La terapia genica approda al pancreas

09 giugno 2004

La terapia genica approda al pancreas



Il pancreas è un organo interno che si trova dietro lo stomaco, tra la milza e il duodeno; è a tutti gli effetti la ghiandola più grande presente nell'organismo e svolge una funzione esocrina, che produce enzimi digestivi immessi nell'intestino, e una endocrina, che immette ormoni (insulina e glucagone) nel circolo sanguigno. Solitamente è chiamato in causa quando si parla di diabete, ma purtroppo questa non è l'unica malattia che lo interessa. Esistono infatti neoplasie maligne molto gravi che possono colpire l'organo e che, non provocando disturbi specifici, possono passare a lungo inosservate fino alla non trattabilità.

Malattia silenziosa
Nella maggior parte dei casi i tumori interessano la parte esocrina e più raramente l'altra, sono forme piuttosto aggressive e, attualmente, rappresentano la quarta o quinta causa di morte per tumore. Colpisce prevalentemente gli uomini in età avanzata, e il progressivo aumento di casi registrato negli ultimi anni è attribuibile anche all'aumentata aspettativa di vita. Non è sempre possibile individuare le cause scatenanti, tuttavia è stato accertato il ruolo di fattori ambientali. L'alto consumo di carni rosse e di grassi, il fumo, l'esposizione ad alcune sostanze chimiche nell'ambiente di lavoro, possono favorire l'insorgenza del carcinoma del pancreas. Fattori predisponenti sembrano essere anche la familiarità della malattia e pregresse patologie pancreatiche come la pancreatite cronica e il diabete. Purtroppo, come già detto, i sintomi sono poco specifici e, quando compaiono, sono associati a uno stadio già avanzato della malattia. Il paziente avverte dolore epigastrico con irradiazione al dorso, disturbi generici della digestione, dimagrimento e perdita delle forze.

Un "cavallo di troia" per cura
Per diagnosticare il tumore pancreatico si ricercano marcatori specifici nel sangue (CA 19-9 e CA 50), parametri per altro usati anche per monitorare l'andamento della malattia. Per escludere altre malattie non tumorali si esegue un'ecografia, tuttavia l'esame di eccellenza rimane la tomografia assiale computerizzata (TAC). Fornisce le informazioni migliori e più complete riguardo alla presenza della neoplasia, alle sue dimensioni, ai rapporti con le strutture anatomiche circostanti e alla presenza di metastasi in altri organi.
La diagnosi, vista la peculiarità della malattia, non sarà mai precoce, elemento che compromette qualsiasi tipo di opzione terapeutica che per ora si ferma alle cure palliative e all'intervento chirurgico, per altro non esente da rischi. Inoltre non tutti i pazienti sono eleggibili per la resezione dell'organo o di parte di esso. 
Con un certo ottimismo la comunità scientifica ha recentemente accolto i risultati ottenuti con la terapia genica, con un farmaco che sta per essere lanciato in Inghilterra. Ancora una volta vengono chiamati in causa i retrovirus, resi innocui per l'uomo e modificati affinché contengano un gene che codifica per un enzima. L'obiettivo della terapia genica, in questo caso, è rendere più mirata la chemioterapia. Infatti quello che viene inoculato è un enzima che ha la funzione fisiologica di attivare il farmaco chemioterapico iniettato nel flusso sanguigno in una forma non attiva. Il farmaco chemioterapico, infatti si attiva nelle cellule bersaglio ma aggredisce anche le cellule normali e per questo motivo il suo uso è limitato. 
I retrovirus, impiegati per allestire la terapia genica, hanno la capacità di moltiplicarsi nelle cellule in rapida divisione come quelle tumorali, ragion per cui è lì che si concentrano: una volta all'interno inseriscono il gene nel DNA della cellula e questa inizia a produrre l'enzima che rende attivo il farmaco. Con questa strategia è quindi possibile aumentare il dosaggio della chemioterapia con la ragioveole certezza che andrà ad attaccare esclusivamente o quasi le cellule cancerose, non quelle sane.
La nuova terapia genica è attualmente usata in uno studio diviso in due parti: la prima accerterà la dose ottimale, la seconda verificherà il dosaggio e l'efficacia della combinazione con ciclofosfamide, l'antitumorale scelto in questo caso.

Simona Zazzetta


Fonti
NewScientist. 2 giugno 2004.

Università di Liverpoo



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