La pillola? Fa bene al cuore

27 ottobre 2004

La pillola? Fa bene al cuore



Women's Health Initiative è il nome dello studio che più ha contribuito ad affossare la terapia ormonale sostitutiva, in particolare rilevando un maggior rischio cardiovascolare per le donne che ne hanno fatto uso a lungo. Dallo stesso studio, però ora viene un'altra indicazione, a proposito dell'uso degli estrogeni in funzione anticoncezionale. In estrema sintesi, quanto è stato comunicato al 60° congresso annuale dell'American Society for Reproductive Medicine è che l'uso prolungato della pillola conferisce una certa protezione nei confronti di tutti gli eventi cardiovascolari

Analisi controcorrente
L'indicazione è sorprendente perché in precedenza gli studi sulla contraccezione ormonale avevano semmai mostrato un fenomeno contrario, almeno per quanto riguarda le vasculopatie periferiche, come le trombosi degli arti. Questa volta, però, si tratta di un campione molto vasto, oltre 16000 donne, per il quale si è potuto inoltre valutare tutte le variabili coinvolte nella salute di cuore e vasi, come la colesterolemia, la pressione arteriosa, il fumo e altre ancora. Siccome nello studio WHI erano arruolate donne in post-menopausa, è chiaro che per la durata dell'uso della pillola ci si è dovuto basare sul ricordo delle singole donne. In seno al campione, le donne che non avevano mai assunto la pillola riportavano un 20% di eventi cardiovascolari, contro il 15% tra coloro che vi erano ricorse. In altri termini, si riduce dell'8% il rischio complessivo, mentre per alcuni eventi particolari la riduzione è anche più sensibile: per esempio, la possibilità di avere ipercolesterolemia si riduce dell'11%, del 10% quella di subire un infarto. Quanto alle vasculopatie periferiche, che sembravano il principale inconveniente della pillola, la riduzione raggiunge il 12%. Infine, gli autori dell'analisi sottolineano che il beneficio è massimo nelle donne con il periodo d'uso più lungo, cioè oltre otto anni.

Molte le ragioni possibili
Risultati inattesi, dunque, che possono essere spiegati in almeno due modi. In primo luogo, i precedenti studi dedicati agli effetti indesiderati della contraccezione ormonale in prevalenza riguardavano campioni piccoli, oppure erano del tipo caso-controllo, effettivamente il meno probante per molti aspetti, o ancora troppo brevi. C'è però anche un altro aspetto da tenere presente: dagli studi sull'animale pare che la cosa più controproducente sia l'alternarsi di periodi in cui vi è un deficit di estrogeni e di altri cui i livelli sono elevati. Questo potrebbe anche spiegare i risultati negativi della terapia ormonale sostitutiva, come ha dichiarato alla Reuters Rahi Victory, della Wayne State University di Detroit, uno degli autori dello studio. Secondo Victory è probabile che si sia avuto un effetto negativo della terapia sostitutiva perché si trattava di donne rimaste a lungo in condizioni di bassi livelli di estrogeni esposte poi bruscamente all'ormone, mentre nel caso di chi ha assunto per lungo tempo la pillola questo non si è verificato.
In effetti gli estrogeni hanno, proprio dal punto di vista biologico, effetti teoricamente favorevoli su cuore e vasi. Per esempio, riducono i mediatori dell'infiammazione coinvolti nell'aterosclerosi, così come hanno effetti positivi sull'endotelio arterioso. Resta il fatto che però, quando si va a verificare l'effetto concreto, da qualche anno si registrano soprattutto risultati contraddittori.

Maurizio Imperiali


Fonte
60° Congresso Annuale dell'American Society for Reproductive Medicine Meeting. Abstract O-130. Filadelfia 19 ottobre 2004


 



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