Il vaccino spezza la resistenza

09 marzo 2005

Il vaccino spezza la resistenza



Il rischio più grande legato all'uso di antibiotici è sempre dietro l'angolo: i batteri sono microrganismi che si riproducono rapidamente e hanno un'incredibile capacità di adattamento alle nuove condizioni, soprattutto quando ricevono continuamente lo stesso stimolo. E un antibiotico per quanto di ultima generazione è uno stimolo ambientale che crea una pressione selettiva, che si traduce in ceppi emergenti caratterizzati da resistenza. E' accaduto più volte nella storia della medicina e accade di nuovo con due nuove molecole, azitromicina e claritromicina, due macrolidi, una famiglia di antibiotici a largo spettro. In particolare sono stati impiegati per trattare le patologie provocate dallo Streptococcus pneumoniae (chiamato anche pneumococco) nei bambini con meno di cinque anni. Purtroppo nel giro di pochi anni (1994-1999) la sua resistenza è aumentata del 25%, e il fenomeno ha interessato gli Stati Uniti, l'Europa, l'Asia e l'Africa. La comparsa della resistenza è attribuibile a due meccanismi che coinvolgono modificazioni a livello del genoma.

Meno batteri e meno resistenza
A febbraio del 2000 è stato approvato e introdotto il vaccino pneumococcico eptavalente coniugato, allestito con i polisaccaridi capsulari di sette sierotipi: 4, 6B, 14, 23F, 19, 9 e 18C. Alcuni ricercatori si sono domandati se questo evento potesse condizionare la diffusione dei ceppi resistenti agli antibiotici. I dati sono stati raccolti nell'area metropolitana di Atlanta, negli Stati Uniti, utilizzando quelli della sorveglianza condotta dal Georgia Emerging Infections Program. Gli isolati di pneumococco e i dati demografici dei pazienti con le patologie pneumococciche invasive si ottennero da tutti gli ospedali e laboratori di una regione con una popolazione di 3,1 milioni di abitanti. Gli isolati sono stati caratterizzati in base al tipo di resistenza che dimostravano di avere. Dal 1994 al 2002 sono state identificate circa 6700 infezioni pneumococciche invasive, con un incidenza annuale media iniziale del 30,2 per 100 mila abitanti che passava al 13,1 per 100 mila abitanti nel 2002, un crollo del 57%. Una riduzione non certo trascurabile che è stata osservata nei bambini che avevano ricevuto il vaccino coniugato e in adulti con più di 20 anni. Il calo aveva interessato anche gli isolati di ceppi caratterizzati dalla resistenza ai macrolidi. La riduzione dell'incidenza osservata dal 2000 (22,3 per 100 mila abitanti) al 2002 era certamente attribuibile all'introduzione del vaccino coniugato sia come effetto diretto sui bambini vaccinati, sia con un "effetto branco". Infatti il fenomeno interessava anche una parte di popolazione che non era stata vaccinata con quel tipo di vaccino, vale a dire, meno malati in giro meno batteri in circolazione. Ciò non toglie che non è certo possibile affidarsi ai vaccini per eludere la resistenza agli antibiotici, che indipendentemente dai programmi di vaccinazione continua a diffondersi. Piuttosto tali campagne dovrebbero essere affiancate da programmi che promuovano un uso appropriato dei farmaci antibiotici.

Simona Zazzetta

Fonti
Stephens DS et al. Incidence of macrolide resistance in Streptococcus pneumoniae after introduction of the pneumococcal conjugate vaccine: population-based assessment.

Lancet. 2005 mar 05;365(9462):855-63




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