Vaccinazioni ad alta copertura

08 giugno 2005

Vaccinazioni ad alta copertura



Sebbene l'interesse delle aziende farmaceutiche sia, secondo un recente report pubblicato su Health Affairs, in progressivo calo, le vaccinazioni restano una risorsa fondamentale in campo sanitario. E' grazie a loro, infatti, se si è persa la memoria di malattie gravissime e mortali e si è riusciti a ridurre progressivamente la frequenza di determinate malattie nella popolazione, fino a farle quasi scomparire. Perché il progresso in campo vaccinale continui è però prioritario - dicono gli esperti - avere a disposizione dati tempestivi sulla copertura vaccinale e sull'incidenza di malattia. Dati che, preferibilmente, vanno raccolti e analizzati a livello locale. A questo tipo di esigenza risponde una ricerca condotta nell'area bolognese e pubblicata su BMC Public Health. A capo dei ricercatori Serena Stampi, professore associato del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell'Università di Bologna. Ma come si è svolta la ricerca?

I dati bolognesi
"La ricerca" risponde la professoressa "è stata realizzata in collaborazione con la pediatria di comunità di Bologna, che ha registrato i dati, e nasce dalla necessità di integrare i dati e, dove possibile, rilevare le inadempienze e che cosa le ha prodotte. Sull'argomento esistono infatti dati nazionali ma mancano, invece, quelli locali. Ci è parso interessante colmare questa lacuna. Abbiamo avuto accesso" continua Stampi "al sistema di registrazione vaccinale, presso l'anagrafe vaccinale dell'Asl di Bologna. I dati dal 2000 sono informatizzati, in precedenza non lo erano. Per cui i dati a partire dal 1998, anno di inizio dello studio, sono solo cartacei. In particolare abbiamo esaminato il numero di risposte positive". E sono state tante vero? "Assolutamente sì. I risultati sono buoni se si considera che la percentuale di vaccinazioni obbligatorie a 24 mesi, per un ciclo completo di vaccinazioni, è del 98,3 per cento per difterite, tetano e pertosse, del 97,9 per cento per la polio e del 96,5 per cento per l'epatite B. I risultati sono inferiori alla media regionale ma superiori rispetto a quella nazionale. Si tratta di piccoli numeri, è evidente, ma fanno comunque la differenza". Qualcun altro ha effettuato ricerche simili sul nostro territorio? "Non proprio", riprende la ricercatrice bolognese. "Non abbiamo contatti in questo senso ma ci siamo basati sulla letteratura e al di là dei dati nazionali esiste solo uno studio analogo condotto dal professor Angiolillo nell'Italia del Sud. Poi sempre dalla letteratura esistono dati francesi dove è significativamente più basso il tasso di vaccinazioni per l'epatite B e anche quello per morbillo, parotite e rosolia, che però sono vaccinazioni raccomandate. Tra l'altro la pressione sociale alla vaccinazione è sicuramente meno forte rispetto ad alcuni anni fa". Oggi del resto si parla più di proposta vaccinale che di obbligo vaccinale, con un passaggio progressivo dall'obbligo alla persuasione che ha allentato sicuramente la pressione. Ma una ricerca di questo tipo è destinata a continuare o a restare isolata? "Continuerà", risponde Stampi. "Abbiamo già in programma di realizzarne un'altra in collaborazione con la pediatria di comunità soffermandoci in particolare sulle vaccinazioni non obbligatorie. Tra l'altro è imminente l'uscita di un nuovo calendario vaccinale che prevede di introdurre la vaccinazione contro la varicella. Il confine tra obbligatorie e solo raccomandate si va facendo sempre più sottile".

Marco Malagutti





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