Il ritorno di Morfeo

21 marzo 2003

Il ritorno di Morfeo



"Il buon sonno si vede dal mattino" recita un noto proverbio e gli specialisti confermano.
Lo studio Morfeo sui disturbi del sonno degli italiani, promosso dall'AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno), è giunto al numero 2 e le iniziative di sensibilizzazione si moltiplicano. Sabato 22 marzo, in occasione della Terza giornata internazionale del Dormiresano, ci sarà un corso ECM in videoconferenza rivolto ai medici di medicina generale e in 6 città italiane i Centri di Medicina del sonno saranno aperti al pubblico.

Il professor Cirignotta - presidente AIMS e Direttore UO di Neurologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna - ha sottolineato, dati alla mano, come i disturbi del sonno siano tuttora considerati un fenomeno isolato che, agendo nella sfera notturna e privata di ciascuno, non viene associato alle manifestazioni della vita diurna. Questa considerazione spiega, in buona parte, i risultati dell'indagine epidemiologica, svolta dal 2000 nell'ambito del Progetto Morfeo. L'indagine 2002 è stata coordinata da 18 centri di Medicina del Sonno distribuiti sul territorio che, attraverso 600 medici di medicina generale, hanno raccolto i dati di 11.000 pazienti adulti. Questi i risultati:

  • il 67% degli insonni dichiara di soffrire d'insonnia da più di 12 mesi

  • il 65,4% ne soffre più di una volta alla settimana

  • il 65% degli insonni si sente spesso stanco al risveglio mattutino

  • il 53,7% svolge un'attività lavorativa, in casa o fuori casa, ha un'età media di 58 anni e più della metà è di sesso femminile

"Fino a 40-45 anni - continua Cirignotta - non vi sono differenze tra i 2 sessi, poi si crea una spaccatura. Le donne, probabilmente per cause ormonali e psicologiche, iniziano a soffrire d'insonnia più dei loro compagni. La stessa crisi, però, colpisce anche gli uomini, solo 10-15 anni più tardi, dopo i 60 anni quando raggiungono l'età del pensionamento."
Dormire poco o male ha importanti ripercussioni sulla vigilanza diurna, infatti:

  • l'80% degli italiani insonni ha almeno un sintomo diurno

  • il 60% si sente teso, irritato e depresso a causa della carenza di sonno

  • il 46% ha difficoltà di concentrazione o di memoria

  • inoltre chi ha problemi di sonnolenza diurna si assenta dal lavoro per malattia il 50% in più di chi dorme bene

A dispetto di questi dati, raramente l'insonnia viene riferita al medico di famiglia perché sconta vecchi pregiudizi, che la vedono come appendice di altre patologie e non come disturbo primario. "Il 67% degli insonni - spiega il professor Terzano, coordinatore del progetto Morfeo e Direttore del centro di Medicina del Sonno dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma - non si era mai lamentato della malattia con il proprio medico". È anche vero che l'insonnia può semplicemente essere il sintomo di altre malattie, ma non così spesso come si potrebbe credere:

  • nel 6,4% dei casi l'insonnia è causata dalla depressione

  • nel 24,4% dei casi dall'ansia

  • nel 23,7% è dovuta a eventi stressanti

  • nel 20% dei soggetti, invece, l'insonnia è primaria, cioè senza cause apparenti

Non è sempre necessario rivolgersi ad uno specialista: nella maggioranza dei casi la diagnosi può tranquillamente essere effettuata dal medico di famiglia, che ben conosce l'anamnesi (storia) dei propri pazienti. A questo proposito l'AIMS ha preparato un semplice test, atto a suggerire ai pazienti quando è il caso di parlare subito dei propri disturbi al medico di medicina generale. 
"L'insonnia non va trascurata - continua Terzano - altrimenti cronicizza e può diventare una concausa per altre patologie più gravi, come quelle dell'apparato digerente, del sistema cardiovascolare, dell'apparato muscolo-scheletrico, del tessuto connettivo, del sistema endocrino (malattie metaboliche)."
Invece, i medici che hanno partecipato allo studio Morfeo, hanno scoperto che:

  • il 56% degli insonni non si cura

  • il 40,5% rifiuta le terapie

  • il 7,3% ricorre all'automedicazione con scarso successo

"Bisogna sfatare il mito della dipendenza dai farmaci - spiega il professor Ferini-Strambi, segretario nazionale AIMS e Direttore del Centro di Medicina del Sonno Università Vita-Salute dell'ospedale S. Raffaele di Milano - e aiutare chi ne soffre ad uscirne."
Il primo passo per curare l'insonnia, infatti, consiste nel seguire corrette regole di comportamento. I farmaci possono essere un aiuto nei casi più seri, ma non certo a tempo indefinito e nemmeno a scapito della vigilanza diurna. Occorre, invece, aiutare quel 7,3% di soggetti che si cura da solo: il 60% di questi pazienti, infatti, utilizza ipnotici da anni senza trarne alcun beneficio. L'uso cronico non può essere interrotto bruscamente, ma deve essere sospeso gradualmente con considerevoli benefici sia in termini di salute sia in termini economici.

Elisa Lucchesini


Fonte
Conferenza Stampa AIMS - Milano 18 marzo 2003



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