Più vicino il vaccino anti-CMV

27 marzo 2009

Più vicino il vaccino anti-CMV



Si riducono forse le distanze da un vaccino efficace nel prevenire l'infezione congenita da Cytomegalovirus (CMV), un herpesvirus che può essere trasmesso dalla gestante al feto e causare gravi sequele nel neonato. Una ricerca di soluzione che dura da decenni e ora una speranza accesa dai risultati incoraggianti di uno studio con un vaccino con una subunità ricombinante del CMV e un adiuvante, che potrebbe rispondere a quella che negli Stati Uniti è stata definita una top priority, in assenza anche di valide strategie alternative. La stima è dello 0,6-0,7% di bambini nati con l'infezione congenita (il virus s'individua nell'urina o nella saliva poco dopo la nascita), solo per l'11% sintomatici alla nascita. Nella maggior parte dei casi il virus passa al feto da infezioni materne da CMV stabilizzate e le sequele sono infrequenti, ma se si tratta di nuove infezioni insorte in gravidanza la trasmissione avviene in circa un terzo dei casi e questo comporta disabilità permanenti per il 17-20% dei neonati, oltre a uno 0,5% di decessi. Condizioni come encefaliti, atrofia ottica, distruzione cocleare con perdita dell'udito (l'esito più frequente) che può presentarsi mesi o anni dopo la nascita: in maggioranza drammi del tutto inaspettati perché successivi a gravidanze non complicate e in caso di gestanti del tutto inconsapevoli dell'infezione.

Rischio nuove infezioni in gravidanza
Come si afferma nell'editoriale relativo allo studio, una stima come quella di 27.000 nuove infezioni da CMV all'anno nelle gestanti statunitensi dà ragione della ricerca di un vaccino. Anche perché, si spiega, in epoca moderna le donne sono diventate suscettibili per la rottura di un equilibrio tra herpesvirus e ospite umano stabilito in milioni di anni: la persistenza del CMV nella popolazione è stata consentita principalmente dall'allattamento al seno, e i bambini non infettati per questa via possono essere esposti ad alti titoli virali da altri bambini infettati in modo silente. Ma l'allattamento è sempre più in disuso e i figli sempre sono sempre meno numerosi; fino al 50% delle donne di fascia socioeconomica elevata resta suscettibile al CMV, che può essere trasmesso sessualmente o dal contatto delle gestanti con i propri o altri bambini. Nell'infezione stabilizzata il sistema immunitario materno riduce, rispetto alla nuova infezione, la trasmissione del CMV al feto e protegge quest'ultimo dallo sviluppo di sintomi severi, per via della viremia più bassa e di anticorpi che passano attraverso la placenta. Da qui l'idea del vaccino, costituito esattamente da una subunità ricombinante della glicoproteina B del rivestimento virale con l'aggiunta dell'adiuvante MF59. L'infezione da CMV induce, infatti, tipicamente una risposta anticorpale contro la glicoproteina B. Si è condotto uno studio di fase 2 randomizzato e in doppio cieco nel quale 234 donne statunitensi sieronegative per il CMV hanno ricevuto tre dosi del vaccino, a 0, 1 e 6 mesi, entro un anno dal parto, contro 230 che hanno ricevuto un placebo; si è poi ricercata l'infezione in un arco di 42 mesi con ricerca di anticorpi e colture virali.

Dimostrazione di un'efficacia del 50%
Dopo un minimo di un anno di follow-up sono stati confermati 49 casi d'infezione, 18 tra le vaccinate e 31 nel gruppo placebo; per le vaccinate si è confermata una maggiore probabilità rispetto alle non vaccinate di rimanere non infette nei 42 mesi. L'efficacia del vaccino è risultata del 50%. Si sono infine registrati un caso d'infezione congenita tra i figli delle donne vaccinate e tre casi per il gruppo placebo: gli autori ammettono che sono numeri troppo piccoli per trarre conclusioni, ma ricordano che sono simili a quelli di un precedente studio osservazionale, nel quale bambini le cui madri avevano anticorpi anti-CMV da passate infezioni hanno mostrato una riduzione del 67% nel tasso d'infezione congenita rispetto a madri sieronegative. I risultati sono incoraggianti; saranno poi studi di fase 3 a fornire ulteriori elementi su efficacia e sicurezza del vaccino. E si saprà se si dispone di un'arma che potrebbe essere molto utile in assenza di valide strategie alternative: infatti l'infezione è spesso silente e la diagnosi in gravidanza (prima si può fare un test sierologico) è insidiosa, mentre antivirali attivi contro il CMV possono avere effetti tossici che ne limitano l'uso in questa fase e se impiegati nei bambini colpiti non sembrano in grado di fare regredire le manifestazioni dell'infezione congenita.

Elettra Vecchia

Fonti:
Pass RF et al. Vaccine Prevention of Maternal Cytomegalovirus Infection. N Engl J Med 2009;360:1191-9.




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