma non per quello moderato; inoltre, le ricerche erano spesso di tipo retrospettivo, quindi era arduo stabilire se il grado di attività dichiarato fosse reale. In questa ricerca, quindi, sono stati considerati gli oltre 50.000 medici, dentisti e professionisti della salute, di età compresa tra 40 e 75 anni, coinvolti nell' Health Professionals Follow-up Study a partire dal 1986. ogni due anni veniva sottoposto ai partecipanti un questionario nel quale si indagavano diversi aspetti clinici e di stile di vita, compreso l'impegno ginnico sportivo. Questo veniva valutato sia in termini di sport vero e proprio (dal golf alla roccia) sia in termini di movimento indotto da altre attività (per esempio fare le scale o camminare anziché prendere l'ascensore o usare l'auto). La ricerca si è chiusa nel 2000, e in questo arco di tempo sono stati raccolti anche i dati clinici, da cartella ospedaliera, relativi alle malattie contratte dai partecipanti. Nel caso del tumore della prostata, si è provveduto anche a registrare le caratteristiche della malattia (iniziale, invasiva, metastatica...). Complessivamente si sono registrati poco più di 3000 casi di carcinoma della prostata.

Perché l'età fa la differenza
Associando livello di attività fisica e incidenza del tumore, non si mostravano associazioni statistiche significative. Il discorso cambiava se si consideravano soltanto la malattia in stadio avanzato e la morte per carcinoma della prostata, e se si provvedeva a suddividere il campione in persone fino a 65 anni di età e in persone più anziane. In questo caso, tra gli ultrassessantacinquenni si aveva una riduzione del 70% del rischio di malattia grave, posto che avessero un livello di attività fisica equivalente ad almeno tre ore settimanali di esercizio intenso. Questa relazione, però, resisteva anche considerando altri effetti (per esempio il risultato degli screening in età prcedente). Perché nei giovani non funziona? Perché l'obesità e il sovrappeso, per esempio, hanno una funzione protettiva, in quanto il tessuto adiposo riduce i livelli di testosterone (ormone sessuale maschile) circolanti e aumenta quelli di estrogeni. Ragion per cui, essere in forma da giovani non costituisce una protezione; inoltre, è molto probabile che i carcinomi della prostata che si sviluppano precocemente (prima dei 65 anni) abbiano soprattutto un'origine genetica, che meno risente degli equilibri ormonali. Equilibri ormonali che l'attività fisica altera in modo significativo, non soltanto per quanto riguarda gli ormoni androgeni, ma anche per altri come l'insulina o il fattore di crescita insulinosimile, tutti coinvolti nello sviluppo del tumore. In sostanza: negli anziani una forte attività fisica è una buona cosa e se per i giovani l'effetto non c'è è perché in questa popolazione i tumori della prostata hanno un'origine diversa.

Maurizio Imperiali

Fonti
Giovannucci EL et al. A Prospective Study of Physical Activity and Incident and Fatal Prostate Cancer. Arch Intern Med. 2005;165:1005-1010.
Grönberg H. Prostate cancer epidemiology. The Lancet 2003; 361:859-864






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