Baci debilitanti

09 aprile 2004

Baci debilitanti



Molti microrganismi entrano in contatto con l'uomo praticamente inavvertiti. E' il caso del virus di Epstein Barr o EBV, che appartiene alla famiglia degli Herpesvirus, esattamente come quello che dà luogo alla varicella o al fuoco di Sant'Antonio. E' diffusissimo in tutto il mondo e sono ben poche le persone che non ne vengono contagiate. Dati statunitensi indicano che il 95% degli adulti tra i 35 e i 40 anni ne sono stati infettati. Alla nascita si è immuni, grazie agili anticorpi materni, ma come questa immunità trasmessa scompare, ecco che l'individuo diviene suscettibile. Come in molti altri casi, se il contatto con l'EBV avviene in età infantile non si hanno conseguenze degne di nota, tanto che l'infezione anche quando dà sintomi si confonde con le frequenti febbriciattole dei bambini.
Il miglioramento delle condizioni igieniche ha fatto sì che nei paesi industrializzati il contatto con il virus di Epstein Barr avvenga in età adulta e, in questo caso, le manifestazioni cambiano. Già nell'adolescenza, l'EBV può provocare un'infezione, la mononucleosi, chiamata anche malattia del bacio, in quanto il contagio avviene per il contatto intimo con la saliva di una persona infetta. Ovviamente non tutte le volte che si entra in contatto, in età adulta, per la prima volta con l'EBV si ha la mononucleosi, ma in un 50% dei casi sì. Se invece si è già stati infettati una volta anche il contatto bocca a bocca con una persona affetta da mononucleosi non provoca conseguenze.

Che cosa provoca la mononucleosi
La mononucleosi provoca febbre, infiammazione della gola e ingrossamento dei linfonodi dell'area. A volte possono essere interessati dall'infiammazione fegato e milza. E più raramente dell'apparato cardiovascolare e del sistema nervoso centrale, ma quasi mai si hanno conseguenze fatali. Non ci sono pericoli nemmeno per le gestanti, infatti l'infezione in fase attiva da EBV non ha mai provocato, a differenza di altre, difetti congeniti del bambino o aborti. La mononucleosi, peraltro, non si cura: non esistono antivirali efficaci e si possono al limite contrastare i sintomi. In alcuni casi possono essere utili gli steroidi che, secondo alcune esperienze limitate, potrebbero accorciare la durata della malattia acuta.
Ci si potrebbe chiedere allora perché la ricerca clinica si sia occupata e si occupi di questo virus. Il fatto è che mentre i sintomi della mononucleosi si risolvono in uno-due mesi, il virus tende a restare allo stato latente nell'organismo, per riattivarsi periodicamente, situazione nella quale ritorna a essere rilevabile nella saliva ma di solito senza sintomi. In pratica questo fa sì che di tanto in tanto anche i portatori sani diventino fonte di contagio. Il fatto che l'EBV resti per sempre nell'organismo ha indotto a sospettare un suo ruolo in alcune malattie apparentemente inspiegabili come la febbre di origine sconosciuta, per esempio, o la cefalea delle giovani donne o, appunto, la sindrome da affaticamento cronico. In effetti da tempo è noto che almeno due tumori sono tipici dei portatori di virus di Epstein Barr, il linfoma di Burkitt e il carcinoma nasofaringeo, anche se la presenza del virus non è la sola causa. Recentemente è stata avanzata anche l'ipotesi che l'EBV collabori con l'Helicobacter pylori nella genesi di alcuni particolari cancri dello stomaco. Non in tutti i casi l'EBV adotterebbe la stessa strategia, in quanto diversi geni virali entrano in gioco nei diversi tumori di cui sembra essere una delle cause.
Grande interesse per il ruolo di questo come altri virus, dunque, ma senza che questo significhi un allarme. Come sempre, il virus non basta, occorre anche una certa suscettibilità dell'ospite a queste malattie, suscettibilità fortunatamente piuttosto rara.

Maria Rita Nici


Fonti
Buisson M, Chavanet P. Infectious mononucleosis. Epidemiology, diagnosis, development. Rev Prat. 2000 Jun 1;50(11):1253-6. 

Young LS, Murray PG. Epstein-Barr virus and oncogenesis: from latent genes to tumours. Oncogene. 2003 Aug 11;22(33):5108-21.


 



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