Robot promosso per il cancro prostatico

09 aprile 2009

Robot promosso per il Ca prostatico



Il cancro della prostata resta uno tra i più comuni nell'ambito dei tumori solidi, solo in Italia ci sono circa 25.000 nuovi casi all'anno; negli Stati Uniti circa 219.000. Con la diagnosi precoce, e il diffondersi del test del PSA (antigene prostatico specifico), è però aumentata anche l'incidenza dei casi di malattia localizzata, in stadio iniziale, nei quali il trattamento risulta più appropriato. Sono casi sempre più frequenti e sempre più diagnosticati in uomini ancora giovani, nei quali assumono quindi particolare importanza funzionalità quali la continenza e la sessualità. Anche per questo è cresciuto l'interesse per lo sviluppo di approcci chirurgici minimamente invasivi, che superino alcuni limiti dell'intervento tradizionale, che mantengano cioè la qualità terapeutica ma riducano al tempo stesso l'impatto sulla qualità di vita. E' il caso della chirurgia robotica, che nell'esperienza dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano ha mostrato alcune caratteristiche vantaggiose, come documentato in uno studio in pubblicazione sul British Journal of Urology.

Ridotti sanguinamento, ricovero, dolore
L'intervento standard per i tumori localizzati della prostata è la prostatectomia radicale retropubica in aperto (RRP), che è però ancora associata a una certa morbilità soprattutto in termini di sanguinamento, incontinenza e disfunzione erettile. Da tempo è possibile operare anche in laparoscopia, ma il metodo non si è diffuso per la procedura difficoltosa. Una nuova possibilità, sviluppata da pochi anni, è appunto la prostatectomia radicale robot-assistita (RARP), intervento minimamente invasivo in cui la macchina aiuta il chirurgo a operare. Nello studio dello IEO, centro nel quale si è avviata la chirurgia robotica per il tumore della prostata nel novembre 2006, si sono confrontati i risultati ottenuti fino a dicembre 2007 con questo approccio in 120 pazienti, rispetto a quello tradizionale in aperto eseguito in altri 240 tra il 2004 e il 2007. I partecipanti, d'età tra 46 e 77 anni, sono stati controllati a 3, 6 e 12 mesi dall'intervento, per gli esiti oncologici, perioperatori (durata dell'operazione, sanguinamento, durata del ricovero e della cateterizzazione) e funzionali (continenza, funzione sessuale). I risultati, rispetto alla presenza del tumore, sono apparsi non significativamente diversi nei due gruppi. Riguardo agli esiti perioperatori si sono invece evidenziati per il sistema RARP un'emorragia intraoperatoria significativamente inferiore, con riduzione della perdita di sangue da 800 a 200 cc che rendeva evitabile nella maggior parte dei casi la trasfusione; un dolore post-operatorio minimo; un ricovero ospedaliero ridotto da sei giorni e tre; un'anticipazione di almeno un giorno (da sette a sei) per la rimozione del catetere vescicale; infine la cicatrice diventava presto quasi invisibile. Unico svantaggio della RARP, la maggiore durata operatoria.

Maggiore recupero di continenza e sessualità
Quanto agli esiti funzionali, con la chirurgia robot-assistita si è avuto un recupero della continenza urinaria nel 70% dei casi a tre mesi dall'intervento, e vicina al 100% dopo un anno (contro il 63 e l'88%, rispettivamente, della chirurgia tradizionale); la potenza sessuale è apparsa recuperata al 31% a tre mesi e al 61% a un anno (a fronte del 18 e del 41% della chirurgia tradizionale, e considerando i pazienti sotto i 65 anni nel 73% si è ripristinata la funzione erettile a un anno con la RARP contro il 48% della RRP. Nel complesso quindi i risultati a breve termine supportano i vantaggi dell'approccio robot-assistito e i dati analoghi di altri studi. Secondo gli autori la RARP diventerà probabilmente la tecnica d'elezione per i tumori della prostata in stadio iniziale. Lo IEO è il centro italiano che ha effettuato il maggior numero d'interventi robot-assistiti (e uno dei pochi dove lo si fa con il SSN), cioè 827, dei quali oltre 300 in urologia; in autunno prevede d'inaugurare una Scuola di Chirurgia robotica e pochi giorni fa ha siglato un accordo con l'Ospedale della Florida a Orlando per attività congiunte sotto la guida di Vipul Patel, che ha trattato con chirurgia robotica il maggior numero al mondo di casi di tumore della prostata (circa 3000).

Elettra Vecchia

Fonti
comunicato stampa IEO, 7 aprile 2009

Raffaghello L et al. Starvation-dependent differential stress resistance protects normal but not cancer cells against high-dose chemotherapy. PNAS june 17, 2008; 105 (24): 8215-8220






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