Notte d'inferno

21 gennaio 2005

Notte d'inferno



Non dormire di notte è faticoso, ma dormire e svegliarsi non riposati non è certo una condizione migliore ed è dal 1987 che viene considerata patologica e inclusa nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM) come sintomo dell'insonnia.
Il sonno non ristoratore (nonrestorative sleep) è descritto come agitato, leggero e di scarsa qualità anche se magari, di durata più o meno normale.
Nonostante manchino studi di popolazione specifici che forniscano informazioni sulla frequenza e gravità dell'impatto sulla quotidianità, è sempre più evidente l'importanza del disturbo in altri quadri clinici. Il sonno non ristoratore è stato associato a prognosi negative di malattie coronariche in soggetti femminili, obesità, fibromialgia e sindrome da affaticamento cronico. E naturalmente a tutti i vari disturbi del sonno, come la sindrome da apnea ostruttiva, la sindrome da gambe senza riposo, e il cosiddetto periodic limb movement disorder, cioè il movimento periodico e improvviso di braccia e gambe durante la notte.

Dormire si, ma male
Per colmare la lacuna di informazioni, il Centro di ricerche sull'epidemiologia del sonno di Stanford, ha allestito uno studio che ha coinvolto più di 25 mila persone, contattate telefonicamente, che vivevano in sette paesi europei, tra cui anche l'Italia. L'età variava dai 15 ai 100 anni e per condurre le interviste è stato usato un apposito strumento, lo Sleep-EVAL system. Si tratta di un software capace di elaborare le risposte degli intervistati per fornire informazioni epidemiologiche sulla base di fattori socio-demografici, psicologici e ambientali, delle abitudini di vita e del rapporto sonno-veglia. Il disturbo riguarda il 10,8% del campione intervistato, con un picco massimo in Inghilterra e in Germania (16,1 e 15,5%) e uno minimo in Spagna (2,4%). Colpisce di più le donne, il 12,5% contro il 9% degli uomini e tende a scomparire con l'età. Gli altri fattori associati al disturbo erano la difficoltà ad alzarsi al mattino, una vita stressata, ansia, disturbi bipolari o depressivi e la presenza di malattie fisiche.

Una classe a rischio
Rispetto a chi si addormenta con difficoltà o si sveglia anticipatamente, coloro che avevano un sonno non ristoratore riportavano con più frequenza una serie di conseguenze negative sulla quotidianità, come irritabilità e affaticamento fisico e mentale. Inoltre si rivolgevano al medico con frequenza doppia lamentando difficoltà legate al sonno, esattamente quanto facevano i soggetti che soffrivano di insonnia conclamata.
Ne emerge quindi un quadro della condizione piuttosto vario, in termini di prevalenza tra i diversi paesi considerati, ma piuttosto omogeneo rispetto alla tipologia di persone che ne soffre. E' spesso associato a disturbi mentali e a disordini del sonno, come per esempio un eccesso di sonno durante il fine settimana. Colpisce di più la classe di popolazione quotidianamente attiva e ha un impatto sulla vita diurna più forte della difficoltà di addormentarsi o del risveglio anticipato.

Simona Zazzetta

Fonti
Ohayon MM. Prevalence and correlates of nonrestorative sleep complaints. Arch Intern Med. 2005 Jan 10;165(1): 35-41




 



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